Taklamakan #2

Sergio Baratto



Un episodio trascurabile delle Guerre persiane

Al porto quella notte
prima dell’assalto
avevo freddo e tanto sonno
mi strinsi a Cleomene
ci inventammo una canzone
tutto il tempo sottovoce
la cantammo
nessun altro l’ha sentita
fu come se non fosse
mai stata cantata.

***

Le balene d’agosto

Nelle sere d’estate i poeti
ai tavoli dei cocktail bar –
così ci si divertiva
all’epoca delle balene d’agosto

si adoravano i funghi mucillaginosi
i satrapi di nessun regno
il corridoio dei nostri trasporti
era così lungo che a volte
qualcuno in tutto quel vuoto
si perdeva o al peggio
faceva carriera

o si andava in massa
a venerare sciamani polacchi
chi i capelli verdi chi la pelle cotta
chi una moglie avvolta in carta da parati

Settembre mi sorprese a Mantova
con una zucca in mano
dal giornale occhieggiava
per l’ultima volta
Ahmed Shah Massud

Sono tornato in treno quella sera
con la mia zucca pesante
soffiava allora la brezza
degli ultimi giorni prima della scuola

Quel giorno, scriveranno gli esegeti
il nemico ha sfondato le linee.

***

Per la notte in arrivo

E poi medicine antrace lunghe scie di luce
ciecamente si avanzava nella caverna dei nostri tempi
scavando la carne dei nostri stessi corpi

E quando i feti nei ventri scalciavano per uscire
a trovare piccoli inferni in polimeri plastici
rubinetterie idrocarburi volentieri quelle
gozzoviglie le avrebbero lasciate ad altri

E Dante con la sua corazza tra i Persiani
in lacrime sul Golfo
gli stessi problemi di sempre
cosa sarebbe stato di noi da dove
il nostro respiro e perché

Nessuno a costituirsi nessuno che alzasse la mano
a dire Colpa mia signori
a sentir loro non c’era alcuna ragione oggettiva
per piangere le ripetizioni della storia

Quanto a Caronte affari d’oro
ne ha sempre fatti
soldi sottobanco sbarchi di clandestini
nel business tra i mondi

Oh ma io mi costruirò visioni
prenderò su grumi di paesi
prenderò una strada nuova e già lo so
che la percorrerò da solo

Si spengono adesso le luci
viene un’altra sera
Milano settembre duemiladue

Affiliamoci lo sguardo nel buio abrasivo
per la notte in arrivo
per la notte in arrivo.

***

Singing in the fallout

Come cantare sgravare il fiato
spalmarsi creme idratanti
sui calcagni tra i crateri
vallo a chiedere altrove

Chiedilo alle centomila
anime ustionate di Dresda
chedilo alla bella
Murasaki in fiamme

Chissà come avranno ballato
quando il buon pastore
se le è prese su come
si succhia il brodo








pubblicato da s.baratto nella rubrica poesia il 6 luglio 2009