Liceali e veline

Giuseppe Caliceti



Meno scuola per tutti: questo è la riforma dei licei della Gelmini che arriva, tatticamente, a elezioni europee e ad anno scolastico chiusi per evitare troppe critiche.
Le idee guida sono le solite, antipedagogiche e antioccidentali: tagli al personale e ai fondi per la scuola pubblica. Come già capitato nell’estate scorsa per il “taglio” alle primarie. Meno ore di lezione per buona parte degli studenti. Meno indirizzi di studio. E qualche timida e fumosa novità all’orizzonte per confondere un po’ le acque e tentare di giustificare i grandi tagli.
Perché si tratta essenzialmente non di una riforma didattica e pedagogica, ma semplicemente di un provvedimento volto a un taglio selvaggio di cattedre in cui i nuovi licei sono volti "a una maggiore razionalizzazione dell’utilizzo delle risorse umane e strumentali disponibili, tali da conferire efficacia ed efficienza al sistema scolastico", recita l’articolo 1 del decreto del Presidente della repubblica".

In sintesi: la scuola non è importante, ve ne lasciamo un po’ solo perché non siete in grado di pagarla da soli ai vostri figli. Un salto nel buio per gli studenti, tra l’altro: perché partirà dal 2010/2011 e tanti ragazzi che si accingono quest’anno a sostenere gli esami di terza media si ritroveranno presto con orari, materie e organizzazione nuovi.

Classico, scientifico, delle scienze umane, artistico, linguistico, musicale e coreutica: questi i nuovi licei. Gli ultimi due rappresentano per la scuola statale delle new entry che, in un impianto generale dove le cosiddette discipline “espressive” scompaiono o sono ridotte all’osso, sembrano piuttosto fare l’occhiolino a programmi e concorsi tv per talenti come X-Factor o Amici.
Tre invece gli indirizzi per il liceo artistico, due quelli dello scientifico e due gli indirizzi del liceo delle scienze umane. Ma la cosa peggiore è che tutte le sperimentazioni del liceo classico e scientifico subiranno un drastico calo di ore, nonostante i corsi sperimentali siano oggi i più amati e frequentati dagli studenti.

L’offerta formativa scade, dunque. Tutti i licei, eccetto l’artistico e il musicale, prevedono con questa ennesima Riformaccia 27 ore settimanali al biennio; meno, cioè, che in terza media, dove si studia per 30 ore settimanali.
Perché?
Dopo le medie, forse, è meglio far lavorare meno i ragazzi? Quali teorie pedagogiche sostengono una tale riforma?

Nessuna: solo il risparmio; sulla pelle dei più giovani, come sempre, sul nostro futuro. E’ questa la scuola di cui si parla nella Costituzione?








pubblicato da t.lorini nella rubrica scuola il 12 giugno 2009