Taklamakan #1

Sergio Baratto



Notre-Dame de Bon Port
priez pour nous pêcheurs

Avevano scrutato a lungo il cielo
i meteorologi gli allibratori
puntarono su una buona pesca.
Uscimmo in mare aperto e là ci colse
la tempesta

Tutti quei corpi che precipitavano
ho pensato guardando la tele
che gocce di saliva tutt’intorno
dovevano per forza cadere
con loro

Ci sono andato il giorno prima di salpare.
Sul muro della Cappella
ho visto appeso un ex-voto
che non avevo mai notato
una donna accovacciata
una bambina con il piede in mano
sorridevano all’obiettivo
dietro la fotografia una scritta –

« Notre-Dame de Bon Port
protégez-les de leur maladie »

Gli ha telefonato il fratello sul lavoro
"Accendi la tele
hanno buttato giù le torri"
porcodio – si è detto –
stasera stappo lo spumante

Ritti sulla sabbia fradicia
i poeti del paese
si misero a cantare la tempesta
facendone lo sfondo di istrionici rap
Ma quando si alzò il vento
più d’uno fu visto
aggrapparsi con frivola disperazione
al molo e gridare

« Notre Dame de bon Port
sono soltanto un pescatore »

Hai sentito il Professore
ha parlato ha detto
Mi spiace che tra loro
ci fosse qualche Portoricano
qualche clandestino
qualche sottoproletario
un po’ mulatto un po’ sfruttato

E alle None d’ottobre
scese dal Panshir
le legioni di Germanico
raggiunsero a colpi di machete
la selva di Teutoburgo.
Un centurione che un giorno
era stato di Varo
fece in tempo a indicare il luogo
e andò in pezzi su una mina.
La portaerei del presidente
sostava al largo sotto i gabbiani –
Tiberio confidava
nella robustezza dello scafo

Posai la foto
mi sistemai le calosce
il pope alzò la braccia
pregò per noi pescatori
e per i nostri ragazzi traditi
laggiù nel mare
a Tsushima

Datemi un altro mondo
anche piccolo come questa panchina
anche sgangherato come la mia bicicletta
datemene uno diverso
anche sbagliato, anche ingiusto
dove io possa lottare alla pari

Oh, ma quello era un secolo
di satrapi e di petrolieri
quando solcammo il mare in tempesta
non sapendo che l’arte
di remare in lacrime.
Due donne nella Focide
se le ingroppò una notte
l’intera armata di Serse
un cazzo dopo l’altro
dentro fuori dentro fuori
finché non schiattarono.
La storia non ne ha tramandato i nomi
il più delle volte si sa
non si perde in particolari oziosi

Bisogna non pensare
al giorno che viene
tracciare piani ogni mattina
su mappe improvvisate
lavarsi i piedi
con ostinazione

E un attimo prima di affondare
mi è venuta voglia
di un bicchiere di Sauternes.
Ho chiuso gli occhi, aperto
la conchiglia sbeccata delle labbra
gorgogliato piano ai pesci

« Notre-Dame de Bon Port
priez pour nous pécheurs. »








pubblicato da s.baratto nella rubrica poesia il 2 giugno 2009