Taklamakan #4

Sergio Baratto



I prossimi eroi

I prossimi eroi non avranno mani oneste
fronti lisce come dorsi di balena
i prossimi eroi si risparmieranno

i prossimi eroi non cadranno al ralenti
stillando sangue dai ventri spugnosi
col nome di lei sulle bocche squarciate

col nome di lei ancora fumante. Non
avranno pietà dell’Enkidu fasullo
se la spasseranno nei bordelli di Smirne

dopo i titoli di coda. I prossimi eroi
non moriranno o se moriranno sarà
di Escherichia coli

e già da tempo allora avranno arato
con le loro lische di pesce
i sedili imbottiti di ospizi deluxe

nessun cane verrà loro incontro
sull’uscio di casa a leccare i palmi.
I prossimi eroi non avranno mani oneste.

***

Al massacro come a una festa

Al massacro come a una festa
e senza perdono
se divampano le fiamme
le spegneranno a sputi
busserà il Signore
lordo di sugo e pieno di voglie

E Hassan Sabbah ordinò
buttatevi dalla rupe
i due giovinetti saltarono giù
venti metri più in basso
gli Asburgo-Lorena davano grandi feste
i panni rossi dell’imperatore
e tutto il carico di balle eleganti
per dormire meglio il sabato notte

La speranza si fa poltiglia
le ere minerarie hanno
facce di serpente
l’odontoiatria spadroneggia
la mentalità corrente
vuole draghi di carta
lussuosi battelli salpano per le Antille

Restiamo noialtri coi nostri pochi
vestiti i nostri meriti imprecisi

Dateci una mano a definire
il peso del nostro dolore

***

A Short View on Early 21st Century Italian Society

Oh il romanticismo dell’italiano
quando tuffa il muso nella crema merdosa

grande è la sua passione per la merda
si fa cagare in faccia e canta canta
col cuore in mano

e come batte la sanguinella del cuore
quando canta l’italiano bello il bel paese
dove la dolce merda cola dai favi

la raccolgono i bambini italiani
con le mani a coppa
e ci si spalman la nerchietta
nella bocca istoriata le belle perline
dei denti si smaltan di merda
gioiosa italiana solare

vi faremo vedere
come mangia la merda un italiano

***

Sonetto X

L’autorimessa dell’Aldilà
somiglia a un sobborgo fuegino
rottami un cane una ragazza
dai capelli neri e molto lunghi

nel cielo tutto incielato
un passero incula il tramonto
agresti le ore a passo di vergine
gli anni i secoli un risucchio

Tanto a lungo quanto dura l’Etterno
noi carchi di doglia si va
di cittade in cittade

finché un giorno per impazienza
non verremo come ladri nel buio
a saccheggiare l’Empireo








pubblicato da s.baratto nella rubrica poesia il 10 settembre 2009