L’incendio dei sogni

Luca Doninelli



Un paio di mesi fa è uscito l’ultimo libro di Luca Doninelli (L’incendio dei sogni, Garzanti). È formato da diversi racconti-sequenza o "inquadrature", come suggerisce il sottotitolo. Sembra che l’autore – in questo che è il suo libro più inventato – abbia sentito il bisogno di allargare le dita e di prendere possesso della sua intera tastiera in vista di qualcosa che forse scriverà nel futuro. Uno dei pezzi che mi hanno colpito di più è questo:

Quasar

Il disagio non è solo individuale, ma di tutto l’universo

Esistono corpi celesti lontani tredici miliardi di anni luce, perciò la loro luce è vecchia come l’universo. Questi oggetti luminosi, che qualcuno ritiene siano dei quasar, stanno ai confini dell’universo e lo espandono correndo, a una velocità pari a quella della luce, verso l’esterno, verso quella cosa che c’è oltre l’universo, quel nulla, forse, o meglio quel qualcosa/nulla che li riceve, così che si può dire - con parole figlie di un immaginario che nasce in ogni caso in ambienti (siano essi celle di prigione oppure spazi sterminati) dove l’esigenza di una delimitazione, di una ripartizione dello spazio, tempio ma anche casa, mura, stanze, non può essere soppressa neppure dal più audace degli atti di fantasia - che la loro faccia inferiore confina con l’universo, mentre quella superiore tocca il non-universo, il non-ancora universo...

"Oh!" diceva Ollio.

"Issa!" rispondeva Stanlio.

"Oh!" diceva Ollio.

"Issa!" rispondeva Stanlio.

"Oh!" diceva Ollio.

"Issa!" rispondeva Stanlio.

Dicesi collasso quel fenomeno, che può verificarsi pressoché in ogni organismo, per cui una delle forze che formavano l’equilibrio di tale organismo diviene preponderante sulle altre, generando un cedimento strutturale che porta al ripiegamento dell’organismo su sé stesso e alla conseguente distruzione dello stesso. Tutte le strutture fondate su un equilibrio dinamico di parti possono collassare: un sistema cardiocircolatorio, un aeroplano, un sistema nervoso, una grande azienda, un sistema politico, una squadra di calcio. L’universo stesso, se la massa della sua materia possiede ancora un certo indice di densità, potrebbe collassare quando la forza di gravità diventasse preponderante sulle altre (quella elettromagnetica e le due forze nucleari): allora le grandi masse di materia precipiterebbero le une sulle altre, generando una pressione capace di far collassare persino gli atomi e i nuclei. L’universo si ridurrebbe così a un piccolo black hole dalla densità inimmaginabile.

Stanlio e Ollio, due trasportatori, cercavano di issare lungo la scala esterna di una villa un carretto sul quale era adagiato un pesantissimo pianoforte a coda.

L’impresa si rivelò immediatamente superiore sia alle loro forze che alle loro capacità mentali. Issare un pianoforte lungo un pendio richiede una strategia in grado di realizzare un adeguato equilibrio di forze, così da irretire l’enorme peso dello strumento.

Fin dal primo istante fu evidente che il peso del pianoforte l’avrebbe avuta vinta su qualsiasi tentato rimedio, e che perciò l’esito catastrofico non si sarebbe potuto evitare in nessun modo.

Quello che Stanlio e Ollio mettevano in scena era dunque il principio stesso, la legge generale del Collasso e, quindi, di tutti i collassi, compreso quello dell’universo.

La mente umana fatica a non identificare il Collasso con il Fato stesso. Il Fato produce sistemi solo per poterli distruggere. L’universo non ha alcun senso.

Tutte le azioni del film si svolgevano intorno alla pura forza di gravità e all’impossibilità di opporvisi.

Una donna rideva, piena di ferocia:

"Ah, ah, ah! Che stupidi!"

Quella donna conosceva forse un modo per vincere la forza di gravità? Ma, se lo conosceva, perché non lo rivelava ai due poveri trasportatori? Perché non lo rivelava al mondo? Perché si ostinava a tenerlo per sé?

Forse quella donna era uno di quei lontanissimi quasar, e stava al limite dell’universo senza poter raccontare al resto dell’universo ciò che i suoi occhi vedevano al di là. L’universo non avrebbe mai potuto capire le sue parole.








pubblicato da a.moresco nella rubrica racconti il 12 novembre 2009