Professori di disperazione

Carla Benedetti



È possibile che dei libri belli passino inosservati? Assolutamente sì.

Nell’ultimo anno trovo per esempio questo: Contro i maestri dello sconforto (Excelsior 1881, pp. 413, E 16,50) di Nancy Huston, scrittrice canadese che vive in Francia, moglie del da noi più noto Tvetan Todorov. Uscito in Francia nel 2004 con il titolo Professeurs de désespoir, il libro è un irriverente e caparbio corpo a corpo con il pensiero e le vite dei grandi nichilisti europei: Thomas Bernhard, Samuel Beckett, Emil Cioran, Milan Kundera, Elfriede Jelinek, Michel Houellebecq. Senza dimenticare Schopenhauer, loro padre spirituale.

Secondo l’autrice però "nichilista" è aggettivo troppo nobile (si pensi ai nichilisti russi) e preferisce parlare di "nientismo" per circoscrivere quella caricatura di pensiero, basato su due o tre enunciati (la vita non ha senso, meglio non essere nati, le donne sono orripilanti in quanto riproduttive, conniventi con la specie), che si ripetono con poche variazioni in ognuno di quei maestri della disperazione: tutti senza figli, non generativi e con qualche problema con la madre.

L’indagine della Huston si appoggia a un "metodo" che a molti potrà apparire poco ortodosso, entrando cioè anche nella biografia degli autori e andando a scovare il loro nocciolo patogeno, il rifiuto della vita, del sesso, della generazione. Su questo si è appuntata per esempio la stroncatura "militante" che il libro ha ricevuto in Italia (di Augusto Romano su "Tuttolibri").

Ma ciò che rende particolarmente interessante questo saggio è la domanda che lo sorregge: com’è possibile che quelle semplificazioni sulla vita, quei trucchetti, quelle pose, abbiano potuto esercitare e ancora esercitino tanta fascinazione sulla cultura europea?

Con un’arditezza e una libertà mentale difficile da trovare in tanti pensatori o scrittori maschi soprattutto italiani, tutti in soggezione davanti ai mostri sacri adelphiani, e nonostante il limite di un certo contenutismo, la Huston ci regala a ogni pagina aperture di riflessione. Per esempio questa:

Bernhard e Beckett dicono di odiare le ’storie’ e la narrazione. Per forza. Per loro – ci fa notar l’autrice - "i due estremi dell’esistenza, nascita e morte, sono schiacciati uno sull’altro". Tutto ciò che succede nel frattempo, tutte "le vicissitudini della vita, l’apprendimento, le scoperte, i conflitti, le opere, i fallimenti e i successi, i sogni" sono eliminati. "Il bebé è un ottuagenario; il rantolo è vagito; l’anello si chiude". L’avversione verso il racconto come quella "verso la natura" sono legate al rifiuto del tempo: "Gli accadimenti, i fiori, gli alberi, i giardini, gli amori, tutto ciò che dà senso all’esistenza degli uomini si manifesta nel tempo e è destinato a scomparire; dunque agli occhi di Bernhard, esso è l’intollerabile" .

In questi tempi di apocalittici conciliati, a me è parso un libro coraggioso e pieno d’energia, che merita di salvarsi dalla morte libraria. E questo nonostante il limite del libro che è quello di concentrarsi solo sui contenuti esplicitamente nichilisti. Ma se si vuole comprendere e cercare di correggere il nichilismo contemporaneo, occorre andare più in là dello sconforto di superficie, coinvolgere anche le forme mentali e artistiche che lo sorreggono, metterne a nudo le fondamenta epistemologiche, le quali agiscono ben al di là dei "messaggi" apertamente "nientisti". Anche in enunciati apparentemente più ragionevoli, anche in teorie non "sospette" che in questa epoca hanno preso piede sia nel campo letterario sia nel cosiddetto "pensiero critico" (si veda ad esempio la teoria dell’inesperienza) si rintraccia una stessa struttura mentale, una peculiare forma di chiusura. Perché il vero fattore di blocco spirituale e di paralisi del pensiero non sta tanto nello sconforto di superficie, ma nella forma della sua elaborazione, cioè nella forma mentis apocalittica (di cui mi è capitato di parlare altrove), che, anche senza accompagnarsi a contenuti apertamente tali, agisce in profondità distruggendo ogni antagonismo.

(Uscito in versione ridotta su " l’Espresso" del 15/11/2009 )








pubblicato da c.benedetti nella rubrica libri il 22 dicembre 2009