La visione

Antonio Moresco



A distanza di dieci anni dalla sua prima pubblicazione presso King Kamehameha Press esce in questi giorni, presso l’editore Scheiwiller, La visione, conversazione con Carla Benedetti registrata nell’agosto del 1998. Riporto qui la breve introduzione alla seconda edizione:

*** Questa conversazione è stata registrata alla fine del millennio scorso. L’11 agosto del 1998, nel giorno più caldo del secolo -così scrivevano i giornali di allora- Carla Benedetti e io ci siamo seduti su una panchina di Piazzale Libia, a Milano, e abbiamo cominciato a parlare di fronte a un piccolo registratore.

Lei era alla vigilia della partenza per Teheran e in quei giorni era molto occupata con documenti, visti e cose simili, compresa la ricerca dei vestiti adatti e del velo per coprire i capelli. La città era spopolata, passava ogni tanto qualche macchina, qualche raro passante in ciabatte e calzoni corti. Siccome soffre molto il caldo e ha la pressione bassa, a un certo punto della nostra conversazione Carla è quasi svenuta.

Come se non bastasse, il suo piccolo registratore era un trabiccolo che ogni tanto si incantava. E’ successo la prima volta mentre continuavo a parlare a ruota libera dell’Iliade, e così mi è rimasta la netta sensazione -dopo avere cercato di riassumere sullo sbobinato, poveramente, malamente, a posteriori, le cose che mi pareva di avere detto a voce- che in quei dieci minuti persi fossi finalmente riuscito a parlare di questo poema come mai ero riuscito a fare prima e mai più riuscirò a fare.

Poiché restavano delle cose da dire, ci siamo incontrati di nuovo il giorno dopo (altro giorno più caldo del secolo) e siamo arrivati alla fine.

Questa conversazione è uscita in prima edizione nel 1999 presso una piccola e coraggiosa casa editrice fondata da Tommy Cappellini, che traeva il suo sorprendente nome (King Kamehameha Press) da un re hawaiano e che adesso purtroppo non esiste più.

Rileggendola ora dopo molto tempo alla vigilia di questa nuova pubblicazione, mi pare che il mio modo di vedere le cose e il mio sentimento del mondo non siano nel frattempo cambiati. Oggi avrei forse detto la tal cosa in un altro modo, avrei usato una parola diversa per la talaltra, ma non c’è nulla, assolutamente nulla di quanto avevo detto undici anni fa su quella panchina che sento invecchiato e che vorrei ritrattare.

E’ sorprendente, eppure negli anni successivi alla prima uscita di questa conversazione c’è stato chi -proprio basandosi su alcune sue frasi- ha cercato di farmi passare per una specie di positivista e naturalista attardato, da materialista residuale che contrappone manicheisticamente "reale" a "virtuale", mentre mi pare evidente anche da questo piccolo libro che già allora andavo in una direzione del tutto diversa.

Quando questa conversazione è stata registrata non era ancora uscito (ma avevo già scritto) Gli esordi e stavo scrivendo Canti del caos. Poi ci sono state per me altre conoscenze, altre esperienze e invenzioni che mi hanno permesso di allargare la cruna, di verticalizzare lo sguardo su quanto ci sta succedendo anche in termini planetari e di specie, di comprendere meglio la sproporzione in cui stiamo tutti quanti vivendo e in cui sta vivendo anche la letteratura e di muovermi su un terreno e in una dimensione prefigurativa per me impensabile prima. Ma anche in questa piccola chiacchierata –che era già allora dentro la visione- non c’era niente che facesse diaframma a quanto mi è successo dopo come uomo e come scrittore.

Questa conversazione sarebbe stata impossibile senza l’intelligenza, la sistematicità, la caparbietà inquisitoria e la passione della mia interlocutrice, la quale andava a sua volta elaborando temi e concetti che hanno trovato ampiezza e argomentazione in alcuni suoi imprescindibili libri usciti nello stesso anno in cui è avvenuta questa conversazione e negli anni successivi (Pasolini contro Calvino, L’ombra lunga dell’autore, Il tradimento dei critici).

Chi si è ricordato dell’esistenza di questo piccolo libro ormai introvabile e ne ha proposto una nuova pubblicazione è Andrea Amerio, che -lui sa perché- io chiamo "motore immobile".

Insomma, per farla breve, mi fa piacere che questo piccolo libro si sia conquistato una nuova vita.

La conversazione comincia così:

CARLA BENEDETTI Che giorno è oggi? Anche per dare una data. Io non so mai che giorno è oggi.

ANTONIO MORESCO Ah, non lo so! Non ne ho la più pallida idea!

C.B. Aspetta! Guardiamo il giornale: oggi è l’11 agosto 1998. E siamo a Milano.

A.M. Una calda giornata…

C.B. Secondo alcuni questa sarebbe l’estate più calda del secolo.

A.M. Fa persino tenerezza che questa vecchia puttana della Terra sia ancora in grado di esprimere tanto calore!

(…)








pubblicato da a.moresco nella rubrica libri il 26 maggio 2009