Come ho scritto “Tutti i colori del mondo”

Giovanni Montanaro



Un giorno ho chiesto al fotografo Paolo Della Corte qual è il posto più straordinario che abbia mai visto. “Gheel”, mi ha risposto, e tutto nasce da lì. Dalla scoperta di questo piccolo straordinario villaggio nel Belgio, che non è un villaggio come tutti gli altri. Non solo perché “Gheel” significa “Giallo” ma soprattutto perché a Gheel, dal Medioevo, ogni famiglia ospita un matto in casa. I matti vengono mandati a Gheel per chiedere la grazia, ma raramente guariscono, e così restano lì, ad attendere i miracoli che non accadono. Ma forse il miracolo è proprio questo, che nessuno li rinchiude, nessuno li separa. Non è mai accaduto, nemmeno nei momenti più duri della storia psichiatrica, nemmeno verso la fine dell’Ottocento. Mi sembrava un luogo pieno di storie. E così ho aspettato, di sapere quale fosse la mia. Ho cominciato a capirlo quando ho scoperto che nel 1880 a Gheel è passato un ragazzo dai capelli rossi, con le lentiggini, di nome Vincent van Gogh. Il 1880 è l’anno in cui Vincent diventa pittore, molto tardi, a ventisette anni, dopo un lungo pellegrinaggio di un anno in giro per il Belgio, un viaggio di cui si sa pochissimo. Si sa solo che Vincent è in crisi, ha fallito in tutti i mestieri in cui si è cimentato – maestro elementare, librario, gallerista, predicatore – eppure all’improvviso incontra i colori. A Gheel, mi sono detto; al paese giallo, lì dove ha scoperto che la sua follia poteva abitare, essere accolta da qualcuno. Ma chi aveva accolto Vincent, il suo destino? No, la storia non c’era ancora. E così ho continuato a pensare, studiare, ascoltare, cercare le parole e le tele di Van Gogh, documentarmi sui matti di Gheel che uscivano di casa con una scala sottobraccio per salire sulla luna. Finché una notte mi sono svegliato di soprassalto – non mi era mai accaduto prima – per appuntare un nome su un taccuino. Teresa Senzasogni. E subito ho visto questa ragazza bruna, di quindici anni, nata a Gheel, che non è matta ma è figlia di una matta, della vecchia Senzasogni che muore nel darla alla luce. L’ho vista innamorarsi di Icarus, e poi di Vincent. L’ho vista scendere in una miniera. L’ho vista crescere, diventare donna. Ho visto il suo corpo, il dottor Tarascon che la esamina con la lente, e ho capito che anche lei – nonostante tutto – poteva dare alla luce, dare i colori. A Vincent, in mezzo ai campi gialli della Campine, con una tavolozza in mano, dicendogli che ogni cosa ha un colore, che i colori distinguono i maschi e le femmine, gli insetti pericolosi, il giorno e la notte, i frutti commestibili e la felicità di un volto. È stata Teresa a svelare i colori a Vincent. Senza niente in cambio; no, Vincent non ha saputo amarla come meritava, l’ha soltanto sfiorata, anche se quell’incontro li ha cambiati per sempre. Fino a quando non si sono reincontrati, nel luogo peggiore possibile, dieci anni dopo, nel manicomio di Saint-Rémy. Allora ho cominciato a scrivere, e ho sbagliato. Perché ho scritto in terza persona. È stata la mia fidanzata, Giulia, a dirmi che no, che dovevo scriverlo in prima. Era vero: l’unico modo per rivolgermi a Vincent era scrivergli una lettera, una lunga lettera, come avrebbe fatto lui, che tante ne ha scritte. L’unico modo per raccontare Teresa era diventare Teresa. Teresa doveva scrivere; solo lei conosceva davvero la propria storia, il proprio corpo, quel desiderio infinito e semplice di essere se stessi, irripetibili. Sì, Gheel non era un luogo letterario, un’utopia; mi metteva in crisi. Anche io non sapevo più cosa è normale e cosa no. Solo Teresa poteva dirmelo, perché aveva inteso la cosa più importante; non solo che i colori sono il linguaggio del mondo, ma anche che i colori esistono al buio, e che se anche non c’è luce per mostrarli, se anche nessuno vuole vederli, loro comunque non scompaiono. E così ho cominciato: “Caro signor Van Gogh”.

Giovanni Montanaro, Tutti i colori del mondo, Feltrinelli, 2012.

Questo articolo è apparso sul “Gazzettino” del 14 agosto 2012.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica in teoria il 30 agosto 2012