Lagom #7

Teo Lorini



7. Sabato santo

Stasera è tutto aperto, nel corso del viaggio di ritorno decidiamo di cenare in centro. «Hai suggerimenti?», chiediamo alla nostra guida. Jonas ci spiega che a Stoccolma è molto difficile avere un locale preferito perché la mania svedese del restyling non colpisce solo le facciate dei palazzi o gli svincoli stradali ma anche ristoranti e bar (che, se non altro, sono decisamente più frequentati). I locali cambiano a velocità supersonica ed è difficile ritrovare lo stesso posto a distanza di un anno o due.
«Se vogliamo andare sul sicuro, ci conviene tentare in uno dei pochissimi evergreen» e così Jonas ci accompagna al bistrot dell’Opera, una succursale più veloce ed economica del ristorante celebre ed extra-lusso che sorge proprio accanto al teatro. Da Bakfickan si mangia al bancone o in piccoli tavolini, appollaiati su sgabelli a trespolo. Lo spazio è razionalizzato ma non tanto da rendere il locale congestionato. Troviamo posto vicino alla zona cucina, proprio di fronte a un gruppo di quattro ragazzi. Uno dei tre maschi è bruno ha gli occhiali spessi e un’aria goffa e trasandata. I due biondi invece sono molto carini: il più giovane sembra un ragazzino, ha lineamenti delicati e l’espressione radiosa di quei belli che sono abituati a raccogliere l’ammirazione delle persone come un fatto scontato. L’altro invece, con gli occhi grigi e qualche ruga d’espressione, dimostra qualche anno in più e ha l’aria più seria e consapevole, forse con un guizzo di ironia nell’espressione. L’unica ragazza del gruppo ha il nasino a punta, capelli chiarissimi e il sorriso del biondino più giovane. Moira va in bagno e Jonas ne approfitta per indicarmela: «Somiglia a Debbie Harry» mi imbecca: «ha lo stesso broncio».
Faccio di sì con la testa: «E quegli zigomi alti, il taglio degli occhi…». Lui è stupito del mio tono. Per anni, durante le nostre passeggiate interminabili per Milano, abbiamo riso dei commenti che mi scappavano ogni volta che incrociavamo una fotomodella con il suo book sottobraccio. Era uno dei nostri sketch privati, con me che dicevo beceraggini e lui che faceva la faccia scandalizzata e, imitando una Franca Valeri vista tanto tempo fa a teatro, mi rimbrottava: "Volgarone!". Invece da un po’ non riesco più a essere truce in quella maniera tanto leggera e spensierata. Mi starò rincoglionendo? Anche stasera riesco solo a scuotere la testa e a dire: «Stupenda», naturalmente Moira sceglie quel momento per tornare dal bagno e finge una scenetta di gelosia non troppo convinta, anche perché la ragazza è bellissima davvero. Chi sarà il suo compagno? Il bruno o il biondo? Li guardiamo di sottecchi facendo ipotesi, poi notiamo due ragazze a un tavolo vicino che agitano la mano verso Jonas. È Moira a riconoscerle: «Erano sul nostro aereo!». Finiamo di cenare quasi in contemporanea e così usciamo da Bacfickan tutti assieme. Dall’altra parte della strada, gli scalini che salgono all’ingresso della Jacobs Kyrka brillano di candele. Chiacchieriamo alla luce delle fiammelle che rischiarano il portale, spostandoci ogni tanto per fare posto ai gruppi di persone che entrano alla spicciolata per assistere alla liturgia del sabato di Pasqua. Tra i fedeli i giovani sono decisamente numerosi, molti arrivano pedalando e si salutano con un cenno mentre legano le bici alle rastrelliere. Ci passa davanti anche il quartetto di prima. Debbie è mano nella mano con il bruno. Suo fratello, che scambia un bacio con Occhi Grigi, è stato più fortunato.
Le due italiane si chiamano Paola e Isabella, sono entrambe insegnanti, entrambe entusiaste dei loro primi giorni a Stoccolma. Naturalmente anche loro scambiano Jonas per uno svedese poi, chiarito l’equivoco, stanno a rimirarsi il nostro amico che, come sempre, sembra del tutto inconsapevole degli sguardi e dell’attenzione che catalizza. Presto è ora di rientrare: Jonas ha il suo pendel e le ragazze abitano vicino al capolinea della metro. Ci lasciamo alle spalle la chiesa e scambiamo gli ultimi suggerimenti, prima di separarci appena dietro la Casa della Cultura. Io prendo ancora un istante per osservare Isabella e Paola perse a seguire Jonas in marcia verso la Stazione, la borsa a tracolla e una mano a cercare l’abbonamento nella tasca dei suoi calzoni mimetici.
Domani si viaggia, ma stasera ci attende ancora una sorpresa. Al rientro in camera, Moira si fionda in bagno e io faccio un po’ di zapping. Giro veloce tra i canali e ho già cambiato quando mi rendo conto che su SVT, la tv nazionale svedese, ho appena sentito una frase in italiano. Sono quasi sicuro di essermi sbagliato e invece no: si parla davvero italiano. Stanotte infatti va in onda un documentario di cui Moira aveva sentito parlare. Si chiama Improvvisamente l’inverno scorso, è stato diretto da uno svedese e un italiano, Gustav Hofer e Luca Ragazzi, e racconta l’Italia e il suo clima politico nei mesi in cui è stata discussa la proposta di legge sui Dico. Una sequenza documenta anche il Family-day, il maxi-raduno tenuto il 12 maggio 2007 in difesa della "famiglia tradizionale" . Alla folla di piazza a S. Giovanni si presentarono in prima fila i leader dei maggiori partiti di centrodestra: Casini (divorziato, due figli con la sua nuova convivente) Fini, (che si separò dalla moglie venti giorni dopo la manifestazione per andare a vivere con una donna da cui già aspettava una figlia) e naturalmente Berlusconi (vabbé…).
La telecamera gira tra la folla raccogliendo immagini e dichiarazioni. Si cantano inni, si scandiscono salmi. Un vecchietto spiega che l’omosessualità non è solo contro natura ma è anche pericolosa perché porterebbe all’estinzione della razza umana. Qualcuno è, se possibile, ancora più brutale e nel fiume di parole si sentono risuonare i termini "malati", "pervertiti", "pedofili". Un esponente del gruppo "Militia Christi" spiega che alle madri lesbiche dovrebbero essere tolti subito i figli. Le immagini mostrano tantissimi bambini, alcuni portati dai genitori, per manina o in passeggino, molti altri raccolti nei gruppi delle associazioni cattoliche, con magliette, fazzolettoni, bandiere che sventolano, come a una festa paesana.
Improvvisamente l’inverno scorso è un film italiano che ha ottenuto una menzione speciale al Festival di Berlino. Non ne avevo mai sentito parlare e mi chiedo se e quando sarà proiettato in Rai.
Il documentario si chiude con il fallimento del progetto di legge sui Dico e un bacio. Fatico ad addormentarmi, continuo a pensare alle frasi e agli slogan del Family day, poi mi tornano in mente i quattro ragazzi del Bacfickan che entravano a coppie nella Jacobs Kyrka alla luce tremula e accogliente delle candele.








pubblicato da t.lorini nella rubrica dal vivo il 3 agosto 2009