Cartoline dal carcere





Alcune settimane fa mi è capitato di presentare Fiaba d’amore nel carcere di Bergamo, di fronte a un gruppo di detenuti. Alla fine di questo intenso incontro Adriana Lorenzi mi ha regalato un piccolo ma prezioso libro (intitolato Cartoline dal carcere, edito da Edizioni Gruppo Aeper e curato da Adriana Lorenzi stessa e da Catia Ortolani) dove sono raccolte in forma poetica alcune spiazzanti autoconfessioni dei carcerati. Ne trascrivo alcune:

La mia impresa di pulizie va a gonfie vele:
peccato che gli sbirri non mi credano
e vogliano sempre sapere
dove ho messo tutta la polvere.

Mi avevano detto
che, come per re Artù,
la mia vita sarebbe cambiata
grazie a una spada.

Ho iniziato un’attività di import-export
di un nuovo amido per abiti,
il coca shop,
ma all’aeroporto i carabinieri
mi hanno portato via
tutto il mio campionario.

Quando mi hanno vista
entrare dalla finestra,
chissà perché non hanno creduto
che avessi perso le chiavi.

Non sapevo fosse così grave
mostrare la mia nuova pistola
a quel simpatico venditore di Rolex.
Era talmente sbalordito
che mi ha regalato tutta la merce.

Nella mia vita
ne ho combinate di tutti i colori:
ho rubato, spacciato, rapinato
e me la sono sempre cavata
perché protetto dal mio angelo custode
che era sempre con me.
Ora invece sono in carcere
perché non sapevo
che il mio angelo custode
avesse dato le dimissioni
senza il dovuto periodo di preavviso!

Mio figlio è andato a scuola
e la maestra gli ha chiesto:
“Che lavoro fa il tuo papà?”
“Il detenuto.”
“E la mamma?”
“La detenuta.”
E la maestra in imbarazzo:
”E tu cosa farai da grande?”
“L’avvocato così li tiro fuori dai guai.”

Sto scontando una pena per omicidio.
Quando uscirò
credo che con il mio curriculum
potrò cercare lavoro
solo in un’agenzia di pompe funebri.
Se proprio dovessero mancare i clienti,
ci penserò io a procurarli!!!

Fuori di qui
dicono che Dio li fa e poi li accoppia,
qua dentro, invece,
dicono che Dio li fa
e qualcuno poi li accoppa.

Tutte le mattine
andavo a lavorare in banca,
in giacca e cravatta…
Che lavoro noioso!
Una volta ci sono andato
col passamontagna
e mi sono divertito molto di più!!!

Come potevo sapere che il camioncino
che ho inavvertitamente tamponato,
fracassando lo sportellone posteriore,
fosse un portavalori.
Per educazione mi sono fermata
per raccogliere quello che era caduto a terra,
ma poi le macchine dietro
hanno cominciato nervosamente
a suonare il clacson
e sono dovuta ripartire di corsa
per non fermare il traffico.

Sono un’abile cuoca,
ma a volte un po’ sbadata.
Ma accidenti,
sarà mica colpa mia
se il cianuro odora di mandorle!

Quel mio capufficio era un uomo orribile:
cafone, arrogante, schiavista e pure porco.
Quando mi ha comunicato
che era necessario fare dei tagli,
temo di non aver compreso bene
cosa intendesse,
ma una parte del suo corpo
non è mai stata ritrovata.

Sono entrato in una villa,
ma poi mi sono ritrovato in una cella.
Io non riesco a capire
perché c’era il cartello “Attenti al cane”
e non quello “Attenti all’allarme”.

Scusate,
se vedete un’auto con su scritto “in prova”,
voi non la prendete?

Vorrei vivere un istante della mia vita
senza ricordarmi di me
e delle mie mani
strette attorno al collo di lei.

Mia madre per ricettazione;
mio padre per narcotraffico
e io – buon sangue non mente –
per rapina a mano armata.

Ho solo parcheggiato una ruspa
davanti allo sportello del Bancomat:
nessuno però ha creduto al fatto
che dovessi fare uno scavo.

I Carabinieri:
“Come la mettiamo
con tutti questi panetti
dentro al cofano, eh?
Saranno almeno 100 kg”.
E io:
“Mi servono per fare
da contrappeso al motore”.

Faceva così caldo quel giorno
che per trovare un po’ di sollievo
l’ho freddato.

Il giudice al condannato:
“Lo sa che questo reato
prevede almeno tredici anni?”
“Ma non è giusto…
me ne dia sette
perché metà del carico
l’ho perso per strada.”

Ho una sola certezza per il futuro.
Sono sicuro che la sfiga
si alzi ogni giorno
mezz’ora prima di me.

Un uomo
viene fermato alla frontiera svizzera.
Ha nulla da dichiarare?
Nulla
solo queste scatolette di mangime
per le mie galline.
Ma queste sono tavolette di ciock-coca.
Certo
le mie galline sono sempre allegre
e fanno più uova ciock.

Mi ha sempre detto: Ti amo.
Mi ha sempre detto: Ti voglio bene.
Mi ha dato due figli.
Poi, qui dentro mi ha fatto finire.

Nelle fiabe
ci sono stregoni e fate,
eroi ed eroine.
Penso che nella mia vita
io abbia sbagliato l’Eroina.

Quando sono entrato in carcere
mio figlio doveva ancora nascere.
Ora ha otto anni
e per lui sono solamente
l’uomo nella foto sul tavolino della sala.

***

Una volta che chiesero a Dostoevskij
a che titolo parlava a nome dei russi,
lui mostrò le caviglie
ancora segnate dai ferri:
“Ecco il mio diritto”.

(D. Galateria, Scritti galeotti. Sellerio 2012)








pubblicato da a.moresco nella rubrica libri il 7 maggio 2014