Gli scrittori e le stelle

Antonio Moresco



Breve stralcio dell’intervento tenuto alla facoltà di Lingue dell’Università di Bari per il convegno "Scrivere il veleno", organizzato dal gruppo di ricerca sull’estremo contemporaneo coordinato da Matteo Majorano. Il testo integrale – assieme agli interventi dei due presentatori Matteo Majorano ed Enzo Mansueto e agli altri interventi e domande – uscirà per i tipi di B.A. Graphis, in corso di stampa.

Ma adesso vorrei parlare un po’ di stelle. Che cosa sono le stelle? Le stelle, lo sappiamo, sono un ammasso di gas che brucia. Dentro le stelle, questo ammasso di gas incendiati ha dei movimenti vorticosi. Da una parte c’è la loro tendenza a precipitare verso l’interno e a bruciare rapidamente e violentemente, dall’altra a sfuggire verso la superficie. Ho letto in un libro di fisica che, se nel Sole ci fosse solo il movimento di concentrazione e di combustione, la nostra stella durerebbe qualcosa come un giorno, una settimana o qualcosa di simile. Siccome c’è invece anche un movimento contrario che spinge i gas a fuggire verso la superficie, ecco che il sole dura alcuni miliardi di anni.
Secondo me gli scrittori, certi scrittori soprattutto, funzionano come le stelle. Se noi parliamo di dolore, della presenza del dolore e del veleno che c’è nella loro opera, e vogliamo dare a questa definizione il significato della combustione rapida, della concentrazione, del rimpicciolimento esplosivo e centripeto a cui si contrappone il contromovimento di ribellione e di invenzione centrifuga che trascende il dolore, allora vediamo che funzionano esattamente come le stelle.
Se il veleno diventa l’unico elemento, lo scrittore collassa rapidamente su se stesso, si trasforma in un buco nero, per usare un’altra immagine cosmica. Per cui deve succedere qualcosa d’altro, deve liberarsi dentro di lui un’altra forza e un’altra invenzione che si contrappongano a questa forza centripeta. Se guardiamo i grandi scrittori del passato, Dostoevskij, Tolstoj, Melville e tanti altri, tutto questo lo vediamo con una chiarezza abbagliante. Anche in scrittori del Novecento, come Proust, Céline. Prendiamo ad esempio Céline, dove è addirittura plateale questa violenza sintomatica che tende all’autocombustione, al buco nero, che esprime la faccia in ombra della vita e della sua terribile verità, e dall’altra parte e contemporaneamente si scatena sempre più questo sgranamento e questo alleggerimento della pressione della forma, le frasi balbettate e continuamente rilanciate, i tre puntini, eccetera, che esprimono questo contromovimento gassoso e centrifugo e che esplodono in direzione opposta. Un altro procedimento può essere la proliferazione narrativa, sia di tipo orizzontale che verticale, che vediamo in scrittori come Balzac, Dostoevskij, Dickens, Hugo, Proust, Kafka… Questa potenza e trascendenza espansiva e questa invenzione e reinvenzione del mondo che esplode a volte dentro la letteratura, un contromovimento che porta all’allontanamento del nucleo di combustione rapida e dà vita all’avventura romanzesca totale, che apre un nuovo orizzonte e trascende il solo movimento centripeto della combustione e del dolore e che si muove verso un nuovo big bang.








pubblicato da a.moresco nella rubrica in teoria il 25 dicembre 2009