Cose gay (due o tre)

Teo Lorini



Renato Farina, autorevole membro della lobby ciellina, è stato radiato dall’Ordine dei giornalisti quando sono emerse le sue maldestre collaborazioni con i Servizi segreti italiani (che gli avevano assegnato il nome in codice "Agente Betulla"), al fine di produrre dossier fasulli su Romano Prodi e di sviare le indagini sul sequestro di Abu Omar, cittadino egiziano con status di rifugiato e residenza in Italia. Prontamente eletto alla Camera nelle file del PdL, Farina collabora ancora con il suo storico direttore, Vittorio Feltri, ed è quindi recentemente approdato alle colonne del ’Giornale’ di via Negri, dove ha appena pubblicato un articolo di indomito sostegno alla ministra Mara Carfagna.
Alla manifestazione contro l’omofobia dello scorso 10 ottobre, infatti, la ministra (a cui "precedenti impegni" hanno impedito la partecipazione diretta) aveva fatto pervenire un messaggio di solidarietà molto fischiato dai manifestanti. Sorvolando sul fatto che da quando Berlusconi ha affidato alla giovane deputata salernitana il ministero delle pari opportunità, i movimenti GLBT si sono visti ritirare sistematicamente sostegno e patrocinio persino per occasioni importanti e riconosciute come il Gay pride nazionale, Farina ha scritto un lungo articolo in cui diagnostica ed esamina i sintomi di un’inedita (quanto cacofonica) "carfagnofobia". In realtà Farina non descrive una sindrome di timore, ma casomai una sorta di antipatia immotivata (e ça va sans dire preconcetta). Meglio sarebbe stato allora parlare di un’altrettanto dissonante "misocarfagnìa" (misocarfagnite?) ma si sa che i cimenti, tra cui si dibatte di continuo un agente segreto, mal si conciliano con gli studi etimologici.
Ironie a parte, l’articolo in questione non presenta particolari novità rispetto alla media degli editoriali dell’area feltriana, concentra argomentazioni sghembe, quando non disoneste, e punte di aggressività verbale e scorrettezza ideologica che però giungono al culmine in un finale che, per la sua violenza, sta facendo molto discutere, sia in rete che sulla carta stampata. Farina infatti chiude il suo pezzo con questa domanda retorica:

"Per me uccidere una persona è il delitto peggiore che esista, grida vendetta al cospetto di Dio. E non dovrebbero esistere graduazioni. Ma a lume di buon senso, quanto al danno sociale, siamo sicuri che sia più grave uccidere un omosessuale single che un padre di famiglia?"

Un’abnormità simile può lasciare senza parole (a chi scrive è capitato). E tuttavia, per quanto possa metterci a disagio, bisogna sforzarsi di comprendere cosa possa spingere un essere umano a tali livelli di intolleranza e di servile malafede.
E magari formulare una risposta.
Cade allora perfettamente in taglio quella –paziente, articolata e straordinariamente pietosa– che Luca Tassinari ha proposto nel suo blog.








pubblicato da t.lorini nella rubrica democrazia il 18 ottobre 2009