Brothers

Giorgio Morale



(Avevo sollecitato informazioni, impressioni e interventi sullo scrittore cinese Yu Hua. Prima del lungo black out del sito, mi era arrivato questo pezzo di Giorgio Morale che posto volentieri.) s.n.
Caro Sergio,
rispondo volentieri all’invito del tuo articolo su ilprimoamore a condividere le impressioni su Brothers di Yu Hua, ne ho appena finito la lettura e ti scrivo subito. Capisco il movente del tuo articolo, dopo aver letto un libro così devi parlarne, esso reclama spazio per l’assimilazione e il confronto. Avrai già capito che ti sono immensamente grato per la segnalazione di Yu Hua.
Il libro mostra chiaramente come le vicende storiche e politiche intervengano in modo sempre più invasivo nella vita quotidiana, lo si voglia o no. E la mia riflessione a caldo è questa: come dice il nostro De Andrè, "non esistono poteri buoni". Anche nel caso di episodi gloriosi della storia della liberazione dei popoli, quando la parola d’ordine è fare i conti con il passato, nel senso di fare piazza pulita del passato, succede spesso che la riparazione sia peggiore del male e che il programma di rendere giustizia si traduca in piccole e grandi vendette e confermi nuove soperchierie.
Allora sorge la domanda di sempre, da parte di chi auspica un cambiamento dello stato di cose presente e s’impegna per esso. Che fare? Certamente non cedere al cinismo e non concludere nel menefreghismo, ma sforzarsi di essere ancora più accorti, affinché in una società ispirata alla libertà, all’uguaglianza e alla giustizia si realizzi un sistema di controlli che garantisca da interpretazioni troppo personalistiche e partigiane in cui s’insinui l’interesse personale, il più gretto egoismo e la malafede.
A questo fine non rimane che confidare nell’educazione e nella cultura, che possano formare individui capaci di concepire e vivere comportamenti e relazioni diverse. E alla fin fine anche Brothers mostra, come tanta parte della riflessione occidentale a partire dal secondo Novecento, come l’unica salvezza possibile, l’unica politica degna di questo nome sia a partire dalle relazioni, nel praticare qualcosa insieme qui e ora, mentre viceversa l’inferno è nella incomprensione e nella chiusura agli altri.
Inferno e salvezza si combinano in modo indiavolato, in questo libro. Non si ride se non per piangere, immediatamente dopo, con gli interessi. A volte si ride e si piange insieme. Un pianto difficile, stentato, che fatica a venir fuori liberamente perché non c’è mai uno sciogliersi della tensione, perché c’è un orrore senza ritegno e senza logica che ti lascia a bocca aperta: come quel chiodo conficcato in testa e quella gola tagliata col rasoio.
L’autore non si scompone, non sorvola mai, racconta con lo stesso distacco e con la stessa prosa distesa scherzi di schietto gusto popolare e scene per noi insostenibili: con esse intendo sia torture atroci sia momenti di amore e generosità strazianti. Con quest’ultimo tipo di scene conclude il romanzo, con giusto crescendo, dopo averlo aperto in mondo scanzonato e boccaccesco. "Parlava e piangeva, parlava e piangeva" dice Yu Hua di un suo personaggio. E io me l’immagino, anche lui, a raccontare e piangere, così come io leggo e piango insieme. È questa la lettura più importante che ho fatto da alcuni anni, e mi propongo di farle seguire la lettura di altri romanzi di questo scrittore: innanzitutto la seconda parte di Brothers , pubblicata in italiano col titolo Arricchirsi è glorioso e dedicata alla Cina degli anni del neocapitalismo.
Ancora grazie, Sergio.

Giorgio








pubblicato da s.nelli nella rubrica libri il 3 settembre 2009