Walter Siti negli Emirati

Carla Benedetti



Un libro di viaggio su commissione, gli Emirati Arabi, uno scrittore del calibro di Walter Siti. Ne è uscito fuori II canto del diavolo (Rizzoli), duecentodue pagine incantevoli e intense come di rado succede in questo genere di libri.

Più che un reportage, è un "senile viaggio rasoterra", intrapreso contro la continua tentazione di tornare a casa, via dal caldo micidiale di Dubai, da strade ostili ai pedoni, zeppe di ostacoli e di recinzioni folli. Non c’è un esterno in queste città in perenne costruzione, che continuano a mangiarsi il deserto e le oasi per scavare petrolio, costruire grattacieli, persino isole artificiali (chi le abiterà?). E se c’è è solo per gli operai immigrati. I ricchi, "expat" o locali, stanno nei mall, nei ristoranti super-lusso con acquari che imprigionano squali di tre metri, o nelle case. Persino i tassisti fanno fatica a spostarsi in quel fuori "digitale", incerti degli indirizzi, con strade che cambiano di continuo per i lavori.

Così, a guidarci in questo paese in crescita vertiginosa, straricco, astratto e senza nazione (i suoi abitanti non hanno nome, "emiratini" è un’invenzione recente, e in Italiano fa ridere), non è solo uno scrittore occidentale di grande cultura, con già in testa le griglie esplicative (prese da Benjamin, Baudrillard o Pasolini, di cui si sente qui una traccia nel termine "dopo-storia"), ma anche un corpo in sofferenza e un’anima spaesata, impaurita di sé e del corso del mondo, innamorata della bellezza della natura (che non trova) e presa da un’empatia irresistibile per i quasi-schiavi risucchiati qui da tutti gli angoli del Sud del mondo. Il resoconto è struggente, concreto, la materia si incide nel vivo e non ce la fa a star dentro ai soliti teoremi culturali sull’Occidente e la sua "irrealtà".

Siti continua ad aggrapparvisi (come alle maniglie dei taxi sobbalzanti, per non sbattere la testa contro il tetto), ma ciò che registra fa impallidire quelle letture sociologiche collaudate. Si aprono pieghe sbalorditive della storia dell’umanità ("Gli spazi esagerati, gonfi di futuro, non erano anche di Persepoli o di Alessandria d’Egitto?"), qui spinta ai limiti dell’umano.








pubblicato da c.benedetti nella rubrica libri il 7 luglio 2009