Sulla Bellezza

Maria Carino



Due poesie di Laura Pugno

il tuo corpo è il sole

non è la stessa lingua che parli

se il tuo corpo è il sole,

viene perimetrato sempre lo stesso terreno,

pochi metri di ghiaccio con oasi,

una stoffa arancio

intenso su un tappeto:

una lingua, se verrà inventata

oppure, un asciugamano rosso

cupo, che ti copre la testa:

questa è la metratura

del deserto:

di notte sogni di percorrere un territorio al buio,

con una benda azzurra

intorno ai polsi, e sale

azzurro sulla bocca e sulla schiena

più avanti, se la lingua è condivisa, quella

che è sul tappeto,

la luce intermittente:

entra nel leopardo, metti

le mani dentro la scultura – sabbia

di questo giardino,

sassi bianchi,

che hanno un numero o un nome

mettiti una pelliccia di plastica,

i tuoi occhi color leopardo,

gli stessi

di ieri notte, vedranno al buio

oppure entra nel lupo,

il verde che gli si fa intorno

sempre più stringendosi, il punto

esatto dove la luce filtra sul lago

stendi le braccia al buio, lentamente

hai la maschera di plastica, è tiepido

intorno, sotto

di te nel libro nero

si muove il pesce razza:

tu sei

l’arciere e l’arco, hanno tre udienze

sull’esistenza di serpenti nel tuo sangue,

ti giudicano nella casa comune:

isbà dal corpo di cobra,

isbà dalle zampe di toro

apri la scatola nera,

contiene carne

proibita, di tartaruga, di delfino:

è questo che mangiano da quando

è venuto il regno,

da questa luminescenza è invaso il reef:

se ora è l’ora della luce,

splenderai,

copriti i muscoli d’olio

davanti a te per terra

c’è una stoffa leggera come l’oro

te la potresti gettare sulle spalle

vedi il suo corpo che tira di scherma

vedi il suo corpo che tira di scherma,

è nel fiume:

è in apnea e c’è una vegetazione rossa,

ora che rallenta

ogni parola e ogni lingua

tutto si muoverà allo stesso modo

hai una tuta addosso, bianca

luminescente, fa di te

qualcosa di compatto: sei un corpo

adesso più di ogni altro corpo,

hai il viso velato e le labbra perfette

e sono di nylon le pareti,

i pavimenti della stanza, ci sono

cavi per terra a forma serpentina: ci sei,

completamente c’è la tua presenza,

un corpo che si lava in una vasca rotonda, e con acqua di fiume

ripeti che la vegetazione è rossa,

che corre lungo gli argini e le pareti:

qui nel bosco,

o dominio delle piccole statue

ti metterai in ginocchio,

stella bianca,

affiora il muschio dai tagli della luce

vedi il suo corpo, lo stesso

adesso è disarmato: il muschio è azzurro muta

tu sei pelle contro le vetrate:

qualcosa che ti copre come acqua,

visitatore,

se il tronco degli alberi ha il colore

blu delle macchine,

sei giunto

si stanno rovesciando

sott’acqua,

vasi d’elezione,

corpi di giovinezza estrema: inarca

schiena, dorso, spalle,

bianco degli occhi: si stanno

sottraendo

a questa scherma, a questa

perfezione

la vestizione del bianco, pelle nuova

e umida su carne ustionata,

ritrova compattezza

verrà lo schermidore

sulla pedana, nel buio, questo corpo

che è sott’acqua e sotto

luce ferma








pubblicato da m.cerino nella rubrica poesia il 2 aprile 2012