Sangue sul confine

Teo Lorini



Quotidiani, settimanali e blog letterari (incluso questo) hanno molto parlato di Il figlio , il secondo romanzo di Philipp Meyer. Confrontando le recensioni, tuttavia, si ha l’impressione che siano pochi i critici che hanno letto il libro per intero, limitandosi spesso al poderoso capitolo iniziale.
Ricco affresco di oltre 150 anni di storia del Texas, Il figlio si snoda lungo tre direttrici parallele, raccontando le vicende di altrettanti personaggi, tutti membri della potente famiglia dei McCullough. Il primo è Eli, il capostipite, detto “il Colonnello”. Unico superstite dell’eccidio della sua famiglia da parte di un drappello di Comanche, il giovane Eli cresce con i pellerossa arrivando a conoscerli e (in parte) a comprenderli: il loro sistema di valori, il loro radicale concetto della Libertà, l’eroismo con cui si battono e la ferocia che condividono con le belve che i Comanche cacciano e rispettano. Poi c’è Peter, il figlio del Colonnello: animo poetico, amante della cultura e rispettoso della vita umana, è l’unico che, nel 1915, con gran delusione del padre, s’oppone allo sterminio dei tejanos i primi coloni di origine spagnola che gli anglosassoni spazzano via con violenza appellandosi ai più vari pretesti e alle più inverosimili accuse. A Jeanne Anne, la pronipote di Eli, è affidato invece il racconto dell’epoca contemporanea, quando il core business dell’economia texana passa dall’allevamento del bestiame ai grandi trust del petrolio, destinato a coprire di fango e lordura quel paesaggio che ancora sopravvive alla devastazione portata dai nuovi padroni della terra.
Il quadro d’insieme è ambizioso e alcune sequenze sono molto potenti (accanto a quella – citatissima – del massacro condotto dai Comanche, merita menzione almeno il racconto dello sterminio della famiglia Garcia). Meyer però non coglie in pieno l’obiettivo cui aspira, e la lettura di questo ponderoso romanzo rivela ben presto limiti difficili da sorvolare.

In primo luogo, Il figlio è addirittura monolitico nella sua natura di opera a tesi: gli Stati Uniti, ci ripete costantemente Meyer, sono nati e si fondano sull’usurpazione, sul ratto e sulla violenza. Non è una novità: lo sta dicendo da tempo, con meno schematismo e più incalzante oltranza, il ciclo dei Sette sogni (ne parlava anche Antonio Moresco, qui) di William Vollmann, scrittore assai più autentico e spericolato, nelle sue vette come nelle sue cadute. Meyer invece si muove con cautela, attento a non allontanarsi dal solco dei suoi modelli: in primis Cormac McCarthy (soprattutto Meridiano di sangue).
Meyer, peraltro, non fa mistero dell’influenza che su di lui ha esercitato la prosa dell’autore di La strada e – quindi – quella del sommo Wiliam Faulkner, dal cui stile quello di McCarthy direttamente discende. Difficile allora attraversare le 550 pagine di Il figlio senza una frequente impressione di epigonalità, di aver già incontrato altrove giri di frase, metafore, paesaggi. Tanto è vero che, quando si allontana dall’archetipo, la pagina di Meyer diventa più faticosa e non pare un caso che, delle tre grandi arcate narrative che compongono il romanzo, sia proprio quella contemporanea la più lambiccata e faticosa, tanto da aver bisogno di uno stratagemma poco coerente (l’introduzione a sorpresa di una quarta voce narrante) per essere risolta.

Per uno sguardo più penetrante e sincero sulla lacerazione di quella terra selvaggia e refrattaria, ci sentiamo allora di consigliare un libro più agile eppure sorprendente per profondità. Uscito per Sellerio, il pluripremiato Tutto inizia e finisce al Kentucky Club di Benjamin Alire Saenz è una raccolta di racconti ambientati sul confine tra El Paso in Texas e Ciudad Juarez in Messico, una frontiera fisica e metaforica che divide i protagonisti di queste storie collocandoli costantemente al limitare fra l’equilibrio e il precipizio, la gioia e l’angoscia, la vita e la morte. Saenz scrive con una scioltezza e un ritegno che rivelano, accanto alla sua comprensione della condizione umana, una pietas senza ripensamenti né compromessi.








pubblicato da t.lorini nella rubrica libri il 4 giugno 2014