Il blog e i suoi maldestri "storiografi"

Carla Benedetti



Risposta a un articolo di Gilda Policastro sui blog letterari.

Viene un po’ da sorridere a leggere l’articolo di Gilda Policastro sui blog e le riviste in rete uscito sul "manifesto" del 25.10.2009 (lo potete leggere qui). Vi sono molte nozioni rabberciate, conclusioni approssimative, informazioni inesatte.

Da dove le avrà prese? Forse da Francesco Orlando? La Policastro infatti lo nomina nelle prime righe, per dire niente di meno che questo: siccome i critici sono considerati figure desuete, e siccome l’illustre francesista è l’autore di un saggio inititolato "Gli oggetti desueti nelle immagini della letteratura" (Einaudi, 1993) , anche i critici dovrebbero essere inseriti nel libro di Orlando. Nient’altro. Ma così fa vedere che è colta).

O forse il suo sapere sulla rete le viene da Romano Luperini, altro nome citato subito dopo in quanto "professore universitario che ha aperto da un paio d’anni un forum nel sito del suo editore"?

Ma quello che impressiona di più è la quantità di retorica che c’è in quelle poche righe. Si stenta a crederlo, ma i blogger vengono definiti "leoni da tastiera", "tori imbizzarriti", "tori scatenati".

Ed ecco un altro specimen: "È tempo dunque di abbandonare queste chiese sconsacrate del culto librario e pensionarne gli spettri cigolanti del Canone, della Tradizione, della Letteratura, per immergersi nel fluttuante universo dei libri che si scrivono sempre più numerosi e che si pubblicano con allarmante gratuità, col favore di internet". Accidenti, come ci dà dentro! Dove avrà imparato a formare giri di parole tanto vetusti e ampollosi? Di sicuro non sui blog. Cigolano gli spettri? E noi li pensioniamo perché cigolanti? Lasciamo perdere. Piuttosto cosa vuole dire con "allarmante gratuità"? Che i libri in rete sono gratis per chi li legge? O che è allarmante che vengano pubblicati senza il controllo degli autorevoli padrini?

Vedo che questo articolo ha suscitato reazioni simili alla mia (per esempio su georgiamada) . E quindi non mi dilungo. Mi limito a correggere alcune informazioni inesatte contenute nella sua "tipologia" superficiale, alcune delle quali riguardano i due blog a cui ho collaborato.

Non è vero che "i siti letterari si diffondono in Italia ormai quasi vent’anni fa". Lo sanno tutti che la nascita del Web risale al 6 agosto 1991, e che solo nel 1993 il CERN decise di renderne pubblica la tecnologia. Quindi potrebbero risalire a quindici anni fa al massimo. Ma si diffusero dopo.

Non è vero che "Il primo amore (www.ilprimoamore.com) è di Carla Benedetti e Tiziano Scarpa". Vi scrivono undici persone, ognuna con pari funzione e la possibilità di pubblicare ciò che vuole, anche interventi di esterni, prendendosene individualmente la responsabilità (ogni post infatti, oltre al nome dell’autore, reca anche la scritta "pubblicato da…")

Non è vero che "Il primo amore è una rivista che si è dotata di un sito". Al contrario è nata come blog collettivo, che solo in seguito ha prodotto una rivista cartacea, con contenuti diversi da quelli che appaiono sul sito.

Non è vero che Scarpa e Benedetti hanno deciso di "sbarrare lo spazio dei commenti", perché la decisione è stata di tutti i fondatori del "Primo amore".

"Nazione indiana" 1, al cui esperimento ho preso parte come uno dei fondatori, è nato fin dall’inzio come blog collettivo in cui ciascun redattore era responsabile di ciò che si pubblica. E’ quindi inesatto attribuire questa formula solo a Nazione indiana 2, che ha mutato collaboratori, ma lasciata intatta la formula originaria.

Non è vero che Nazione indiana 2 è nata "sulle ceneri" di Nazione indiana 1, semmai è nata sulle sue braci, ancora ardenti. La quasi totalità dei fondatori di Nazione indiana 1 lasciò il blog alla fine del 2005, ma per migrare da un’altra parte, per dare vita a un nuovo blog, simile e diverso - questo su cui sto scrivendo - e lasciando il vecchio accampamento a chi avesse voluto continuare ad abitarlo. Ha lasciato a disposizione dei nuovi indiani il nome, il dominio, i contatti e la visibilità che il blog si era guadagnato fin lì . Così che l’incendio si è moltiplicato, invece di spengersi. E questo è stato fin dall’inizio lo spirito (militante) con cui è nata Nazione indiana: creare una rete che si allarga, che cresce, accogliendo sempre nuovi collaboratori, un fuoco che continua a accendere nuovi fuochi.

Finite le correzioni che mi riguardano passo ora a alcune più generali.

Non è vero che chiudere i commenti equivalga a "mutare decisamente" lo spirito dei blog e il loro "spirito interattivo" visto che fin dall’inzio sono esistiti blog senza spazio per i commenti (ad esempio "I miserabili" di Giuseppe Genna)

E’ comunque assai semplicistico far coincidere l’apertura alla discussione con il tenere aperti i commenti. L’apertura della discussione si realizza anche con altri mezzi, che possono essere molto più proficui dello spazio del commento (del resto considerato da molti, e dalla Policastro stessa, uno spazio inconcludente e inadatto alla discussione).

La discussione si può realizzare per esempio, e molto più efficacemente, con la pubblicazione di interventi di esterni, che portano nel blog altri punti di vista, o che rispondono a ciò di cui si è già parlato nel blog (pratica che "Il primo amore" e altri blog collettivi adottano regolarmente).

Oppure si può realizzare con l’apertura di forum.

Oppure organizzando incontri nel mondo reale, cioè "militando" (parola che forse la Policastro non conosce) a trecentosessanta gradi. Il "primo amore" per esempio ha organizzato una settimana fa un incontro intitolato "Tribù d’Italia" a cui hanno partecipato diverse realtà sparse per il paese, che lavorano in campi diversi, nel sociale, nel teatro, in riviste, blog, con l’intento di formare una rete per ricostruire tessuto in questo paese devastato. Questa pratica era già di Nazione Indiana n. 1, che organizzò diversi incontri e discussioni, tra cui "Giornalismo e verità" e "La restaurazione").

Ma queste potenzialità del mezzo e questi esperimenti non entrano nel campo visivo della Policastro, che è miope e ristretto, in parte per disinformazione, ma forse anche per partito preso.

In ogni caso, se proprio c’è bisogno di "storicizzare" una realtà così fluida e in divenire come la vita culturale nella rete, che ci si documenti meglio! Non è la prima volta che sui giornali se ne leggono resoconti maldestri e superficiali.








pubblicato da c.benedetti nella rubrica giornalismo e verità il 31 ottobre 2009