Taklamakan #3

Sergio Baratto



Ιστορίαι

Senofonte attraversò l’impero in fretta e furia
i persiani di dietro i peshmerga davanti
non mancò di somatizzare con qualche diarrea
e quel cazzo di mare non arrivava mai

Gesù si esercitò a fare la firma sulla sabbia
sotto gli occhi della conferenza episcopale talebana
disse Donna ti perdono, basta che la smetti di –
gli apostoli conclusero mimando il gesto con la mano

San Giovanni morì vecchio a Efeso tra i cocci
compatibilmente col proprio martirio in tenera età
da Erodoto sappiamo di quell’ufficiale egizio
che rispose al faraone con un peto

La storia a volte soccorre i nostri cali di stima.

***

Memorie del 1788

Contrade di Westfalia il sole il fango
la Renania il Palatinato le prime labbra
l’infermierina dai capelli gialli
le corse in bicicletta i calzoni strappati
sul ginocchio il sangue a marzo i venti
e tutto per dimenticare quel suo squarcio
profumato, meine Liebe.

La palla del pianeta rotolava la catastrofe
dei secoli si portava via bracciate
intere di carne pelosa infelice
era aprile ricordo e pioveva
chinandomi a raccogliere il cappello ho capito
che non avrei più avuto un altro abbraccio.

***

Et in Arcadia ego

amare flevi.
Ora i pastori pelasgi ti squadrano
da sotto le loro massicce arcate
sopraccigliari con gli occhi di chi
la sa lunga e le bocche cucite

Vergava con furia sui suoi bigliettini
l’oracolo di Apollo da sbronzo –
"Merita più di un semplice weekend" –
e queste cazzate finivano al volo
sui baedeker tascabili in koinè

Ci si ammucchiava fatalmente tutti lì
riconoscevi le fisionomie gli accenti
le targhe di Atene e Corinto abbondavano
pochi gli spartani – si sa – restii
a compromettersi con satiri e ninfe

tutti in fondo delusi nauseati
ma senza il coraggio di ammetterlo.
I più filosofi s’intestardivano –
"Rimpiangeremo questo affollamento" –
naturalmente avevano ragione

Nei campi profughi le ninfe si vendono
i funzionari ONU ne approfittano
un premio pulitzer di Siracusa
sta scrivendo un reportage infuocato
le colline di felci sono nude

Zampettano i fauni innocenti
coi loro cazzetti di peluche
sui pascoli minati e vanno in pezzi –
è il costo della guerra ai centauri si legge
adesso tra le righe sui giornali.

***

Per la fine dei tempi

Verranno a prenderti di notte
in tre su una macchina nera
ti porteranno alla Lubjanka finale
o su treni piombati finirai
in un campo di transito
per un tempo impreciso

Nell’ombra enumeri
le offese inflitte gli insulti subiti
il conto non torna non dà mai
lo stesso risultato un pomeriggio
smetterai l’algebra e comincerai
semplicemente ad aspettare








pubblicato da s.baratto nella rubrica poesia il 28 luglio 2009