Due libri

Anna Ruchat



WANNSEE (DAVIDE RACCA)

passano dei corpi col freddo
e non è gennaio. dove sono
stragi poi è cultura, e ci sono
sassi, un lago e una carta
di nuvole

il lago –
un certificato
di pace

*

SAMBUCO IN FIORE (JOHANNES BOBROWSKI)

E viene
Babel, Isaak.
E dice: durante i pogrom,
quando ero bambino
si tirò il collo
alla mia colomba.

Case in strade di legno
recinte e al di sopra il sambuco.
La soglia graffiata di bianco
giù per la piccola scala –
da allora conosci
la traccia di sangue.

Gente, voi dite: dimenticare –
Vengono i giovani,
il loro riso come cespugli di sambuco.
Gente, vorrebbe morire
il sambuco
per il vostro oblio.

*

È di un anno fa l’uscita della bella silloge berlinese di Davide Racca e di qualche mese più tardi quella della raccolta poetica di Johannes Bobrowski da lui curata. Tra i due libri, pubblicati dallo stesso editore, c’è una forte linea di continuità che sta (oltre che nelle immagini di copertina, tratte entrambe da quadri di Davide Racca) nel rapporto tra il paesaggio (anche urbano) e la lingua e la storia tedesche.
Nato nel 1917 e morto nel 1965, con le sue radici lituane e il forte senso religioso evangelico, Bobrowski mette al centro della poesia, com’ebbe a scrivere lui stesso, la rielaborazione dell’«infelice e colpevole atteggiamento del popolo tedesco verso i popoli vicini dell’Oriente europeo». Un’istanza etica, dunque, intrecciata al tema del paesaggio del Baltico lituano, quello sarmatico della sua infanzia. E con sarmatico, come scrive Racca nell’introduzione alle Poesie tratte da tre raccolte, oltre che un luogo geograficamente e storicamente definito, Bobrowski indica una sua utopia un mito, un sogno, il luogo e il tempo della poesia.
Da straniero a Berlino, Racca sembra voler riprendere il filo lasciato in sospeso dal poeta da lui tradotto, per continuare a indagare, con cautela e tenacia, sempre alla luce delle istanze etiche di Bobrowski, la nuova città aperta, multiculturale, multietnica e le sue cicatrici: Wannsee, ad esempio la località in cui nel gennaio del 42 fu convocata la conferenza per la preparazione della “soluzione finale”, ospita oggi un centro di ricerche sulla storia della persecuzione ebraica. È su questi cortocircuiti e paradossi della storia che Davide Racca mette in equilibrio i suoi versi: nazismo, stalinismo, la stasi, e i turchi di Neuköln o l’”umanità varia e disperata” del Kotbusser Tor, collidono nelle sue liriche asciutte, spesso di un’ironia graffiante. Un canto amaro per questa città che ancora distribuisce “flaconi di silenzio” e “pillole di oblio”.








pubblicato da s.baratto nella rubrica poesia il 1 luglio 2014