Da dove viene tanto odio? #2

Sergio Baratto



Questa intervista di Stefania Piazzo all’attuale ministro degli Interni è apparsa sulla Padania dell’11 marzo 1999. Il testo completo è reperibile qui, visto che dagli archivi del quotidiano leghista è misteriosamente scomparso, in puro stile Džugašvili.

Maroni: da tempo invochiamo chiarezza sui presunti intrecci tra Publitalia-Fininvest e criminalità
«CASELLI NON PERSEGUITA NESSUNO»

C’e’ calvario e calvario. Non solo. Non si possono mettere sullo stesso piatto della bilancia il no all’autorizzazione a procedere verso i parlamentari della Lega per la vicenda delle intercettazioni telefoniche del magistrato Papalia con il voto sulla richiesta d’arresto del deputato di Forza Italia, Marcello Dell’Utri. Fa capire, Roberto Maroni, membro del Carroccio nella Giunta per l’autorizzazione a procedere, che il peso specifico, politico, giudiziario dei fatti non e’, non puo’ essere lo stesso.

Onorevole Maroni, il Polo grida alla persecuzione politica, ricordando la vicenda Previti. Allora la Lega respinse l’arresto. Ci sara’ una "seconda volta"?
"In quella circostanza il movimento prese una posizione nettamente garantista. Ma non si possono fare paragoni".

Perche’ sono cosi’ diversi?
"Con Previti l’autorizzazione all’arresto era arrivata alla fine delle indagini preliminari (mancavano pochi mesi) e c’era gia’ una richiesta di rinvio a giudizio. Insomma, ci sembro’ un atto giudiziario pretestuoso e inaccettabile, presentato per esigenze probatorie per evitare l’inquinamento delle prove a due anni dall’avvio dell’inchiesta. Ormai non aveva piu’ senso".

Quindi era un attacco politico del pool di Milano?
"Lo giudicammo cosi’. Tanto che per spiegare il voto, il capogruppo Comino, alla Camera, disse che il nostro era un voto contro la magistratura quando diventa una magistratura politica che persegue le idee e i partiti".

Torniamo a Dell’Utri.
"Appunto, e’ tutta un’altra storia. Intanto la procura e’ di Palermo e non quella di Milano".

Meglio Palermo che Milano?
"Il procuratore e’ Caselli che, a differenza di Borrelli, per quanto mi riguarda, quando sono stato ministro ho avuto modo di apprezzare per le doti di equilibrio, per la grande serieta’ e prudenza nel prendere questo tipo d’iniziative. Il processo Dell’Utri poi e’ gia’ iniziato e la richiesta di arresto si muove per un’ipotesi molto piu’ grave rispetto a Previti: indurre alcuni pentiti a ritrattare le accuse".

Non e’ quindi una richiesta di custodia cautelare che giunge in ritardo?
"Affatto. In questa fase di processo viene imputato a Dell’Utri di inquinare le prove. Le accuse poi sono di associazione mafiosa. La situazione e’ delicata; quest’uomo e’ uno dei personaggi chiave di quella struttura societaria Fininvest- Publitalia alla base degli interessi per i quali Berlusconi e’ entrato in politica. Il presunto intreccio tra la criminalita’ organizzata e le aziende di Berlusconi attraverso Dell’Utri resta allo stadio di accuse. Ipotesi di reato che prospettano un panorama inquietante e che noi spesso mettiamo in evidenza non in modo gratuito: il riferimento e’ a queste inchieste e ai processi della procura di Palermo contro lo stesso Dell’Utri, Berlusconi e altri, accusati di connivenza con la mafia. E’ una vicenda che merita di essere approfondita anche nei suoi risvolti politici".

Hanno valore questi processi?
"Certo che si’, e non sono un caso di persecuzione politica contro Forza Italia. Se sono stati aperti e’ perche’ un giudice per le indagini preliminari ha gia’ vagliato le accuse di Caselli".








pubblicato da s.baratto nella rubrica democrazia il 15 dicembre 2009