Italiani, per esempio

Giuseppe Caliceti



Il numero di immigrati in Italia è più che triplicato solo nell’ultimo decennio. Sono oltre tre milioni. E i bambini? Nessuno lo sa con precisione.
Sono meno che in altri Paesi europei, ma certo in questi anni da noi il malcontento e il razzismo verso di loro è cresciuto, fomentato anche da alcuni movimenti politici. Reggio Emilia è oggi quarta in Italia per incidenza immigrati. Pur avendo straordinarie eccellenze educative riconosciute a livello nazionale e internazionale, anche qui capita che gli immigrati siano sempre più visti come un problema di ordine pubblico e come una minaccia all’identità culturale del nostro paese. Ho iniziato a insegnare nel plesso di Reggio Emilia come maestro elementare di ruolo nel 1983. Per alcuni anni, fui distaccato dal normale insegnamento su classe per curare un progetto ministeriale per l’integrazione dei bambini stranieri all’interno delle elementari di Sant’Ilario d’Enza, un paese tra Parma e Reggio Emilia. Allora c’erano solo alcune decine di bambini di origine non italiana, ora diverse centinaia, ma quel progetto è soppresso da tempo. Sono tornato al mio normale lavoro di insegnante di classe: l’immigrazione cresceva e nelle scuole c’erano sempre più bambini di origine non italiana.

Quanti alunni stranieri avrò conosciuto in questi venticinque anni di scuola? Duecento? Quattrocento? Di più? Non so, ma ho sempre cercato di accogliere tutti e di ascoltarli con attenzione, clandestini compresi. Ho cercato di rispettare i loro silenzi finché, in modo inaspettato, è scattata in loro la voglia di raccontarsi e rileggere, a volte anche in modo fantastico, la propria esperienza. Hanno aiutato me e tanti alunni italiani a guardare con occhi nuovi al complesso fenomeno dell’immigrazione e ai problemi a esso connessi, mettendo spesso in discussione le nostre presunte superiorità e certezze. Ci siamo aiutati a guardare in modo diverso il mondo e il Paese in cui ci siamo trovati ad abitare. Fin da principio ho preso l’abitudine di trascrivere parole, frasi, conversazioni, testi scritti da questi bambini. In più di un’occasione sembrava di rivivere la favola del Brutto Anatroccolo, ma non sempre. Una volta ambientati in Italia, ho chiesto loro cosa ne pensassero dell’Italia e degli italiani. Ho raccolto i frammenti di tante storie, riflessioni, confidenze piene di speranza e di paura, di realtà e di fantasie, di tristezze e di allegrie, di ingenue osservazioni e di fantastici fraintendimenti. Ne è uscito questo ritratto inedito dell’Italia di oggi e degli italiani. Ho cambiato i loro nomi per ragioni di privacy, ma non la loro età e la loro nazionalità. Questo è libro è dedicato sia a loro che ai loro compagni di classe italiani. Ma anche a tutti i loro genitori. Grazie. Buona lettura."

(Il brano pubblicato qui sopra è l’introduzione a Italiani, per esempio. L’Italia vista dai bambini immigrati, presentato domenica alla Fiera del Libro di Torino. Il libro, edito da Feltrinelli, raccoglie le voci di piccoli studenti extracomunitari delle scuole reggiane, e condensa la mia esperienza di maestro elementare. Il volume si inserisce in un progetto più ampio promosso dalla casa editrice milanese per tutto il 2009 "Il razzismo è una brutta storia" e costituisce l’assaggio di una versione ampliata, la cui pubblicazione è prevista per il 2010).








pubblicato da t.lorini nella rubrica scuola il 19 maggio 2009