Piazza Fontana 1969-2009 - #6

Teo Lorini



Malore (attivo) o defenestrazione? La vicenda di Giuseppe Pinelli, entrato in Questura innocente e uscitone cadavere dopo 3 giorni di detenzione illegale, è un altro capitolo di questa storia cui sono stati dedicati diversi libri a cominciare da quel Pinelli, (Feltrinelli, 1971) che valse a Camilla Cederna i sarcasmi beceri di Indro Montanelli, fino al recente La notte che Pinelli (Sellerio 2009), in cui Sofri inanella numerosi dati e giustappone -spesso nelle scomode note a fine volume- varie testimonianze di diverso segno ma senza formulare quasi mai conclusioni inequivoche o esplicite opinioni. Fra tanti titoli, il più bello ci pare l’intervista che la vedova di Pinelli accettò di rilasciare nel 1981 e che è appena stata riproposta in edizione aggiornata da Feltrinelli.

Dignità, riserbo, fermezza: sono parole ricorrenti negli articoli di chi ha incontrato Licia Pinelli. Le stesse doti appaiono anche in questo racconto che ripercorre, in maniera asciutta, e proprio per questo più intensa, la breve storia (appena 14 anni) dell’amore di una coppia. Licia e Giuseppe sono persone umili. Pino le porta tutte le sere un pacchettino di Charms, l’unico dono alla portata di un fidanzato senza quattrini. Ma i due sono anche pieni di speranza e tenacia, pronti a spendersi per costruire la propria, raccolta felicità, ma anche per offrire un contributo al mondo in cui vorrebbero crescere le loro bambine, Silvia e Claudia. Fino a quel fermo interminabile, alla notte in cui due cronisti del Corriere svegliano Licia: "Dev’essere successa una disgrazia a suo marito", e subito la paura, la telefonata in Questura per avere notizie, con Calabresi in persona che le risponde: "Signora, abbiamo molto da fare".

Poi arriva la conferenza stampa di Guida, Allegra e Calabresi, le dichiarazioni sul "crollo psicologico" di Pinelli, sul suicidio come "evidente autoaccusa", e la vita di Licia, prima così ritirata e discreta, diventa "unicamente pubblica", dedicata a "quel che dovevo fare: denunce, querele" e al stesso tempo a difendere le figlie dal dolore e dal male. Licia Pinelli lo ha fatto per tutta la vita, con la stessa compostezza austera dei cittadini che a migliaia assistettero ai funerali di Piazza Fontana, sotto un cielo tanto cupo da accendere i lampioni a mezzogiorno.

Raccontano che quando Nenni, sul sagrato, vide quel cordoglio e quella fermezza si accostò al sindaco Aniasi e, chiamandolo col suo nome partigiano, disse: «Iso, questa è la gente che salverà l’Italia».

Pubblicato su «Pulp Libri» n.82 (novembre-dicembre 2009).








pubblicato da t.lorini nella rubrica libri il 13 dicembre 2009