Lettera d’amore

Franco Arminio



Lei mi chiede se la amo e io non so cosa rispondere. Il problema non è in certi casi se ami o se non ami ma da che punto ti nasce l’amore, da quale cima o pozzo del tuo essere esso si diffonda. Nel mio caso adesso l’amore che ho per lei sembra collocato in me in una zona extracorporea. Il mio corpo è già occupato dalla morte, non c’è spazio per altro, non c’è spazio per dare le mance ai camerieri, non c’è spazio per la moglie, per i figli, per la madre, per i libri degli altri scrittori, non c’è spazio per gli amici che vogliono cambiare il mondo e per quelli che neppure ci pensano, non c’è spazio per niente. La questione un po’ assurda è che io amo questo donna forse più di come l’hanno amata i suoi tanti amanti e amo le cose che ho elencato prima, c’è solo questo enorme dettaglio della fonte, del luogo da cui sgorga. Io non sono pazzo e non sono neppure un uomo speciale, sono diverso come sono diversi tutti gli uomini e sono uguale come sono uguale tutti gli uomini. La morte che occupa il mio corpo non è quella che vediamo ai funerali, non è l’orrore necrofilo a invadere i miei organi. Lei è insofferente perché pensa che io mi compiaccia, pensa che io non voglia cambiare, che io non voglia uscire, venire al mondo, lei pensa che io voglia restare conficcato nel mio egoismo e dicendo questo sembra non capire che la mia densità sta tutta qui, io sono qualcosa quando sono nel panico, quando sono nel disagio, appena mi distendo nella vita non sento più niente, appena mi apro sento che il mondo è fatto di niente, il mondo è qualcosa solo quando si rapprende, solo quando vira versa il male e il peggio. Io penso che la lietezza esiste e forse esiste anche la felicità, ma sono solamente lieviti per avviarci meglio a sentire il peggio e il terribile, penso che la vita degli individui e della società fatta dagli individui sia qualcosa di vero e reale solo quando è rotta, quando è smossa dall’errore, dalla lacerazione. Dopo questa frase mi viene in mente che le sto scrivendo una lettera d’amore e che il mio amore in questo momento non è extracorporeo, scrivendole mi sono riunito, la mia coscienza non è una sorta di satellite che gira alla larga dal buco nero del corpo, non è un ronzio che mi ricorda la mia mortalità, ma un filo dolce che mi fa pensare alla straordinaria fortuna di averla adesso davanti a me e alla fortuna di avere una moglie, due figli e una madre e un fratello e anche persone a cui potrei fare l’elemosina.








pubblicato da s.nelli nella rubrica racconti il 16 dicembre 2009