Cattivi

Giovanni Giovannetti



Viviamo nel Paese della cattiveria? Pare di sì e lo ammettono ormai in molti. Ma quale cattiveria? Quella di un singolo psicolabile mosso dal personale risentimento contro Berlusconi o la cattiveria nell’economia, nella politica e nel sociale che – ha scritto Antonio Moresco – sta «facendo venire fuori il peggio dalle persone e dal Paese»?
La cattiveria è una rendita economica, e lo sanno bene i governi che negli ultimi vent’anni hanno sostenuto l’ascesa del loro Prodotto interno lordo con le spese militari e con l’indebitamento di milioni di famiglie, attratte dal miraggio della new economy – la truffa del secolo – in anni che vedono la migrazione dei profitti dall’industria verso il sistema finanziario, ma anche il drenaggio del denaro dei piccoli risparmiatori, indotti a indebitarsi dall’offerta vantaggiosa di finanziamenti – anche superiori al 100 per cento – da parte del sistema creditizio. È la deriva di mutui Subprime sulle case.
La cattiveria è una rendita politica, e lo sa bene la Lega nord che – rileva Ilvo Diamanti – «raccoglie le paure degli uomini spaventati e le moltiplica. Capta la xenofobia e la riproduce». È la Lega dei localismi «che intercetta lo spaesamento prodotto dalla globalizzazione. Intercetta il distacco dallo Stato, dalle istituzioni, dalla Ue. E lo amplifica». È la Lega dei cattolici senza fede «sorta nel vuoto prodotto dall’eclissi del sacro e dalla secolarizzazione. Propone una nuova religione. Naturalmente secolarizzata. Senza Dio e senza chiesa. Sovente, contro la Chiesa». E così conclude Diamanti: «D’altra parte, nella sua base elettorale è maggioritaria la presenza dei cattolici non praticanti. Molti dei quali riducono la religione a una cornice del senso comune. Un sistema di valori e di credenze che usa la tradizione per "difendersi" dalla (post) modernità».
La cattiveria è una rendita sociale, e lo sa bene il sistema dei partiti, di destra come di sinistra, sempre più attratti dalle semplificazioni del populismo e della demagogia, scorciatoie che ignorano la realtà. Ad esempio, la sicurezza: le persone si sentono insicure non per la fatica di arrivare alla fine del mese, ma per i migranti, in particolare Rom e rumeni. Contemporaneamente scippi e rapine non sono aumentati e gli omicidi si sono addirittura dimezzati. Dunque, non è l’insicurezza a crescere, tanto meno la sua percezione; aumenta la manipolazione mediatica alla quale veniamo sottoposti dai giornali e soprattutto dalle tivù. Perché continuano a raccontarci bugie? Zygmunt Bauman risponderebbe che il sistema di potere teme l’eccesso di paura, e allora lo indirizza su obiettivi innocui: pur di vincere le elezioni, hanno spostato il conflitto dai problemi reali alla guerra tra poveri, e alla caccia alle streghe. Hanno trasformato lo zingaro "accattone" in una minaccia aliena più drammatica delle mafie e più allarmante della perdita di valore dei salari, o del progressivo aumento delle famiglie in difficoltà economiche.
Che la cattiveria sia una rendita economica, finanziaria, politica e persino sociale lo sanno bene i furbetti e le mafie. Larga parte dell’economia italiana è sommersa o in mano a chi, dismesse coppola e lupara, oggi opera in Borsa: sommerso e mafie sommati fanno un fiume di denaro – circa il 40 per cento del Pil – che preme sull’economia legale e condiziona il libero mercato. Le mafie fatturano 175 miliardi di euro – l’11,1 per cento del Pil – frutto di attività criminali che viene reinvestito nell’edilizia e nelle attività commerciali, o in operazioni finanziarie attraverso banche compiacenti. Nelle sole regioni del Nord, oltre 8.000 negozi sono gestiti direttamente dalle mafie inabissate dei colletti bianchi. In Italia, 180mila esercizi commerciali sono sottoposti all’usura, con tassi di interesse in media del 270 per cento: un movimento di denaro di 12,6 miliardi che va ad aggiungersi al ricavato delle estorsioni (circa 250 milioni di euro), della droga (59 miliardi di euro), delle armi (5,8 miliardi), della contraffazione (6,3 miliardi), dei rifiuti (16 miliardi), dell’edilizia pubblica e privata (6,5 miliardi) delle sale gioco e scommesse (2,4 miliardi), della compravendita di immobili, della ristorazione, dei locali notturni, ecc. Uomini cerniera mantengono i collegamenti con il mondo dell’economia, della politica e della finanza. Le mafie condizionano l’intera filiera agroalimentare (7,5 miliardi) interagendo con segmenti della grande distribuzione.
Le mafie delocalizzano, diversificano gli investimenti, hanno molta liquidità, non pagano le tasse, non hanno bisogno di indebitarsi con le banche e pagano cash. Le Procure hanno invece le armi spuntate, perché la legge sul riutilizzo a fini sociali dei beni confiscati ai mafiosi può essere facilmente aggirata (ad esempio, intestando le proprietà a compiaciuti prestanome), mentre strumenti che potrebbero rivelarsi incisivi, come l’anagrafe dei conti correnti bancari, è disattesa da vent’anni. Per di più, senza alcun clamore, per il triennio 2009-2011 il Governo Berlusconi prevede una riduzione dell’organico delle forze di Polizia di almeno 40.000 operatori e tagli di spesa per più di 3 miliardi di euro. Il Governo conferma la riduzione del 50 per cento delle indennità per i servizi in strada e per il controllo del territorio, nonché la riduzione del 40 per cento della retribuzione accessoria per malattia o infortuni sul lavoro.
Paura, solitudine, isolamento: sono le inquietudini che provano i Roberto Saviano, i magistrati, i carabinieri, i poliziotti e tutti quelli attualmente sotto scorta perché hanno avuto il coraggio di denunciare o perseguire i mafiosi e i camorristi vigliacchi e assassini e chi li favorisce e li protegge.
La cattiveria a volte è un crimine. Ed è criminale lasciare morire le persone come si è visto al largo di Lampedusa: Fortress Europe segnala 437 morti nel 2005, 302 nel 2006, 556 nel 2007, 1.274 nel 2008 e 415 nei primi sette mesi del 2009. Dal 1988 a oggi le vittime dell’immigrazione in Europa sono state 14.794, quasi tutti in fuga dai conflitti centroafricani; in Libia, vivrebbero oltre 1 milione e 500mila rifugiati sub-sahariani, in fuga dalle carneficine dimenticate del corno d’Africa.
La cattiveria a volte nemmeno la si vede. Ad esempio, quella nascosta dietro le "morti bianche" sul lavoro, una vera emergenza: nel 2007 in Italia se ne sono avute 1.170 di cui 170 sono immigrati: una strage. Nel 2008 i morti sul lavoro sono stati "solo" 1.120, uno ogni otto ore, quasi il doppio della media europea. Gli stranieri in Italia sono circa 4 milioni, il 6,7 per cento della popolazione, ma la percentuale dei lavoratori immigrati morti o sul lavoro o andando al lavoro sale al 14,5 per cento: più del doppio! Lavoratori come Petru Pop di 29 anni e Dorinel Vasile Ginsca di 21 anni, morti il 29 giugno a Mede in provincia di Pavia, mentre stavano riposizionando le onduline sopra un tetto scoperchiato, uccisi da una scarica elettrica di 15.000 volt. Petru era titolare di una impresa artigiana di Broni, dove viveva anche Doriel. Sul quotidiano locale Anna Mangiarotti riferisce che «sono rimasti per quasi due ore dentro il cestello, Petru con i pantaloni blu di una vecchia tuta, Dorinel con i bermuda bianchi e neri. Appoggiati al parapetto come due bambole di pezza, nell’afa immobile della campagna lomellina verdissima e deserta. Nessuno si era accorto di loro, fino a quando non è passato un trattorista. Ha visto i corpi e ha chiamato il 118».
Se ne dovrebbe parlare, eppure sui media tiene banco il gesto di uno sconsiderato contro un uomo «forte, duro e con le palle», come il capo del governo ama dire di se stesso. Quel gesto ottuso tiene banco anche a Pavia, città in cui da settembre a oggi si registrano anche:
La cattiveria di chi non è intervenuto per salvare la vita a Sami Ben Garci Mbarka, 41 anni, detenuto nel carcere pavese di San Gallo, morto il 5 settembre dopo uno sciopero della fame durato 51 giorni.
La cattiveria nascosta dietro la morte il 7 dicembre di Vittorio Paganin, 53 anni, il ’barbone’ che dormiva all’aperto in via Trento.
La cattiveria di chi ha sgomberato Fossarmato e messo 10 famiglie per strada in pieno inverno, senza nemmeno aspettare la buona stagione e la fine dell’anno scolastico.
La cattiveria di chi immagina di separare i figli dai genitori.
La cattiveria di chi usa le povertà e il disagio per traghettare pubblico denaro verso privatissime strutture d’area.
La cattiveria di chi ha emesso ben tre ordinanze sul decoro e sulla finta sicurezza e nessun intervento urgente a sostegno delle famiglie in difficoltà gia alla terza settimana del mese.
La cattiveria delle false bonifiche – quelle in danno della salute dei cittadini – e dei veri bonifici sui conti cifrati esteri di persone già ricche eppure ostinatamente venali.
La cattiveria dei cementificatori, degli asfaltatori e di chi non smette di speculare sul consumo del territorio vergine, un bene non riproducibile.
La cattiveria di chi vuole trasformare l’acqua in una merce su cui lucrare, con rincari fino a 5 volte il costo attuale.
La cattiveria dei «cattolici senza fede», leghisti digiuni dei Vangeli che esibiscono una croce senza più Cristo né carità.
Tutto questo e molto altro ancora è cattiveria, ma al peggio non c’è mai fine. I cambiamenti climatici, l’inquinamento delle acque e la biodiversità in declino sono di gran lunga più cattivi e devastanti della crisi finanziaria, al punto da minare il futuro stesso della specie umana, che negli ultimi cinquant’anni è raddoppiata. Nello stesso tempo, un terzo delle specie selvatiche o si sono estinte o sono state decimate dal nostro espansionismo. La crescita futura della popolazione influenzerà la sostenibilità socio-ambientale più di qualsiasi altro fattore.
Della bontà parleremo un’altra volta. Buon Natale.








pubblicato da g.giovannetti nella rubrica emergenza di specie il 17 dicembre 2009