La magia degli esordi

Carla Benedetti



C’è qualcosa di speciale in ogni esordio.

Per Calvino il primo libro è addirittura il solo che conti: "il grande strappo lo dai solo in quel momento, il nodo che hai dentro o lo sciogli quella volta o mai più". Lo scrive nella prefazione del 1964 alla ristampa del suo romanzo di esordio Il sentiero dei nidi di ragno. Aggiunge anche che dopo il primo libro "non riuscirai più a dire una parola vera, insostituibile". Questo non è vero e le biografie di tanti scrittori lo confermano. Però sull’esordio dice qualcosa di profondamente vero.

C’è una chance unica, quasi magica, nell’inizio: quella di introdurre nel mondo qualcosa di inaspettato. L’attività che si inizia esiste da prima, in letteratura addirittura da millenni, ma l’individuo è un altro. E’ un nuovo nato, che inizia ora, di nuovo, e che con la sua irripetibile singolarità interrompe la routine, aprendo così uno spazio di libertà imprevisto.

Tra i filosofi che hanno dato grande rilievo a questo "miracolo" dell’inizio spicca Hannah Arendt, che arriva persino a rovesciare la definizione classica dell’uomo come essere per la morte in un essere per l’inizio: "Il corso della vita umana diretto verso la morte condurrebbe inevitabilmente ogni essere alla rovina e alla distruzione se non fosse per la facoltà di interromperlo e di iniziare qualcosa di nuovo". Infatti "gli uomini, anche se devono morire, non sono nati per morire, ma per incominciare" (Vita activa). La libertà è la capacità di trascendere l’esistente e tutti gli esseri umani ne sono dotati in virtù del fatto di nascere e di ricominciare ogni volta.

Tra gli scrittori odierni non si può non ricordare Antonio Moresco, autore del romanzo Gli esordi e che in uno suo scritto su Beckett (Il vulcano) lanciò questa frase-slogan: "Non vogliamo comunicare, vogliamo esordire".

Nel nostro tempo esiste ancora un’attesa di questo tipo verso gli esordienti? Senz’altro c’è in molti lettori e in qualche editore virtuoso. Ma cosa si aspetta la maggioranza degli editor e degli agenti letterari? Quando si arriva persino a dire loro "scordatevi la letteratura"? Cioè, spegnete ogni fiammella residua, lasciate ogni illusione.Agenzie di editing, scuole di scrittura, curatori di antologie, tutta una filiera professionalizzata nell’allevamento degli esordienti lavora oggi per sottomettere quel momento imprevedibile a parametri di prevedibilità editoriale e commerciale, rendendo quella risorsa di inaspettato sempre più conforme alle aspettative di questo mondo.

(Pubblicato su "L’espresso" del 4.6.2009)








pubblicato da c.benedetti nella rubrica in teoria il 8 giugno 2009