Del vivere mosso

Franco Arminio



2.
io dico che il sindaco non serve a niente,
il vicesindaco pure e tutti gli assessori
e tutti i consiglieri dell’opposizione,
e gli impiegati e la posta e i mastri della scuola,
e i bidelli e i contadini,
non serve a niente chi si ubriaca nei bar
e chi vede la televisione,
e chi passeggia in piazza
e chi compra il giornale,
adesso gli unici che servono a qualcosa
sono quelli che sono partiti,
quelli che sanno sparire, quelli che sanno liberarsi
e andare via, via dai paesi e dalle città, via dai partiti
e dalle chiese, dalle moglie e dai mariti, via dagli amici
via da ogni cosa vecchia e via da ogni cosa nuova,
semplicemente via, via dalla banalità
e anche dalla poesia.

3.
io dico che si deve partire
da un punto qualunque,
per esempio dal fatto che alle nove del mattino
puoi andare in un paese vicino
e sentire quello che dicono al bar
un postino un muratore, un vecchio ammalato
e poi ti rimetti in moto senza sapere
dove vuoi andare
sapendo che la giornata
una giornata qualsiasi è il tuo splendore.

4.
non ti affannare a seminare noie
e affanni nelle tue giornate
e in quelle degli altri,
non chiedere altro che una gioia solenne,
le gioie piccole, i piccoli piaceri
richiedono troppa fatica,
è la gioia solenne che ti compete,
per quella sei qui e non altrove,
nella polvere cosmica o come mosca
nell’orecchio di un cavallo,
sei qui per non fermarti a ciò che sei
e non scansarti, non scansarti mai
da quello che potresti diventare.

5.
io non voglio languire in questa sonnolenza,
voglio crepare e far crepare la mia ansia,
voglio uscire dal mondo senza uccidermi
e senza morire, voglio uscire adesso,
adesso che è quasi mezzanotte,
e non c’è nessuno al mondo,
tutti uccisi dal sonno e dalla televisione,
sono l’ultimo che è rimasto in questo paese,
non c’è nessun altro,
non ci sono nemmeno i morti al cimitero,
non ci sono gli alberi e le panchine,
non ci sono nemmeno i muri delle case
e le nuvole e i fanali delle macchine,
sono rimasto talmente solo
che fuori di me l’universo
è più leggero di un ago
e questa ago è il mio cavallo, il mio aereo,
la mia nave, il tappeto volante
con cui voglio viaggiare.








pubblicato da s.nelli nella rubrica poesia il 24 novembre 2009