Lagom #6

Teo Lorini



6. Vi måste planera

Sul trenino che ci sta portando fuori da Stoccolma discutiamo di quello che abbiamo appena visto. «Fa un po’ impressione, no? La metà di quelli che scendono sono ubriachi fradici, tutti quanti trasportano litri e litri di alcool, eppure nessuno pare turbato o infastidito».
«Se è per quello» risponde Jonas «neppure davanti agli italiani che urlano al telefonino: li guardavate molto peggio voi due di tutti gli svedesi attorno. Facci attenzione la prossima volta che entriamo in un bar e c’è il gruppo di turisti imbranati che si ammucchiano davanti alla cassa, ostruiscono il passaggio con gli zainetti e discutono mezz’ora su una corona in più o in meno… I camerieri non alzano nemmeno gli occhi al cielo, restano lì, pazienti, e aspettano con un sorrisino. È come un’indole collettiva, una specie di… come dire? di attitudine sociale alla prudenza».
«E nei rapporti interpersonali?»
Jonas sorride: «Beh, questa è l’altra faccia della medaglia. Hai fatto caso che gli amici che mi ospitano sono tutti italiani? Ho abitato qui quasi tre anni e gli svedesi che ho conosciuto bene, quelli con cui sono tuttora in contatto, che ogni tanto vedo ancora, sono pochissimi. E alcuni di loro se ne sono andati all’estero: una delle mie amiche più care oggi sta a Barcellona e mi dice che a tornare non ci pensa neanche».
«E le dai torto?» interviene Moira: «Barcellona è bellissima…».
«Per quelle col metabolismo sballato come te, magari. A me viene caldo solo a sentirla nominare!»
«Perché tu sei un vichingo con le scalmane».
Interrompo la schermaglia: «Perché parlavi di prudenza? Hanno paura degli estranei?».
«No. Non si può dire nemmeno così… Guarda c’è un avverbio svedese che spiega tutto. È anche una delle prime parole che impari, perché la usano spessissimo: Lagom».
«Ovvero?»
«All’incirca vale "moderatamente", "non troppo", "senza eccedere"…»
«La versione svedese del "Medèn agan" greco…»
«Bravo: dal tempio di Delfi alla Scandinavia. Per farvi un altro paragone, pensate all’understatement inglese. Gli svedesi sono quasi ossessionati dal timore di eccedere, di strafare. Qui persino le cose più belle, dalle ville ai parchi, dagli abiti alle auto, non sono mai lussuosissime. L’idea di "discrezione" domina anche la sfera dei consumi, non per niente è la terra del design minimale, del funzionalismo… Per non parlare dei rapporti sociali. Hanno un senso del privato fortissimo. L’idea di imporsi, di invadere la sfera dell’intimità altrui li imbarazza allo spasimo».
«Ma questo vale in generale per tutti i paesi nordici», dice Moira «pensa già solo alla diversa velocità con cui entri in confidenza con uno svizzero tedesco rispetto a un ticinese».
«Ma io mi accontento già del confronto tra un ticinese e un italiano!», la punzecchia Jonas «Scherzi a parte, hai ragione. Qui però è ancora più sviluppato. Quando lavoravo all’università ricordo certe pause con i colleghi… 15 minuti di mutismo totale. Tutti a sorbire il loro te, col viso chinato sulla tazza. I più chiacchieroni si lanciavano con osservazioni tipo "Oggi fa proprio freddo". E tutti a rispondere "Ah jo, jo. Riktig. Jo" con un sorrisino e poi zitti di nuovo».
«E come fai a entrare in contatto?».
«Un passo alla volta. E con ordine. Vuoi sapere l’altra parola magica? Vi måste planera: "dobbiamo programmare". Non sai quante volte me lo sono sentito dire… Non puoi mica invitare qualcuno solo perché ci vai d’accordo! Per loro è quasi un’aggressione… Se davvero ci si sta simpatici, si può proporre di bere qualcosa assieme, ma l’importante è planera. Tirano fuori matita e agendina e la prima data che propongono, ma devono essere in vena, è fra tre settimane».
«Esagerati! In Svizzera con dieci giorni te la cavi!». Moira castiga la mia battuta con un pizzicotto, proprio mentre il panorama fuori dai finestrini si trasforma. Ci siamo lasciati alle spalle qualche palazzone e un paio di svincoli ciclopici e ora scorrono boschetti, prati e villette bifamiliari in legno. Dai balconi sventola qualche bandiera svedese e in quasi tutti i giardini c’è un tappeto a molla, con un paio di bimbetti biondi che zompano a ritmo. In un quarto d’ora siamo al capolinea. La banchina è rialzata rispetto alla strada asfaltata dove c’è il solito cantiere con scavatrici e rulli compressori. Il nostro binario finisce con una pensilina in ferro e plexiglass che mi fa venire in mente le stazioncine delle ferrovie nord. Il cartello dice "Saltsjöbaden" e Jonas si diverte a correggere i nostri strafalcioni di pronuncia. Subito dopo questo capolinea senza stazione, passate le transenne dei lavori in corso, c’è una sorta di casa cantoniera trasformata in bar, circondata da uno steccato che racchiude alcuni tavoloni circolari, di legno. La strada sale leggermente, a destra e a sinistra ci sono quattro o cinque casette molto lagom, eleganti e chic ma senza strafare, con balconi e ampie vetrate per ricevere ogni barlume di sole. Ce le lasciamo alle spalle immaginando il tramonto da una di quelle terrazze. Dopo una curva, la stradina si spalanca verso una piccola baia, dominata dalla collinetta dove sorge un Grand Hotel bianchissimo, con le sedie a sdraio di tela candida che guardano verso lo specchio d’acqua sottostante, camerieri in livrea e persino una fila di cabine da spiaggia a strisce bianche e gialle. Al lido di Morte a Venezia manca solo Tadzio col maglioncino a righe e il cappello di paglia.
Dall’angolo della spiaggia parte una serie di ponticelli e passerelle, una passeggiata a pelo d’acqua che prosegue fino a un piccolo approdo ad anfiteatro, spalancato verso il fiordo e le isolette verdi di conifere che sfrangiano questo piccolo braccio di mare. Il lato rivolto ai boschi, invece, è costruito come un’unica lunghissima panca dove piccoli gruppi di persone stanno sedute a godersi il sole. Jonas si incammina sul pontile che si allunga fino al centro della baia. L’acqua è limpidissima e riflette il verde degli alberi, sembra di essere immersi in un bosco liquido.
«Là dietro c’è il mare aperto».
«Vuoi dire che questa è acqua di mare?».
«Puro Baltico. Assaggiala».
Mi spenzolo dal pontile fino a bagnarmi le dita, ma il gusto di salmastro è quasi impercettibile. «È uno dei mari meno salati al mondo», mi spiega Jonas: «che è poi il motivo per cui il Vasa si è conservato così bene».
Al centro della baia la pace è totale, si sentono solo le strida dei gabbiani in lontananza e lo sciabordio di piccole ondine contro i lunghi galleggianti che regolamentano gli approdi e disegnano sull’acqua una sorta di posteggio per barche a spina di pesce che ci fa molto ridere. Di passerella in passerella arriviamo su una microisoletta completa di poltroncina pieghevole per i pescatori. La luce ha un’intensità che non ho mai visto, anche la nostra macchinetta digitale fatica a tararsi e per evitare che gli scatti siano sovraesposti dobbiamo mettere una mano a mo’ di visiera sopra l’obiettivo.
Poi ci sediamo, la schiena contro la betulla al centro dell’isoletta a guardare il sole che filtra tra le foglie, e restiamo così, in silenzio, a respirare quest’odore d’acqua, di bosco e di pulito.
Arriva l’ora di tornare verso il trenino ma, passando davanti al Des Bains in miniatura, Moira ed io ci voltiamo quasi in contemporanea per l’ultima occhiata alla baia, come se cercassimo imprimerci in testa tutta questa bellezza, le cime degli alberi, le traiettorie circolari dei gabbiani, i riflessi del sole sullo specchio d’acqua e il mare che là in fondo si sfrangia e si ramifica per avvolgere le isole. Jonas ci raggiunge e sospira. Noi non riusciamo a smettere di ringraziarlo: ci avessero raccontato che c’era un luogo simile a un quarto d’ora dal centro, probabilmente non ci avremmo creduto e di sicuro non avremmo pensato di venirci. Lui risponde solo: «Sono contento che piaccia anche a voi perché per me è un posto speciale».
Moira sta sorridendo, forse non se n’è neppure accorta e a me viene in mente che se, al momento giusto, prima di chiudere gli occhi, mi resterà il tempo e la lucidità per una manciata di ricordi, uno di questi sarà il suo viso che sorride davanti al Baltico sulla riva di Saltsjöbaden.








pubblicato da t.lorini nella rubrica dal vivo il 2 agosto 2009