La censura e i cromosomi

Teo Lorini



Per inaugurare la sezione «Orizzonti» della Mostra del cinema di Venezia, è stato scelto il film Francesca di Bobby Paunescu, regista rumeno che da 10 anni vive in Italia. La pellicola, molto applaudita all’anteprima per il pubblico, narra le vicende di una ragazza di Bucarest intenzionata a venire in Italia: il suo sogno è quello di aprire un asilo multietnico a Sant’Angelo Lodigiano, il paese natale di suor Francesca Cabrini, santificata nel 1946 per la sua opera in favore degli emigrati italiani in America. Il suo progetto si scontrerà però con l’ondata xenofoba che, nel novembre 2007, fece seguito al terribile omicidio di Giovanna Reggiani a Tor di Quinto e col cinismo dei personaggi che trasformarono il rancore e la paura seguiti a quel delitto in una cinica occasione di rendita elettorale.
Su due passaggi in particolare si sono appuntate l’attenzione della stampa, con l’inevitabile strascico di polemiche. A quanto risulta dai giornali, alcuni personaggi secondari del film reagirebbero alle notizie provenienti dall’Italia con frasi in cui compare l’espressione «sindaco di merda», riferito al primo cittadino veronese Flavio Tosi, mentre la deputata Alessandra Mussolini viene definita «quella troia che vuole ammazzare tutti i rumeni».
Alla querela di Tosi è seguita la denuncia di Mussolini, con la richiesta di sequestro della pellicola che pertanto non sarà proiettata nel Circuito dei Cinema veneziani, come d’abitudine accade con i film presentati alla Mostra.

Questo provvedimento di censura preventiva ha il risultato di rendere il film di fatto invisibile e impedire così di appurare il contesto in cui compare la battuta incriminata, la sua ipotetica coerenza con le vicende raccontate e persino la sua eventuale gratuità… In questa vicenda colpisce però un episodio che il regista Paunescu ha ricordato alla stampa e che, nella canea che seguì il delitto di Tor di Quinto era sfuggito a chi scrive.
Paunescu ha citato infatti una dichiarazione della deputata Mussolini, secondo la quale "i rumeni hanno lo stupro nel DNA". Numerosi giornali in questi giorni hanno menzionato tale circostanza e riportato questa frase che, per incredibile che sia, pure la Mussolini non ha ancora smentito. La deputata del PdL ha anzi rincarato la dose, dichiarando che ["il film dimostra che i rumeni sono violenti anche nel linguaggio. […] Figuriamoci che succederebbe se un film di un nostro regista prendesse a parolacce un deputato di un altro Paese"->http://www.adnkronos.com/IGN/News/S...].
Il linguaggio, come lo stile, fa la persona. E chi potrebbe saperlo meglio della parlamentare che, su Rai1, apostrofò con l’insulto ’frocio’ il deputato Vladimir Luxuria?

È verosimile che l’intensità degli impegni politici (cui si sommano quelli non strettamente parlamentari) abbiano sin qui distolto la Mussolini dalla lettura delle memorie del suo ben noto nonno, che pure sono state ristampate varie volte, e anche recentemente (2005) per i tipi della casa editrice Fabbri.
Pare allora utile recuperare una pagina in cui Benito Mussolini, prima di raccontare della sanguinosa dittatura da lui instaurata in Italia o dell’alleanza con Adolf Hitler, ricordando i piacevoli svaghi degli anni giovanili, si sofferma proprio sull’odioso reato dello stupro (senza purtroppo specificare se esso sia effettivamente connaturato al DNA di singoli individui o popoli interi):

«La presi lungo le scale, la gettai in un angolo dietro la porta e la feci mia. Si rialzò piangente e avvilita, tra le lagrime mi insultava. Diceva che le avevo "rubato l’onore". Non lo escludo» [1]

[1] Da: Benito Mussolini, La mia vita, Roma, ed. Faro, 1947, p. 47.








pubblicato da t.lorini nella rubrica democrazia il 7 settembre 2009