Barbari che ignorano i berberi

Giovanni Giovannetti



Venerdì 27 novembre la polizia municipale di Pavia ha sgomberato i Rom ospiti del Centro comunale di prima accoglienza di Fossarmato: un atto più stupido che inumano. Una cosa del genere, in pieno inverno, Pavia non l’aveva ancora vista, nemmeno ai tempi di Piera Capitelli, il sindaco "di sinistra" (nonché dirigente scolastico e membro della commissione etica del partito democratico) che aveva negato ai bambini Rom l’iscrizione alla scuola dell’obbligo.
Hanno cacciato quattro famiglie e altre due sono state allontanate dal Centro di San Carlo, cacciate da un nuovo sindaco "di destra" che – scopriamo – sembra non conoscere la differenza tra un decreto di allontanamento e uno di espulsione (arrivando a definire «clandestini» i rumeni comunitari…) e da un assessore ultracattolico antiaborista, antidivorzista e tuttavia appartenente al partito dell’"utilizzatore finale", risoluto nel voler separare i bambini dai genitori internandoli in un "collegio" d’area a spese del contribuente, perché tutto questo avrebbe contribuito a «migliorare la loro educazione».
L’uno, il sindaco Alessandro Cattaneo, quello pronto a commuoversi e a solidarizzare con la signora Abelli (la moglie del capo, accusata del riciclaggio dello sporco denaro del "re delle bonifiche" e dei bonifici Giuseppe Grossi); l’altro, l’assessore Sandro Assanelli, quello disposto a immolarsi per un embrione. Insieme non hanno fatto una piega di fronte a 15 minori, abbandonandoli in mezzo a una strada, e con loro c’erano un neonato e una donna incinta di sei mesi.
È la doppia morale di chi predica l’unità della famiglia e poi pratica la teologia che vuole separare «con fini educativi» i figli dai genitori. Qualcosa di simile lo abbiamo visto in Argentina con la dittatura militare di Videla tra il 1976 e il 1981 e, prima ancora, in Svizzera dal 1926 al 1974 con l’operazione "Kinder der Landstrasse" – bambini di strada – che si proponeva «l’estirpazione del fenomeno zingaro». A Pavia, nel 2006, un assessore di pseudosinistra e una dirigente dei Servizi sociali (Carla Galessi, la stessa di ora) avevano pensato di togliere i figli dei Rom alle loro famiglie «a tutela dei minori» e si sono rivolti al Tribunale, il quale ha risposto che non era il caso di parlarne, proprio «a tutela» di quei bambini, gli "scarti umani", i figli di un dio minore senza conti cifrati a Montecarlo né partecipazioni in dubbie società immobiliari, un dio minore criminalizzato perché povero e senza un lavoro perché criminalizzato, colpevole di stare in un Paese che non prevede la povertà né tanto meno la pietà.
Non distante da questi "ultimi", in San Pietro in Ciel d’Oro si conservano i resti di Sant’Agostino, il filosofo berbero che ci ha invitati ad aiutare «tutti quelli che ne hanno bisogno, perché tra quelli che aiuterete potrebbe esserci proprio Gesù». È allora gioco facile prevedere per loro una qualche corsia preferenziale nell’accesso al regno dei cieli. Per certi sindaci e assessori invece, nonostante le entrature, il paradiso potrà attendere.

Dopo lo sgombero senza alternative; dopo il bivacco silenzioso davanti al Municipio di sei famiglie e dei loro numerosi bambini; dopo una conferenza stampa in cui il sindaco Cattaneo e l’assessore Assanelli avevano argomentato a modo loro su umanità e diritti; dopo che la Lega Nord plaudente e grata ha offerto ai due l’iscrizione ad honorem al partito più razzista e forcaiolo del pianeta (l’applauso di Forza Nuova se l’era già conquistato nell’agosto 2007 Piera Capitelli); dopo il consueto timido commento del Vescovo Giovanni Giudici a favore «dei diritti dei minori e della legalità» (ecchevordì? E la pratica dei diritti dei minori? E l’unità della famiglia? E il diritto sacrosanto dei minori a non essere separati dagli affetti famigliari? Inutile chiederlo dalla Curia: nello stesso giorno al Vescovo l’amministrazione comunale aveva elargito 25.000 euro per gli oratori). Dopo tutto questo, sembrerebbe che tra il Comune e i sostenitori della soluzione umanitaria (partiti, sindacati, mondo del volontariato) sia emerso un punto d’incontro: una proposta di Irene Campari è stata accolta con favore dall’assessore Luigi Greco, l’unico tra tanti ciechi a vedere ancora da un occhio. Insomma, un compromesso che, se avrà successo, potrà essere replicato in futuro anche a vantaggio di chi momentaneamente rimarrà per altri 9 mesi nella struttura comunale di via San Carlo (al costo di 50 euro per famiglia) ma che già domani potrebbe consentire a 12 bambini su 15 di portare a termine l’anno scolastico stando insieme ai famigliari; come parrebbe ovvio anche se ovvio non è, almeno per Assanelli, che ha definito una «strumentalizzazione dei minori orchestrata dai genitori» questa pretesa delle famiglie rumene a rimanere unite. Se ne riparlerà lunedì nell’incontro tra i capofamiglia, chi li sostiene e il Comune.
S’impone allora una domanda? Perché al "compromesso decente" si è arrivati solo ora e non prima dello sgombero? Perché non si è privilegiato il "profilo basso" della ricerca di una soluzione temporanea, da mantenere almeno fino alla fine dell’anno scolastico, e si è invece cercato lo scontro con la pazzesca minaccia di separare questi genitori dai loro figli, minaccia che li aveva resi oltremodo aggressivi? A Fossarmato il giorno prima dello sgombero il clima era questo: qualcuno – hanno fatto anche il nome – aveva premuto sulle famiglie Rom affinché se ne andassero subito, altrimenti il Comune avrebbe portato via i loro bambini. Una balla infame, schifosa e inumana, ma vallo a spiegare a rumeni digiuni anche più di Cattaneo e Assanelli delle elementari nozioni su diritto e dettato costituzionale. Insomma, erano terrorizzati, e peggio dello sgombero assurdamente temevano la perdita loro bambini. C’è voluta tutta la pazienza mia, di Franco Vanzati e del neo segretario della Camera del lavoro Roberto Losio per convincerli del contrario.
Altro problema. A Pavia mancano strutture per l’assistenza alle famiglie e un tetto lo si trova quasi solo per donne incinta o per donne sole con bambini. Ovviamente con l’onerosa e pubblica ospitalità a Belgioioso presso la Casa della madre e del fanciullo – di cui Assanelli è stato il benemerito presidente, luogo in cui l’assessore si riproponeva di internare i figli dei Rom – o in altre strutture simili. Quanto costa tutto questo all’erario comunale? (per tacere dei fondi regionali e altro) Sbaglierò, ma il Comune versa ad alcune cattolicissime strutture di accoglienza non meno di 75 euro giornalieri a persona. Moltiplicando la somma per il numero degli assistiti e per i giorni di permanenza nelle "benemerite" strutture si ottiene una cifra a noi attualmente ignota (ma ne riparleremo) e tuttavia certamente superiore a quanto basterebbe per gestire alla grande le politiche di inclusione e l’avviamento all’autonomia non solo dei migranti ma anche delle giovani coppie e di chi versa in un momentaneo o prolungato disagio. È la differenza che passa tra il solidarismo (ben remunerato ai solidaristi) e i percorsi di autodeterminazione.
Al riguardo, come sempre risulta eloquente e molto esplicita la prosa di Carla Galessi, superpagata dirigente dei Servizi sociali nonché il vero assessore (allora Assanelli che ci sta a fare?) la quale giorni fa, ad un volontario che rifletteva su questi eccessivi esborsi, pare che abbia risposto così: «Sono soldi miei e ne faccio quello che voglio». Soldi suoi? Ne può fare quello che vuole? Vabbè…
Sempre più l’assistenzialismo viene visto come un business da chi lo pratica, grazie ai fondi pubblici e ai contributi. Un meccanismo – dicevo – che non prevede emancipazione e affrancamento dalle povertà e che, al contrario, si nutre della pelle dei poveri, perché tali devono restare. Per capirci, è la differenza che passa tra la benemerita opera di sant’uomini come don Boschetti e l’oneroso gigantismo attuale, di cui i poveri sembrano il sottoprodotto, l’accidentale pezza d’appoggio che giustifica le elargizioni, un business gestito da persone che hanno perduto di vista la loro vera mission. Qualcosa non quadra, ma a qualcuno la situazione sembra ormai sfuggita di mano. È forse il caso di riparlarne, ma cifre alla mano, per ricostruire percorsi e scenari, recuperando le delibere vecchie e nuove, e anche i documenti prodotti dall’assessorato, così come insieme a Irene Campari ho fatto nel 2006 per il Festival dei Saperi.
Torniamo tra Fossarmato e le politiche di inclusione, ma guardando oltre la peraltro doverosa assistenza alle poche famiglie Rom ancora in mezzo a una strada. Risolta o almeno tamponata l’attuale emergenza si andrà verso una nuova fase che non è più affrontabile brandendo parole altisonanti svuotate del loro reale contenuto, parole di cui in troppi dentro al Mezzabarba si riempiono la bocca: che significa «percorso» quando non sono previste politiche d’inclusione? A meno che per tali maldestramente si intendano la nuda ospitalità se non l’abbandono in pubbliche strutture come quella di via San Carlo che dovranno tornare libere al più presto. Cosa è stato fatto per favorire i processi di inclusione, ovvero l’accesso a un lavoro anche modesto a un salario e a una casa in affitto? Ovviamente tutto questo non vale solo per i Rom, ma tra loro – e proprio a Pavia – non mancano gli esempi virtuosi: anzi sono la maggioranza. Peccato che tali «percorsi» abbiano goduto del sostegno di qualche privato benemerito (o della Questura e della Prefettura – e se ne dovrebbero fare vanto) e non del Comune, che addirittura ha spesso remato contro, in continuità di condotta con l’amministrazione precedente (come forse si è capito il dirigente dei Servizi sociali è ancora la stessa). Eppure – dicevamo – basterebbe avere occhi per vedere e orecchie per ascoltare: non occorre andare lontano per incontrare modelli vincenti e di mercato meno onerosi degli attuali.
Ad esempio, le politiche adottate dal Gruppo volontario accoglienza immigrati di Lucca: con l’aiuto della Regione Toscana sostengono prestiti a interessi zero, proponendosi come garanti per i proprietari: in questo modo, in pochi anni, hanno aiutato un migliaio di persone a trovar casa e impiego – anche a moltissime giovani coppie – eliminando in breve tempo ogni insediamento abusivo. Pochissimi i casi di morosità. Un successo clamoroso che è andato in replica in altri comuni del circondario.
Ad esempio a Bologna, dove il Comune può affittare gli appartamenti e poi subaffittarli ai destinatari, garantendo così i proprietari; in questo modo sono stati chiusi tre campi, con un risparmio dei tre quarti di quanto il Comune spendeva in precedenza.
Ad esempio a Torino, dove il Comune svolge la funzione di mediatore con le banche per l’accesso ai mutui destinati all’acquisto di una casa. Ad esempio… Ad esempio… Ad esempio… che sto a fare esempi se il solo Greco ci vede e ahinoi da un occhio solo? La banda Cattaneo sembra composta da incapaci, modesti furbetti speculari alla giunta di segno opposto (opposto?) che l’ha preceduta. Incapaci e dunque furbetti, come appare evidente anche da questo locale tentativo di spostare il tema della legalità dalle gravose grane giudiziarie dei loro padrini e sponsor (la vera illegalità, quella praticata da chi nasconde miliardi di euro nei paradisi fiscali, quella che, insieme alle mafie, sta ipotecando il futuro di questo Paese) dando addosso a quattro poveracci, brandendo anche il pericolo della contaminazione etnica e fomentando irresponsabilmente il razzismo e la xenofobia. Insomma, la solita minestra rancida. A rivendicare il diritto alla scuola e alla famiglia dei bambini sgomberati da San Carlo e Fossarmato (almeno fino a giugno) troviamo la Cgil, la Cisl, l’Unicef, la Consulta comunale del volontariato, il Comitato Fuori Luogo, la Comunità di Sant’Egidio, il Circolo Pasolini, il progetto Con-Tatto, l’Arci, lo Sportello donna, Pavia in serie A, il Comitato Pavia Asti Senegal, l’associazione CAFE, le Donne contro la violenza, il Collettivo universitario autonomo, il CSA Barattolo, Sottovento, i Comunisti, Insieme per Pavia, Rifondazione e persino i grillini – nonostante Grillo – e il Partito democratico, nonché molti pavesi di destra e di sinistra che ne hanno pieni i coglioni di passare per razzisti a causa di Capitelli e ora di nuovo a causa dei replicanti Cattaneo e Assanelli, insieme a Lega e Forza Nuova.








pubblicato da g.giovannetti nella rubrica democrazia il 28 novembre 2009