I ragazzi venuti dalla rete

Irene Campari



Il 20 luglio ho ricevuto un invito ad un Meeting scientifico dedicato al modo in cui gli umani pensano lo spazio e il tempo e come lo potrebbe invece fare un computer. Vent’anni fa partecipai al primo incontro su quel tema, allora pionieristico, in Spagna nei pressi di Avila. C’era George Lakoff, linguista di Berkeley, diventato nel frattempo figura centrale del pensiero liberal statunitense. Ho declinato l’invito perché da allora ho preso un’altra strada e non sono più uno scienziato. Nella stesso giorno, mi è tornato alla mente un pomeriggio del luglio di quarant’anni fa, al mare, in Liguria, quando ho assistito alla televisione in bianco e nero, insieme a tutta la famiglia, all’atterraggio di Amstrong e Aldrin sulla luna. Ho avuto in quell’occasione unica un’esperienza di senso comune di fronte alla meraviglia dell’alieno che atterra su un satellite deserto e così ambìto; ho avuto anche una precoce esperienza professionale con le tecnologie di Rete (dal 1985), i modelli cognitivi e con le riflessioni sull’omologazione culturale a cui si prestano, e per ciò altrettanto ambìti per riproporre quella meraviglia nella realtà della desolazione del mondo. L’andirivieni di quei pensieri si mescolava quel giorno ad altri mentre sbirciavo i quotidiani che riportavano le dichiarazioni della giovine Serracchiani sul suo Pd, i pamphlet su Grillo, il libro dedicato a Di Pietro (Il Tribuno), i dossier sulla crisi economica, i patinati depliant della greeneconomy e l’interessante saggio di Andrew Keen, Dilettanti.com, e un altro, ben più impegnativo, di Mauro Magatti, Libertà immaginaria – Le illusioni del capitalismo tecno-nichilista.

Allunaggio sulla Next economy

Da quando si è avuta percezione della natura e delle caratteristiche dell’epocale crisi economica – la peggiore dopo la Grande depressione –, il capitalismo è andato riallineandosi. Ciò che erano nicchie per ambientalisti integralisti – la greeneconomy – o dirimenti temi di etica della vita – le biotecnologie – stanno proponendosi come traghettatori del capitale da una sponda all’altra del profitto. Basta con l’occupazione di suolo per case, con le secche e gorghi del fallimentare immobiliarismo finanziario anni Novanta; il tenerlo in vita – insieme ai tradizionali mezzi di produzione, ai muratori e manovali in carne e ossa a rischio sindacalizzazione e morte per lavoro e magari di interesse di comitati antirazzisti – è un impegno lasciato al governo e alle vecchie classi dirigenti del vecchio capitalismo.
Il nuovo capitale deve trovare altro, recuperando, insieme all’immagine di cura per il pianeta, un ruolo diverso per le tecnologie informatiche rispetto a quello ricoperto nella vecchia New economy. Non sono scontati i nomi delle imprese in grado di dirigersi con autorità e competenza verso la nuova pasqua capitalista; in molti, già globalizzati, ci stanno però provando. È in corso una poderosa concorrenza per riconfigurare il gotha economico-finanziario tramite la Next economy. Con "next" si intende sia il processo di stabilizzazione delle società e delle governance mondiali, sia il futuro dei correlati politici e culturali. Siamo ad una nuova rivoluzione industriale che deve, per avere successo, darsi anche una dimensione politica e un orizzonte culturale. Il successo della combinazione di tutti quei fattori creerà profitti colossali. Un dato è certo: si dà ormai per scontato ciò che nei decenni precedenti era emerso invece come sciagura, almeno per i sinceri democratici: la subalternità senza scampo della politica all’economia. Subalternità accettata dai soggetti propugnatori della Nex economy a tutti i gradi della scala in cui si collocano i portatori di interessi. Il conflitto di interessi in quanto tale non esisterebbe più, assorbito nella commistione integrale nel singolo individuo di dimensione politica, valoriale, professionale ed economica. Un esempio: il cittadino che lavora nel settore della biotecnologie può decidere di impegnarsi nella società civile in prima persona e tramite la Rete per fare lobby politica organizzando gruppi di pressione per ottenere la svolta nell’impiego di nuove tecnologie, propagandando la propria posizione come interesse verso la collettività, lo svecchiamento delle mentalità, della politica e dell’amministrazione. L’indubbia rilevanza e attualità dei temi (ambientali, ecc.) contribuisce a celare agli occhi della pubblica opinione i presupposti e la natura di quell’impegno e di quella partecipazione.
Circa la Next Economy, Carlo Pelanda Co-Direttore di GLOBIS dell’University of Georgia, e giornalista non certo marxista, scrive: «La "prossima economia", pur essendo solo futuribile, va vista come un oggetto rilevante per le strategie aziendali del presente». Energie rinnovabili, trattamento dei rifiuti, mobilità sostenibile, Information technology per il business, biotecnologie ed e.commerce, Web 2.0 (i socialnetwork) ne sono i capisaldi. Marxianamente chi possiede gli strumenti di produzione è il padrone, nella prossima era ne avrà il dominio chi li controllerà culturalmente, rendendo il medium più integrato possibile al messaggio. Pelanda aggiunge: «E la politica, nella maggior parte del pianeta, è lontana da questo. Soprattutto presuppongono un aumento dell’istruzione media utile a capire e a gestire il nuovo. Ma se il consumatore deve essere più cognitivamente capace, il produttore dovrà diventarlo dieci volte di più: l’operaio di domani dovrà sapere tanto quanto un ingegnere di oggi. Tutti questi fattori lasciano prevedere che il cambiamento sarà rallentato da una forte spugnosità sociale…». Beppe Grillo dal 2004 insiste affinché l’attenzione sulle tecnologie ambientali sia una priorità degli amministratori. Tre delle Cinque sue stelle sono dedicate alle strategie ambientali: rifiuti, energia, mobilità. Molti degli attivisti dei meetup operano in questi ambiti professionali o negli indotti. Il grado di istruzione di coloro che dovrebbero amministrare è – sostiene Grillo in una recente intervista a Gian Antonio Stella – la laurea. Non però quelle conseguite prima del 1990. Ha affermato infatti, con sprezzo, che molti dei nostri amministratori hanno ottenuto un laurea trent’anni fa! La mia prima ne ha 28. Allora non c’era alcun corso di laurea di informatica (ho provveduto a rifarmi solo tre anni dopo) o in biotecnologie, non c’erano superspecializzazioni, e gli studenti erano molto politicizzati, partecipavano alle assemblee in carne ed ossa con nome e cognome, non con l’avatar di Second life. Anni interessanti, se non fossero stati anche di piombo. La Casaleggio e Associati (che coordina l’attività professionale e politica di Grillo, Di Pietro, ora anche di Travaglio, dei meetup e di tutto ciò che ruota intorno alle denunce del malaffare dei gruppi industriali e finanziari del vecchio capitalismo) è legata a contesti culturali, finanziari ed economici la cui mission esplicita è la tutela dell’ambiente, il risparmio energetico, la gestione dei rifiuti, la mobilità sostenibile, l’e.commerce, l’Information technology ((Btm) for business, i social network. E tutto – interesse, partecipazione, discussione, scelta del capo, acquisti – ha un preciso rimando alla Rete e solo alla Rete. Qualche riflessione più approfondita non fa quindi male poiché considero ciò che è in atto qualcosa di piuttosto serio, da osservare con la dovuta attenzione e con adeguati strumenti di analisi.

La coda lunga e l’e.commerce

"La coda lunga" è il titolo di un saggio di Chris Anderson, direttore della rivista "Wired". Anderson ritiene che la Rete sia l’unica chance rimasta al consumatore per continuare ad essere tale e immensamente libero. È un consumatore senza mediazioni che non siano i trasporti e le logistiche di immagazzinaggio della merce che ordina in Rete (l’e.commerce) e che ottiene poche ore dopo, in sacchi che l’impresa di spedizione lascia sopra o sotto le cassette della posta. I beni possono essere le mutande firmate o libri indistinguibili, da Kafka ai Dvd di Grillo. Il consumatore della "coda lunga" potrà (dovrà?) non uscire di casa per costituirsi una biblioteca virtuale o un guardaroba reale. La catena dei beni deve apparire infinita; il consumatore deve avere l’impressione che un universo di oggetti, di bite che assumono la forma dei suoi desideri, siano alla sua portata per costi e mezzo di ottenimento: la carta di credito e il click. Zygmunt Bauman in Homo consumens ha descritto la psicologia del consumatore arrivato ad essere tale dopo aver vissuto qualche anno nella condizione privilegiata del cittadino. Ne ha descritto la solitudine davanti agli scaffali di un supermercato. Nella nuova era della Next economy, la solitudine sarà totale; nella "coda lunga" del commercio in rete il consumatore non incontra nessuno di coloro che avrebbe incontrato al supermercato e nemmeno ci andrà più, al supermercato: il commercio in rete lo dispensa dal movimento e dall’incontro. "La coda lunga" e la possibilità infinita di scelta virtuale di beni diventano l’apoteosi dell’e.commerce e di tutto ciò che in Rete si muove.
All’e.commerce Casaleggio e Associati ha dedicato i suoi ultimi sforzi di ricerca, con dossier e statistiche accurate in cui prevale l’opinione che il futuro del commercio stia tutto lì, e che solo sofisticatissimi art director e webmaster possano aiutare a creare ricchezza, permettendo al cittadino del "basso" di non uscire di casa. Per convincerlo ci sono di certo le statistiche dell’inquinamento atmosferico e le prospettive inevitabili della mobilità sostenibile: andare in bicicletta diventa un imperativo come lo stare davanti al computer. Così, oltre a soddisfare i desideri con un click, il cittadino "del basso" dà il proprio contributo alla salvaguardia del pianeta. Se poi si insiste – e il programma diventa allora anche politico - Comune, Prefettura e Questura saranno portati a produrti certificati in rete, "senza che tu esca di casa". E questa è chiamata "efficienza".
La mobilità sostenibile è cruciale per il successo dell’e.commerce, così come per la democrazia "dal basso". Come vitale sarà non fare più il minimo accenno alla decrescita e ai negozi di vicinato, ai servizi nei quartieri e nei centri storici. Meglio qualche supermercato di media dimensione qui e là, piuttosto che qualche negozietto che attiri pensionati e ragazzi sotto casa a scambiarsi uno sguardo e due parole. L’interazione umana è dannosa per l’e.commerce e per le dittature democratiche. Dobbiamo essere a chilometro zero: ma solo noi, gli "utilizzatori finali"; perché le logistiche e i trasporti di merci saranno inevitabili, come i lavoratori a basso costo della vecchia delocalizzazione globale. Grillo non ha mai fatto sua la teoria della decrescita di Latouche, della rilocalizzazione produttiva e il ritorno alle botteghe. Quando da consigliere comunale lo invitai in Commissione Servizi sociali insieme al dr. Montanari per discutere di nanoparticelle, disse che «addirittura» aveva visto ragazzi con le spille in faccia parlare di decrescita. Come a dire: quella la lasciamo agli alternativi che di capitalismo non capiscono un acca. L’e.commerce è un business già notevole per il volume di pubblicità veicolata tramite i socialnetwork. Da una indagine statunitense risulta che il 90 per cento dei blog al mondo è costituito da siti fittizi, dietro ai quali ci sono persone fittizie, che scrivono cose fittizie per procacciarsi qualche migliaio di euro tramite il numero di click effettuati sui banner pubblicitari. Sono non luoghi nel nonluogo della Rete, intorno ai quali si stanno costruendo intere comunità di individui che – opportunamente suggestionati e perso ogni riferimento con la verità dei fatti e delle idee – la usano e tengono in vita come strumento di pressione e propaganda commerciale. E come non devono più servire i luoghi di piccola distribuzione (e mediazione) commerciale, così devono apparire superflui i luoghi di rappresentanza istituzionale democratica, quegli spazi di mediazione e scambio in cui i cittadini non sono fittizi e hanno ancora un nome, un cognome e una faccia non confondibile con le molteplici identità generabili dalla rete. Con le quali è permesso mentire, manipolare la realtà, fare lobbing, difendere interessi inconfessabili sotto mentite spoglie, mentre con la faccia e nome reali si difendono contemporaneamente interessi o ideali opposti. Tutto ciò che separa o allontana il cittadino dalla Rete e ne impedisce la diretta corrispondenza deve essere tolto di mezzo o scoraggiato.

La Rete e Web 2.0

Alle recenti "amministrative", a Pavia sono stata candidata sindaco per una lista civica appoggiata da Grillo. Due giorni prima della chiusura della campagna elettorale, ho pubblicato sul sito della lista civica a Cinque stelle "Cittadini in Comune" la postfazione al saggio "Fuochi sulla città", dedicato al pavese Festival dei saperi 2006, dal titolo "Asfissia etica". Con una mail, il Gruppo mi ha fatto sapere che dovevo cancellarlo. Nel mio testo parlavo di autorefenzialità dei partiti e del coraggio di dire No, di indipendenza di giudizio, di Don Chisciotte... L’ho lasciato ben in vista lì dove l’avevo postato. Il programma elettorale doveva essere scritto da un autoorganizzatosi "Gruppo programma". Cinque giorni prima della presentazione, insieme alla lista elettorale mi giungono otto pagine che illustrano le Cinque stelle e un riferimento alla Carta di Firenze. In tre giorni ho dovuto riscrivere il programma (diventato di tutti e diffuso "in pillole" firmate da altri) tarandolo sulla realtà pavese. La conoscenza dei luoghi e della loro riprogettazione, la qualità delle proposte realizzabili e autenticamente originali sembravano non contare. Contava invece l’omologazione delle proposte poiché risulta più facile non assumersi responsabilità conseguenti a scelte precise, ed è più semplice in tal modo "fare Rete" con realtà diverse.
Quest’ultima è strumento efficacissimo, ma distruttivo se controllato da interessi economici che traggono vantaggio dal fatto che chi frequenta la Rete non ha la consapevolezza dell’autentico significato di alcune parole chiave della civiltà: democrazia, dignità, eguaglianza e differenza, libertà, rispetto, onestà intellettuale, identità e responsabilità individuali, memoria. Il berlusconismo ne ha già fatto scempio; il centrosinistra come sempre dà una mano (ricordiamoci la sicurezza e la paura percepita, e l’ambientalismo a colpi di autostrade). La massa degli spettatori novecenteschi, come li ha definiti Hannah Arendt, si rafforza come tale nell’attualità con la poderosa suggestione del farla sentire tutta composta da protagonisti della vita pubblica e del potere. Nella filosofia grilliana questa è l’essenza della "dittatura dal basso". Con quel "basso" si liquidano però tutte le aristocrazie del sapere e del pensiero, le differenze vivaci e fondanti del pensiero diversificato, i conflitti vitali per la democrazia e per la sopravvivenza delle culture. Anzi, sulle personalità originali deve essere posto il controllo serrato dei Gruppi. La Rete, se opportunamente controllata, può arrivare – è questa l’ambizione – ad arrivare là dove nemmeno Berlusconi e Murdoch con le televisioni e l’acquisto di storiche case editrici si erano spinti: il controllo totale sulla qualità della conoscenza esaltando la mediocrità, l’istruzione tecnica per connettersi direttamente alla Rete, la disonestà intellettuale di chi è disposto a tutto pur di non svelare i retroscena dell’impegno, l’espressione delle carenze culturali suggellate come bellezza d’essere sé stessi. L’individualità è ridotta ad un bouquet di numeri di Ip anonimi che possono anche negarsi all’individuazione in Rete tramite proxy irraggiungibili. Un "cretino anonimo", che copia e non capisce, è omologato ad un maitre a penser.
L’omologazione dell’individuo nella massa indistinta – che diventa folla partecipante nei comizi istrionici – è il fattore determinante dei modernissimi regimi autoritari generati via Rete. Tuttavia, in questa fase iniziale, l’istrionismo di piazza è ancora necessario al consenso. L’obiettivo è però quello di non averne più bisogno: la suggestione della democrazia diretta tramite la Rete, potrebbe rendere superflue le mediazioni popolari, così che anche i Grillo dovranno infine togliere il disturbo, come tutte le mediazioni. Occorre tutaviarimanere in Rete il più a lungo possibile e trovare maschere di protezione. Una delle Cinque stelle grilliane è la "connettività", che si ottiene tramite l’accesso alla banda larga per tutti. Questa va concettualmente unita alla "trasparenza", l’altra stella, che non va intesa come legittima richiesta di partecipazione democratica, piuttosto come rappresentazione "spettacolare e mediatica"della scena istituzionale per delegittimarla. La ripresa dei Consigli comunali ha un duplice obiettivo: alimentare l’uso della rete, sollecitare l’indignazione che si smorza quando lo schermo si spegne (su quello di livestream, dal quale escono le immagini del Consiglio di Pavia, è comparsa la pubblicità – l’e.commerce). La comprensione di ciò che accade nel contesto politico e amministrativo conta poco; il controllo su chi capisce invece conta moltissimo. L’importante è che passi il messaggio che, in fondo, anche il Consiglio comunale è una istituzione inutile, così come lo sono, nell’universo di Grillo, le Province. In fondo basta qualche sondaggio in Rete per sapere cosa vogliano i cittadini "puri", ed è sufficiente qualche banner pubblicitario per adeguare il cittadino virtuale al consumatore reale.
La maggioranza, che sia fittizia o calcolata su di una percentuale estemporanea, autorizza piccole azioni di gruppo anche per chi del gruppo non fa parte. Gran parte dei meetup esistono come siti (con interfacce in inglese tutte uguali) sui quali si incontrano pochissime informazioni, nessuna inchiesta, nessun affondo, ma tanti complimenti reciproci. I responsabili dei meetup, gli organizer, ho letto che pagano una quota mensile per essere tali. Si paga anche per essere semplice iscritto, come nei partiti. Sono piccoli socialnetwork omologati nel mondo del Web 2.0. Ad esempio, il meetup di Voghera è stato organizzato da Maurizio Benzi; ne è ancora il responsabile, così come lo è stato per quello di Milano. Benzi lavora stabilmente presso la Casaleggio e Associati di Milano. A nome suo è stato diffuso in Rete il comunicato stampa che annunciava la joint venture tra Casaleggio ed Ematics di Stamford, il 1° dicembre 2004. Lo stesso Benzi, diplomato a Pavia, ha lavorato in Webegg, la controllata di Telecom e poi al 50 per cento Finsiel e Olivetti, da cui provengono gran parte dei soci di Casaleggio. Telecom fornisce servizi di accesso a Internet: una banalità significativa. Benzi deve essere bravo nel suo mestiere, ha vinto anche dei premi sulle "Cyberidee" come Webmaster.

Next economy, post democrazia ed esoterismo

Molti in questi ultimi due anni si sono soffermati sul tipo di pubblicità che Casaleggio e Associati propongono, fatta di suggestioni esoteriche e mitologiche. Ho l’impressione, tuttavia, che la concretezza del business non sia mai stata in realtà persa di vista (ci mancherebbe, non sono una onlus). Marco Canestrari (un esponente molto attivo dello staff di Grillo che è stato anche organizer del meetup pavese) lavora presso la Casaleggio e Associati, ed è stato organizzatore del meeting fiorentino dov’è stata presentata la Carta di Firenze (il programma amministrativo di Grillo). È quindi molto interessante sapere ciò che scrive Marco Canestrari sul suo blog (che non contiene alcun riferimento al comico genovese) circa la democrazia e la dittatura dal basso. Per esempio si legge: «Servono dei metodi di lavoro condivisibili da tutte le ideologie che riducano la distanza fra le esigenze dei singoli cittadini e i provvedimenti imposti dall’alto. La democrazia è in coma farmacologico. Tutti i cittadini del mondo devono decidere direttamente sulle questioni universali dell’uomo e devono avere accesso diretto alle informazioni. Non delegare la tua scelta: abolire i partiti e ragionare "a problemi". Diminuire il potere dei Politici, diminuire i loro campi di scelta e le loro responsabilità a favore di scelte sempre più dirette. Equiparare i loro stipendi a quelli del pubblico impiego, evitare qualsiasi conflitto di interessi: Nessun potere sui Media o verso alcun Azienda». Ad una commentatrice rispondeva: «Vedi Eva, quello che sto cercando pian piano di far capire, (e non è affatto facile perchè è una cosa completamente nuova), è che l’unica soluzione che cambierà le cose sarà quella di avere un sistema dove nessuno ha più potere di un altro, dove cioè l’energia parte dal basso (sia la scelta che l’azione). Non è Utopia, la rete permette già delle strutture del genere, bisogna solo fare acquisire familiarità alle persone sugli strumenti che si possono utilizzare. In quest’ottica, non avremo più bisogno di cercare un "leader" senza individualismo, o "coerente". Non dovremmo più occuparci di tutto ciò che ci può dividere. Il futuro è in questa direzione, è un processo obbligato, magari ci vorranno anni, magari ci saranno varie oscillazioni, ma infine l’energia si stabilizzerà in un punto di equilibrio, e quello attuale non è affatto di equilibrio. Qualsiasi passo che velocizzi verso questa direzione è benvoluto, indipendentemente dalle persone coinvolte, dalla loro coerenza o dal loro egoismo. Secondo me questi sono passi positivi: Si sta coinvolgendo il paese, si stanno disabituando le masse dalla passività, si sta diffondendo ad un minore coinvolgimento emotivo verso i partiti e più verso le "soluzioni". Sono tutti piccoli passi positivi. Spero pian piano si capisca quello che voglio dire, in maniera che si possa formare un primo nucleo di persone che ne colgano il senso e le implicazioni, in maniera di agire poi autonomamente con motivazione propria, senza attendere spiegazioni da qualcuno… Un sentito grazie per il tuo utile contributo, Marco Canestrari».
Un piccolo problema sorge quando più in là Canestrari sostiene che non bisogna badare a chi contribuisce alla soluzione di un problema. Se una casa deve essere costruita anche un cattivo può portare il suo mattone. E mi chiedo, spero legittimamente, se per caso fosse un mafioso a portarlo quel mattone, cosa facciamo? Lo ringraziamo? (In Allegato 1 sono riportati anche i Dieci comandamenti del nuovo credo "Per liberare energia dalla rete e sfruttarla al massimo", "Le soluzioni al capitalismo" e "La democrazia diretta mondiale", tutti pubblicati sul blog di Marco Canestrari e quindi "creative commons").

I fake citizen e la libera informazione

I fake citizen sono i cittadini fittizi, coloro i quali intervengono in rete lasciando commenti anonimi, o con nomi inventati, nei blog e nei social network che spesso servono i grandi gruppi di pressione economica. Sono coloro i quali aprono incessantemente migliaia di blog e siti al giorno, apparentemente con una utilità informativa, politica o di impegno, in realtà per manipolare l’informazione dirigendo l’opinione pubblica della rete verso un indirizzo di pensiero o un prodotto. Sono molto funzionali all’e.commerce, poiché le società che fanno pubblicità o vendono in Rete pagano i gestori di quei blog un tanto al click sui loro banner. All’uopo si costituiscono anche fittizie comunità di "cittadini" che fintamente si riuniscono in un comitato in Rete con lo scopo di parlar bene di un prodotto e male di quello concorrente. L’anonimato della Rete lo permette. Il fenomeno è descritto limpidamente nel volume di Keen, Dilettanti.com. Del resto siamo in un contesto che ha fatto grande pubblicità a Second life; è noto come sia Grillo che Di Pietro abbiano il loro avatar in Second life. Dietro la «democrazia dal basso», quella che secondo i nuovi cavalieri della Tavola rotonda e del portatile di ultima generazione, si potrà esplicare solo tramite la Rete, sono spontaneamente ammessi anche i fake citizen: il carnevale tutto l’anno, quello sponsorizzato dalle holding multinazionali della Next economy. La Casaleggio e Associati, molto preparata anche in fatto di sociologia, ha tra le sue attività «l’orientamento di gruppi e opinioni».
Un grande business all’orizzonte è quello della stampa online e, su di un altro versante, quello del giornalismo partecipativo. È noto che la stampa si stia reindirizzando verso le edizioni online 24 ore su 24. Questo apre porte sconfinate alla pubblicità e all’e.commerce. Tuttavia, sono ancora i grandi gruppi tradizionali che ne possiedono marchi e lettori. Indurre milioni di questi ad abbandonare la carta stampata non è semplice. Questo scriveva nel dicembre 2008 un giornalista su di un sito legato a Panorama.it (Gruppo Mondadori) e dal titolo Web 2.0: il nuovo volto dell’informazione online: «Questo per dire che le carte in regola ci sono tutte. Ciò che manca, piuttosto, sono i numeri. I lettori sono pochi, il mercato non decolla come dovrebbe: da qui una situazione di stallo che comincia a far storcere il naso a molti. Uno scenario su cui pesa la poca onestà necessaria a coinvolgere veramente le persone e avvicinarle ai nuovi media. Così, tra mezzi buchi nell’acqua e la ricerca spasmodica di una certa visibilità, l’obiettivo di portare Internet tra la gente è ancora lontano. Molto lontano». L’articolo prendeva le mosse da un’indagine condotta dal gruppo statunitense Bivings con sede a Washington e che opera da quasi vent’anni nel campo del lobbying, delle relazioni istituzionali e della consulenza strategica nell’ambito dei nuovi media e quindi leader nel Btm. Bivings si occupa anche di lobbying politico; a proposito è interessante l’articoloLa politica e i social network, le tecnologie della pubblica amministrazione, dove l’enfasi è posta su come i socialnetwork e Web 2.0 possano cambiare la politica e il loro ruolo nelle campagne elettorali. Sempre Bivings ha espresso la propria idea su Second life, quando ha osservato, con preoccupazione ma anche distacco, alcune imprese togliere la loro partecipazione poiché non aveva spostato un solo cliente. The Bivings Group è da molti ritenuto il modello a cui Casaleggio e Associati si rifà.
Il giornalismo partecipativo è invece un settore tutto da costruire, dove serietà e fiducia diventano fattori discriminanti e determinanti per la qualità dell’offerta, mancando il professionismo. Ogni cittadino può diventare giornalista creandosi uno spazio nei socialnetwork o nella blogosfera. Fin qui, è inutile sottolinearlo, va bene. Tuttavia in uno spazio con quelle caratteristiche, il senso di responsabilità, la preparazione personale, la coscienza diventano altrettanto dirimenti quanto la libertà di espressione. Ma se tutti i cittadini sono uguali nell’universo della Rete, tutti hanno anche diritto ad essere prima o poi fake. Inoltre, tutto ciò che si dice ha medesime credibilità e dignità e l’indifferenziazione ne diventa il logo. Da questo punto di vista, il lettore non ha tutele e l’unico modo per venirne a capo è farsi egli stesso protagonista, scrivendo e dicendo la sua. In questo spazio, esperti di Btm, It, e.commerce trovano deserti da reidratare e con i quali reidratarsi. Mi ricordo della battaglia di Grillo per abolire l’Ordine dei giornalisti, ma potrebbe essere solo una naturale e incontrollabile associazione di idee. La Gartner, un colosso nel mondo Btm, ha un proprio punto di vista costituito da cinque elementi su cosa occorra considerare rispetto alle tecnologie emergenti (Allegato 3), da cui risulta chiaro che non ci si debba fermare mai.

La Greeneconomy

Nell’aprile scorso, la Columbia University e la banca Jp Morgan (per inciso una delle due banche statunitensi che si sono salvate dal baratro della crisi aumentando anche i profitti) hanno organizzato un meeting dal titolo: The Next Economy: Green Economy Leadership. Jp Morgan è uno dei clienti della società Global Trends, fondata da Enrico Sassoon, figura di spicco della finanza milanese e nazionale, già nel board di Affari Internazionali insieme a Giorgio Napolitano, Giuliano Amato ed Enrico Letta, e dell’American Chamber of Commerce in Italy dove siede insieme a Romiti, Massimo Ponzellini, amministratori di Exxon e Coca cola. Enrico Sassoon è socio di Casaleggio e Associati. Non è quindi una società qualsiasi, né improvvisata: sa quello che fa e lo sa fare. Se Grillo e Di Pietro hanno dimostrato in queste settimane di avere un progetto politico preciso che passa dal riposizionamento a sinistra a occupare uno spazio ormai vuoto per arrivare al centrosinistra di potere, non ci si può limitare a rilevare le contraddizioni tra ciò che urla Grillo circa l’affarismo, i conflitti di interessi e "le cariatidi" della politica e dell’economia. Si devono piuttosto intuire e comprendere le connessioni con la Next economy e con ciò che in Italia si muove a proposito. Global Trends si occupa di energie rinnovabili, «un’economia che sappia generare opportunità diffuse" e "rispetto per la natura» e Infomation technology. Fa parte del Network per lo sviluppo sostenibile, promosso da Unioncamere Lombardia, Camera di Commercio di Milano e Camera di Commercio di Bergamo, di cui è amministratore delegato la moglie di Sassoon, che nel 2006 era candidata nella lista dell’ex prefetto Ferrante per le elezioni al Comune di Milano. Il Network ha anche un magazine, "Planetwork", diretto sempre dalla moglie di Sassoon ed edito da Global Trends che ne ha anche ideato il sito. Promuove la mobilità in bicicletta. La Jp Morgan è cliente della holding americana Btm-Enamics, socia dal 2004 di Casaleggio e Associati. Si occupa di tecnologie per il business e ha tra i suoi clienti almeno 12 grandi industrie: Marriott, Paccar, PepsiCo, Northrop Grumman, Sabre, US Dipartimento del Tesoro, WC Bradley, American Financial Group, Best Western, BNP Paribas (la proprietaria della Bnl dopo i fallimenti della scalata Unipol), Brinks, CompUSA, Exelon, French Social Security Services, IBM, e Grameen Solutions (dedita al microcredito). Ematics era della statunitense Meta Group, acquisita nel 2005 dal colosso Gartner. Gli azionisti maggiori di Gartner sono: Barklay (la banca inglese della regina salvata dallo stato), Morgan Stanley (possedeva in Italia una percentuale delle società di Luigi Zunino), Silver lake partners, State street corp., Wellington management. Ha sedi produttive a Barbados, Hong Kong, Irlanda, Singapore, secondo Transationale. Il suo presidente guadagnerebbe 1.350.000 di dollari l’anno. Stando ai siti dedicati, la Wellington management ha centinaia di subsidiary tra le quali anche la multinazionale Waste management che controlla interamente la IGM italiana. Si occupa di rifiuti. Tutte le altre società con le quali è in affari sono elencate nell’Allegato 2, non poche hanno sede alle Bermuda o alle Cayman. C’è anche Hallburton. Il vice presidente senior dell’Executive Programs di Gartner Inc. è stato anche nel Board of director di Ematics e uno dei supermanager di Meta Group. La stessa persona, laureata a Yale ed esperto nelle tecnologie informatiche applicate al business, è stato anche Advisory Partner del Millennium Technology Value Partners IV. Value partners è una delle società a cui è toccata un pezzo di Webegg cedutale da Telecom. Il Value team ha sedi in Brasile, Argentina, Turchia e due a Milano. Dice di sé il team di Value Team Partners italiano: «Value Team è la società di consulenza e servizi IT del Gruppo Value Partners. Value Team nasce a fine 2004 dalla fusione di VpTech, VpWeb, Webegg, TeleAp e Software Factory cui recentemente si aggiunge l’acquisizione di Etnoteam. La nostra missione è contribuire, attraverso scelte di tecnologia avanzata, alla creazione di valore per l’azienda». Acquisisce anche Etnoteam (e tramite questa Netikos) dal 1° giugno 2008, completando «il processo di integrazione iniziato un anno prima: un successo già confermato, dal punto di vista operativo e del mercato, dai brillanti risultati del 2007. Etmoteam. Value Team conta su oltre 2600 professionisti attivi dalle sedi in Italia, Europa e America Latina».

Allegato 1
I dieci comandamenti (liberamente laici) di Marco Canestrari

per liberare energia dalla rete e sfruttarla al massimo:
1. Ogni individuo partecipa direttamente alla realizzazione della soluzione ai problemi che sente di più. Ognuno contribuirà a seconda dei modi, dei tempi, e delle competenze individuali. Si deve sviluppare una nuova forza dal basso che propone nuove soluzioni, non è più sufficiente reagire alle proposte che vengono dall’alto. Nei sistemi controllati, La scelta nelle modalità imposte, non determina un cambiamento.
2. Ogni singolo individuo partecipa direttamente alla scelta della soluzione ai problemi che sente di più, a partire dalle questioni universali dell’uomo, fino alle soluzioni più dettagliate. Il processo di delegare le scelte a qualcun altro deve essere limitato il più possibile.
3. Sviluppare una rete che è predisposta ad agire "a soluzioni" e non più "a partiti" "a coalizioni compatte" o "a ideologie". La necessità sentita da tutti deve essere il motore che spinge alla realizzazione. Si promuove la cooperazione di tutti gli altri esseri che sono spinti dagli stessi problemi. Le differenze di ideologia, credenza, fede religiosa o politica su altri argomenti non giustificheranno un freno alla soluzione della necessità sentita da tutti. Quindi tutte le piattaforme da sviluppare in rete, sia per fare scegliere i cittadini sia per organizzarsi sulle realizzazioni, non conterranno nessun accenno ad ideologie, ideali, o gruppi specifici.
4. Ogni singolo individuo deve promuovere, nelle sue possibilità, ogni forma di scambio diretto di informazioni fra tutti gli esseri umani del pianeta. Il contatto gratuito in rete, senza filtri, da ogni individuo e verso ogni altro individuo è un diritto sociale e inalienabile dell’uomo. Va favorito e promosso in ogni forma possibile.
5. Ogni singolo si impegna a fare informazione. Si impegna a diffondere, secondo le sue possibilità e competenze, le informazioni in suo possesso, le sue conoscenze, le sue esperienze, le sue opinioni. Mettendo particolare attenzione a tutte le informazioni che i media ufficiali hanno meno interesse a diffondere. Si deve sempre tutelare la serenità del dissenso e incoraggiare le persone a farsi delle opinioni personali sulle questioni importanti.
6. Ogni singolo si impegna a promuovere il monitoraggio costante e trasparente di qualsiasi gruppo o persona che abbia un qualche tipo di potere. Qualsiasi persona che svolga un’attività di responsabilità deve essere monitorata da tutta la rete che lo può controllare.
7. Ogni singolo si impegna ad informarsi, da più fonti possibili, sulle tecniche con cui si possono controllare le masse nei sistemi democratici, e su come non farsi controllare. E si impegna ad insegnarle e diffonderle il più possibile, soprattutto ai responsabili di gruppi attivi sul territorio. Deve promuovere ogni aspetto della vita che impedisce di farsi controllare dai media e spingere perché facciano parte dell’educazione di base di ogni bambino: La riflessione individuale, la sensibilità, l’altruismo, l’ascolto, la cooperazione, l’intelligenza fuori dal coro, la ragione, la cultura, l’arte, l’istruzione, e le libertà di esprimersi in tutte le maniere, dalle manifestazioni al dichiarare apertamente i propri pensieri anche diversi da quelli delle autorità. Al contrario bisogna limitare gli aspetti che favoriscono il controllo: L’istinto, l’invidia, l’aggressività, la furbizia, l’orgoglio, la determinazione, la competizione, seguire le autorità e aspettarsi punizioni o controlli, i metodi del branco, della piazza e del linciaggio pubblico.
8. Dal momento che sarà la maggioranza delle persone a scegliere e a realizzare, non sarà più necessario fidarci di un partito o di un capo che lo faccia per noi. Non si ragionerà in termini di iniziative favorevoli o contrarie a qualche ideologia o persona. Saranno invece incentivate e diffuse tutte le proposte e suggerimenti a favore di soluzioni pratiche ed azioni effettive verso i problemi comuni. Tutti possono contribuire alle soluzioni, e verrà discussa e valutata la soluzione e non la persona, nè l’ideologia nè la bandiera che fatto la proposta. Non va cercato il "politico santo" libero dall’individualismo, né va condannato il "politico egoista". Nessuno di questi coinvolgimenti individuali dovrà essere un freno verso la creazione di un sistema che realizzi le soluzioni. La necessità comune va messa in pratica indipendentemente dalle persone buone o cattive che vi partecipano, o dai nostri coinvolgimenti verso le ideologie. Se ci serve costruire una casa, e una cattiva persona ci porta un mattone, noi lo incoraggiamo e non ci facciamo fermare da questo. Guardiamo il problema da risolvere, e non le preferenze che ci possono dividere. [E se il mattone te lo porta il mafioso? Domanda di Irene Campari all’autore del decalogo]
9. Una volta che sono controllati i punti cardine per accentrare tutti i poteri sul leader e limitare i dissensi (Televisione, Forze dell’ordine, Manifestazioni, Scioperi, Giornalisti, Magistrati, Scuola, Leggi elettorali ecc......), di fatto, non si è più in democrazia. Sotto queste condizioni, la possibilità di votare non determina una condizione di scelta reale. Quindi se sentiamo ingiustizie o mancanze di libertà, non siamo noi l’anomalia, non siamo noi gli strani in mezzo ad un popolo di normali. Quando sentiamo dire che tutte le azioni del leader sono giustificate perché siamo in democrazia, questo non deve mai limitare la nostra ribellione pubblica. Non deve mai scoraggiarci a cercare un sistema migliore.
10. Ognuno dei punti deve essere portato avanti a livello mondiale. Il primo passo è trovare persone che intuiscano le potenzialità e le implicazioni di questi comandamenti, in maniera che possano, con motivazione propria, mettersi in contatto e portarli avanti in rete. Le diverse leggi dei paesi non costituiscono una legge etica maggiore del diritto umano di essere liberi. Il denaro ha la possibilità di viaggiare fra le nazioni e il suo potere ha valore ovunque. Quindi una vera soluzione non ci sarà mai finché si agisce solo nei limiti di una nazione.
Soluzione al Capitalismo: Democrazia Diretta Mondiale

Prima la vita. Gli Stati Uniti, da soli, potrebbero sfamare ogni essere umano nel mondo, mentre un quarto del cibo prodotto dagli USA è sprecato…
Se la parte più povera e debole del mondo, quella che vive quotidianamente con il problema della fame, della sete, delle malattie, avesse deciso per se stessa, è impossibile che avrebbe scelto la propria morte e dei propri figli, questo dimostra con estrema chiarezza che esiste un sistema che permette lo sfruttamento, infatti un piccolissimo gruppo di uomini, non solo ha da mangiare e da bere, ma può comprarsi interi partiti politici, intere aziende, o intere nazioni.
Se ognuna delle persone del mondo potesse decidere per uno, sulle questioni della dignità e dei diritti umani, dove tutti siamo uguali, ci sarebbero una stragrande maggioranza di persone, specialmente quelle povere e sfruttate, che con una energia enorme darebbero la propria scelta per non fare morire il proprio figlio di sete, per non vivere da sfruttati, per vivere nella libertà.
Sulle questioni universali della qualità della vita, della sicurezza, della salute, della libertà, nessun uomo ha più autorità di un altro. Nessun uomo ha l’autorità di negare ad un altro il diritto di vivere, nessuna ideologia, né legge, ne iter burocratico può elevarsi al di sopra della vita.

L’origine dello sfruttamento: la delega.meditazione-luce. Perché siamo arrivati a questo punto? Perché abbiamo delegato le decisioni ad altri, e questi pochi che decidono per tutti sono stati corrotti. Come è naturale per l’uomo, hanno preferito la propria sicurezza individuale e ricchezza a scapito della maggioranza. Il problema del capitalismo nasce nel momento in cui noi deleghiamo un piccolo gruppo di potenti a scegliere i dettagli per noi. I problema non è quale politico o ideologia scegliere, il problema è che noi non possiamo più scegliere altro che simboli. La madre il cui bambino muore di fame, di fatto non ha scelto. Se non esistessero affatto partiti politici o gruppi che decidono le leggi per noi, e ogni cittadino scegliesse per UNO, allora anche un colosso economico potentissimo non avrebbe nessun gruppo limitato da poter corrompere, e non potrebbe esistere lo sfruttamento del debole su larga scala. Tutti sarebbero liberi di arricchirsi, ma senza nessuno da corrompere, gli istinti individualistici dell’uomo non avrebbero la struttura per degenerare.
Tutti i cittadini del mondo devono decidere direttamente sulle questioni universali dell’uomo e devono avere accesso diretto alle informazioni. Nelle democrazie antiche era impossibile fare decidere istante per istante ogni cittadino per ogni tema della società, allora si è dovuta creare creare una catena di deleghe fino a chi governava. Questo problema oggi non esiste più, la tecnologia permetterebbe facilmente ad ogni cittadino della terra di esprimere direttamente la propria opinione istante per istante. Dobbiamo essere noi stessi i primi ad occuparci della nostra salute, dell’educazione, della qualità della vita, della nostra libertà. Se lasciamo che altri lo fanno per noi, non abbiamo la garanzia che mettano sempre in primo piano le nostre esigenze.

Democrazia diretta mondiale. Non esiste altra soluzione, finché crediamo alla necessità di un padre buono che decida per noi, sempre più persone saranno sfruttate da pochi, vivranno nello stress, negli stenti o addirittura nella fame. Non dobbiamo immaginare sistemi fantapolitici del futuro. Nel costruire un nuovo sistema sociale, come quando dalla monarchia si è passati alla repubblica, si comincia con gettare prima le linee guida come ad esempio quelle sulla libertà e uguaglianza, e poi tutti i dettagli superficiali verranno naturalmente da queste basi.
Tutti i problemi del capitalismo saranno risolti senza violenza una volta che la maggior parte del mondo né capisce il nocciolo e non accetta più di delegare le proprie vite ad altri.
1. Ogni cittadino del mondo è libero di scegliere direttamente partendo dalle questioni dei diritti universali.
2. I media sono patrimonio dell’umanità, di ogni essere vivente, e per questo devono essere favoriti e completamente liberi.
In quel momento il capitalismo perderà di significato e la coscienza collettiva gli riconoscerà il posto che ha all’interno del resto della vita. E queste cose saranno insegnate nelle scuole. Chi vuole essere ricco potrà tranquillamente farlo. Se l’informazione è distribuita, il sociale, la salute, la libertà, l’istruzione, e l ’educazione è garantita, a quel punto non si crea una divisione progressiva fra la massa sfruttata e una casta che controlla. Il potere economico in quel momento è inserito stabilmente all’interno della struttura sociale senza possibilità che si accentri.
Chi sceglie per noi, naturalmente, ha interesse a mantenere il potere e non promuove queste informazioni. Con il potere dei media cerca di influenzare le masse per fagli credere che solo quei pochi intelligenti ed esperti possono risolvere i problemi per te, che i media sono liberi, che è impossibile oltrepassare il sistema del mondo diviso in nazioni, che non possiamo abbandonare le nostre abitudini ecc…

Piccoli passi. Se abbiamo capito che esiste un unica soluzione al problema che coinvolge il mondo, allora ogni piccola scelta che facciamo sarà verso quella soluzione. La somma di pochi piccoli passi permetterà ad altri di farne di più e più rapidamente innescando una reazione a catena. Evitiamo di cercare il politico o il partito santo e non demonizziamo quello egoista, cerchiamo di promuovere un approccio verso il problema, senza essere coinvolti emotivamente nell’appartenenza ad un partito. L’intelligenza non ha bandiera.
Cosa possiamo fare per iniziare? Ecco dei piccoli esempi di principi di base da diffondere in rete o in qualsiasi canale libero.
A:NON DELEGARE LA TUA SCELTA: Abolire i partiti e ragionare "a problemi". Diminuire il potere dei Politici, diminuire i loro campi di scelta e le loro responsabilità a favore di scelte sempre più dirette. Equiparare i loro stipendi a quelli del pubblico impiego, evitare qualsiasi conflitto di interessi: Nessuna facoltà verso i Media o verso alcun Azienda.
B:AVERE ACCESSO ALLE INFORMAZIONI: Deve passare il concetto che le informazioni libere e diversificate sono un diritto dell’umanità e i media non possono essere usati da privati per controllare le masse. Promuovere la rete e Abolire qualsiasi tipo di controllo e mediazione politica nell’informazione. Anche quando i media fossero liberi, il senso comune mondiale plasmato e modellato ad arte per anni non cambierà istantaneamente, avrà bisogno di molto tempo per riacquisire timidamente la sensibilità dimenticata. I giovani la cui personalità si è già formata in questo periodo sono quelli che fra qualche decennio ci governeranno.
Quindi:
Promuovere ogni aspetto della vita che impedisce di farsi controllare dai media e spingere perché facciano parte dell’educazione di base di ogni bambino: La riflessione individuale, la sensibilità, l’altruismo, l’ascolto, la cooperazione, l’intelligenza fuori dal coro, la ragione, la cultura, l’arte, l’istruzione, e le libertà di esprimersi in tutte le maniere, dalle manifestazioni al dichiarare apertamente i propri pensieri anche diversi da quelli delle autorità.
Il mondo cambierà in questa direzione, e nessun colosso economico muoverà un dito per perdere guadagni. Sta a noi singoli individui fare del nostro meglio per rendere più vicina possibile questa rivoluzione non violenta né ideologica. Io ho cercato di dare il mio contributo in questa maniera, Marco Canestrari.

Allegato 2

Wellington’s subsidiaries

Abbott Laboratories United States of America 3.2

AbitibiBowater ex-Abitibi Consolidated Inc. Canada 8.7

Accenture Ltd Bermuda 6.9

ACE Ltd. Bermuda 13.9 (lobbing and corruption- 1 caso) posseudta anche dai Lloyd’s

Adaptec, Inc United States of America 2.72

ADVO, Inc United States of America 6.3

Aetna Inc. United States of America 3.3

AFC Enterprises, Inc United States of America 5.7

AGCO Corp. United States of America 4.2

Aladdin Knowledge Systems Ltd Israel 1.3

Alberto-Culver Co United States of America 1.9

Alcan Aluminium Ltd. Canada 2.4

ALCOA (Aluminum Company Of America) United States of America 5.9

Allergan United States of America 2.3

Altera Corp United States of America 5.3

Altria ex-Philip Morris Co. United States of America 1.7

AMC Entertainment Inc United States of America 2.5

American Eagle Outfitters, Inc United States of America 1.7

American Tower Corp United States of America 8.3

American Vanguard Corp United States of America 3.69

AMR (American Airlines Corp) United States of America 2.8

Anadarko Petroleum Corp United States of America 2.3

Anthem Insurance Co. United States of America 2.7

Arrow Electronics, Inc United States of America 11.1

Arthur J. Gallagher & Co United States of America 1.8

Ashland Inc. United States of America 1.7

ASML ex-ASM Lithography Holding NV Netherlands 1.8

Avery Dennison Corp. United States of America 5.7

Axcelis Technologies, Inc United States of America 6.5

Bausch & Lomb Inc. United States of America 10.7

Baxter International Inc. United States of America 3.6

bebe stores, inc United States of America 1.4

Beckman Coulter Inc United States of America 11.89

Becton Dickinson & Co. United States of America 5.4

Beverly Enterprises, Inc United States of America 6.7

BHP Billiton Australia 0.54

Biogen Idec Inc. United States of America 1.9

Biovail Corporation Canada 7.5

BLADEX (Banco Latinoamericano de Exportaciones) Panama 4

Borders Inc United States of America 4.73

BostonFed Bancorp, Inc United States of America 2.2

British Airways plc United Kingdom 11

Bunge Ltd United States of America 9.4

Burberry Group United Kingdom 4.5

Cadence Design System Inc. United States of America 2.84

Canadian National Railway Co Canada 6.1

Canadian Pacific Railway Ltd. Canada 2.8

Cardinal Health Inc. United States of America 5.8

Casual Male Corp United States of America 8.96

Caterpillar Inc. United States of America 4.8

CBS Corp. United States of America 1.87

Celanese Corp United States of America 5.26

Celera Genomics Group United States of America 11.2

Cephalon United States of America 14

Charming Shoppes, Inc United States of America 3.7

Cherokee Inc United States of America 8.82

ChevronTexaco Corp. United States of America 1.1

China National Offshore Oil Corp. CNOOC Hong-Kong 0.2

Citigroup Inc. United States of America 3

Clark Inc. United States of America 7

CMS Energy Corp. United States of America 5

CNF Inc United States of America 7.2

Columbia HCA Healthcare Corp. United States of America 4

Comerica Inc. United States of America 2.7

Consol Energy Inc United States of America 4.41

Consolidated Water Co. Ltd Cayman Islands 4.3

Constellation Brands Inc United States of America 10.7

Continental Airlines United States of America 12.8

Converium Switzerland 7.68

Costco Wholesale Corp United States of America 1.8

Countrywide Financial Corp United States of America 3.12

Covance, Inc., ex. Hazleton Labs United States of America 2.95

Credicorp Ltd Peru 0.1

Crown Castle International Corp United States of America 3.5

CSC Computer Sciences Corp. United States of America 5.1

CSX Corp. United States of America 3.3

Cummins Inc United States of America 3.5

CVS Caremark Corp. United States of America 4.3

Cytec Industries Inc. United States of America 3.3

D.R. Horton Inc United States of America 6.76

Dana Corp. United States of America 2.17

Dell Computer, Corp. United States of America 1.3

Delta Air Lines, Inc United States of America 7

Deutsche Bank AG Germany 0.15

Digi International Inc United States of America 1.1

Dillard’s Inc. United States of America 13.6

Dollar Tree Stores, Inc United States of America 4.7

Dow Chemical United States of America 2.5

Dr. Reddy’s Laboratories Ltd India 0.88

DuPont de Nemours United States of America 2.8

Durban Roodepoort Deep Ltd. South Africa 0.7

E*Trade Financial Corp United States of America 5.2

Eastman Kodak Co. United States of America 1.8

Easyjet Airline Co Ltd United Kingdom 4.2

EchoStar Communications Corp United States of America 1.5

Eddie Bauer Holdings, Inc ex-Spiegel, Inc United States of America 13.8

El Paso Corp United States of America 1.5

Elan Corp. Ireland 1.1

Eli Lilly & Co. United States of America 3.2

EMC Corp. United States of America 1.2

Emerson Electric Co. United States of America 2.2

EnCana Corp Canada 3.5

EPCOS AG Germany 0.9

Equitable Resources, Inc United States of America 2.1

Everest Re Group Ltd Bermuda 5.8

Exelon ex-Peco Energy Co. United States of America 6.6

Fairchild Semiconductor International, Inc United States of America 6.9

Fannie Mae United States of America 1.8

Federated Investors Inc United States of America 3

FedEx Corp. United States of America 3.4

First Solar Inc United States of America 1.46

FirstEnergy Corp United States of America 1.4

Flextronics Internatio








pubblicato da g.giovannetti nella rubrica democrazia il 26 luglio 2009