Il letto grande.

Teo Lorini



La mia amica G. mi racconta di aver letto su Repubblica le registrazioni che Patrizia D’Addario ha eseguito, con preveggente cautela, nella notte trascorsa a Palazzo Grazioli.
G. mi spiega che il premier avrebbe annunciato l’intenzione di fare una doccia e mettersi comodo, raccomandando alla escort pugliese di andarlo ad aspettare “nel letto grande”.
L’espressione mi evoca un certo dannunzianesimo d’accatto, vittorialesco, pieno di camere e alcove variopinte di stoffe e panneggi, con pelli di tigre e acqueforti erotiche alle pareti, fumi d’incenso, ottomane, divani e soprattutto abbondanza di letti: grandi, piccoli, enormi...
«Tutt’altro» mi corregge la mia amica: «a me ricorda le sere dell’infanzia, quando mi spedivano a dormire alle otto e mezzo e magari, dopo un paio d’ore, mi svegliavo col cuore in gola nella cameretta buia. Mi ricordo che, a piedi nudi, andavo in salotto, dove i miei guardavano la tele o chiacchieravano con gli amici e singhiozzando annunciavo: "Ho fatto un sogno brutto". Tutti sorridevano. "Adesso veniamo a consolarti. Tu intanto vai pure ad aspettarci nel lettone", mi diceva sempre papi».
Papi. Appunto.








pubblicato da t.lorini nella rubrica dal vivo il 21 giugno 2009