Il G8 e la repressione

Michele Barbolini - Bartleby



Sono giorni difficili questi. Il quadro politico nazionale parla di un’emergenza democratica. Si arrestano studenti protagonisti di una mobilitazione senza precedenti in Italia, studenti che per tutto l’anno si sono opposti alla riforma dell’università, parlando di libera circolazione del sapere e spazi di creazione autonoma. Studenti e precari che hanno detto a chiare lettere che non sono disposti a pagare la crisi.

Torino e le contestazioni contro il G8 dell’università hanno segnato un passaggio importante, il culmine di un anno in cui l’Onda è stata sistematicamente ignorata da chi ci governa, dai rettori, e da buona parte degli "intellettuali" italiani, se ancora ne esistono degni di questo nome. A Torino tutti insieme abbiamo deciso di non accettare l’ennesimo divieto e con determinazione abbiamo cercato di valicare il blocco imposto manu militari dalle forze dell’ordine.
Come unica risposta è arrivata ieri la repressione. A pochi giorni dalla straordinaria manifestazione di Vicenza e alla vigilia del G8 dell’Aquila, 21 ragazzi e ragazze sono stati messi agli arresti per gli scontri al corteo torinese del 19 maggio.

Si tratta di un atto gravissimo che maschera un disegno chiaro, una volontà repressiva nei confronti dei movimenti che hanno messo in crisi le università e chi governa questo Paese. Negli stessi giorni in cui il governo approva il "pacchetto sicurezza", rende reato la clandestinità e istituisce le ronde.

La libertà di sciopero viene limitata così come, in molte città, la libertà stessa di manfestare. E’ fresco nella memoria il ricordo dei cortei dell’Onda di Roma bloccati dentro la Sapienza.
Oggi degli studenti sono in carcere. Non sappiamo se e quando ne usciranno. Studenti di tutt’Italia si mobilitano. Scendono nelle strade per rompere il teorema dei "trecento violenti" contro i "buoni" manifestanti.

Tutt’intorno è silenzio. Tace la CGIL, il grande sindacato "democratico" d’Italia. Tace l’inesistente opposizione. Tacciono i presunti intelllettuali liberi, così svelti a prendere parola in altre situazioni, così pronti a indignarsi per la moralità del premier.
Questo silenzio è ciò che colpisce di più, il metro di giudizio della crisi profonda che attraversa il nostro Paese.

Noi continueremo in migliaia, in tutt’Italia a rompere questo silenzio per chiedere con una voce sola: Libertà immediata per gli studenti e le studentesse arrestate.








pubblicato da t.lorini nella rubrica democrazia il 7 luglio 2009