La voce di mio figlio

Mauro Pianesi



In auto con mio figlio verso San Sisto. Su questa campagna, durante il boom economico, allunò il nuovo stabilimento della "Perugina" con le fabbriche annesse. E oggi c’è anche il polo ospedaliero regionale, stanno costruendo gli ultimi reparti.
San Sisto è uno dei nuovi quartieri indefiniti e orizzontali di questa città, nata circoscritta e verticale. Per secoli i suoi abitanti si sono scannati a vicenda per riuscire a tirar su la torre più alta. Il campanile più bello con la campana più forte. Correvano in salita a perdifiato, correvano per dirlo a tutti quanti. In cima alle salite, oggi, non ti sta a sentire più nessuno.
Dopo la rotatoria, la strada per San Sisto sale e si allarga. Raddoppiano le corsie. Sull’altra carreggiata non si cammina più: è tutta piena di macchine in coda.
"Come mai tutto ’sto traffico?"
Mio figlio ha sempre avuto la voce bassa, ma negli ultimi tempi ci ha aggiunto quel po’ di disincanto che si comincia a rimediare da adolescenti. Oggi pomeriggio la sua voce fa parte del paesaggio e risuona dei rumori delle cose intorno. Come il motore sferragliante della Seicento, il fruscio dell’aria tiepida sui finestrini. Come la pubblicità dei complessi edilizi in costruzione, uguale a quella dei viaggi all inclusive proposti dal dopolavoro del mio ufficio. "È che alla cinque e mezza chiudono le banche, no? E poi c’è anche il cambio turno alla Perugina" rispondo io. "Mi sa che cambia pure il turno all’ospedale, mi sa".
In silenzio imbocchiamo veloci la rampa che porta a un’altra rotatoria, poi a una bretella che, quando piove, si riempie di pozzanghere giallo schiumose. Ma prima di passare di lì, mi ritrovo nell’orecchio destro la voce di mio figlio: "Le cinque e mezza? Le sei e mezza, semmai!…"
La pensa come lui anche l’orologio della Seicento, in effetti. Alzo gli occhi. Sull’altra carreggiata le macchine non ci sono più.








pubblicato da s.nelli nella rubrica dal vivo il 14 giugno 2009