In tutti i Paesi del mondo

Giuseppe Caliceti



La Corte europea dei diritti dell’uomo ha dato ragione ad una cittadina italiana che nel 2002 aveva chiesto all’istituto frequentato dai figli di togliere il crocifisso dalle aule. I sette giudici della Corte europea hanno sentenziato che la presenza dei crocifissi nelle aule può essere interpretata dai ragazzi di ogni età come un evidente "segno religioso". Non è tutto. Per i giudici, se tale condizionamento può essere di "incoraggiamento" per i bambini già cattolici, può invece "disturbare" quelli di altre religioni, in particolare se appartengono a "minoranze religiose" o sono figli di atei.

La reazione del governo italiano è fuori dalla grazia di Dio, verrebbe da dire. Si parla di sconcerto, offese, aberrazione, cancellazione della nostra identità, follia.

Più cauta la reazione del Vaticano. "Credo che ci voglia una riflessione, prima di commentare", ha detto padre Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede. La Cei invece non ha bisogno di riflettere troppo: afferma che è il "sopravvento di una visione parziale e ideologica" che "ignora o trascura il molteplice significato del crocifisso, considerato non solo simbolo religioso ma anche segno culturale". Secondo la Cei "non si tiene conto del fatto che nell’esperienza italiana l’esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici è in linea con il riconoscimento dei principi del cattolicesimo come parte del patrimonio storico del popolo italiano, ribadito dal Concordato del 1984".

Stupisce sempre vedere come viene usato il crocefisso. A volte è solo un simbolo religioso, a volte un simbolo culturale, a volte religioso e culturale insieme, a volte politico.
A seconda delle necessità.
Come andrà a finire? Stiamo a vedere. Comunque sia, sappiamo che da tempo, anche nella scuola pubblica italiana, la presenza di un solo bambino di origine straniera, magari araba, supera e manda in soffitta a piè pari il Concordato - perchè l’alunno non sa cosa è il Natale, non sa chi è Gesù, e tutti gli altri si chiedono perché - e, in questo modo, costringe ogni docente a parlare non di religione, ma di religioni.

Questa dell’insegnamento della religione cattolica a scuola è un’altra delle tante anomalie italiane. E personalmente serve poco rispondere a un’anomalia come un’altra anomalia, come chiedevano giorni fa Fini e D’Alema parlando dell’ora di islam.

Possibile che anche in Italia, invece di mettere nella scuola pubblica ore confessionali o finto confessionali, non si possa insegnare la storia delle religioni come in ogni altro Paese del mondo? Non è forse questo il modo più semplice per risolvere ogni questione in una scuola che, costituzionalmente, si dice pubblica e laica?








pubblicato da t.lorini nella rubrica scuola il 4 novembre 2009