La letteratura non è un pranzo di gala

Antonio Moresco



Antonio Moresco

La versione integrale dell’intervista a cura di Mirella Appiotti pubblicata sulla Stampa-Tuttolibri del 31 marzo 2012 in forma ridotta.

Se tu fossi oggi nella situazione di esordiente sceglieresti il self-publishing?

Non lo saprò mai. Quando cercavo disperatamente di esordire e trovavo di fronte a me un muro non esistevano queste possibilità e quindi non sono stato neppure indotto in tentazione. Ma, se devo dirla tutta, anche questa apparente accoglienza di ogni cosa che si ammanta di una demagogia democraticistica ma che in realtà copre altre logiche e tende a cancellare e a disattivare ogni cosa non è che sia alla fine meno tirannica della precedente forma di tirannia, che io ho conosciuto bene e sulla mia pelle. La presenza di un limite è scatenante. Il combattimento può fortificare la vocazione di uno scrittore, può potenziare e precisare le sue possibilità.

Cosa potrà cambiare o sta cambiando anche per uno scrittore importante come te questa rivoluzione nel mondo del libro?

Io ho sempre attraversato le porte un istante prima che si chiudessero. Tutta la mia vita di scrittore è stata così. E sta succedendo la stessa cosa anche adesso. Quindi questa valanga che si avvicina non mi spaventa, non ne ho paura. Non lo so cosa succederà a me ma, comunque vada, non ne ho paura. Non si sa prima chi travolgerà la valanga, e non c’è nessuna giustizia nella valanga. Ma si possono sempre creare delle valanghe dentro la valanga.

Gli editori classici saranno destinati davvero a scomparire?

Non so se scompariranno, ma certo subiranno una profonda metamorfosi.

Magari se lo meritano…

Si potrebbe dire che l’editoria classica, facendo proprie certe logiche, zavorrando il mondo di libri inerti e di operazioni al ribasso e snaturando la propria identità e la propria funzione, ha contribuito a creare le condizioni di quanto sta succedendo e a fornire la corda con la quale venire impiccata. Così ora ha trovato sulla sua strada chi si prepara a zavorrare il cybermondo ancora di più. Ma c’è anche da dire che l’editoria non è un tutto unico e un unico blocco malvagio. Ci sono anche le persone singole, quelle che ci credono, quelle che fanno la differenza (e io sarei ancora uno scrittore del tutto sotterraneo e inedito se non avessi incontrato sulla mia strada alcune di queste persone) e che non meritano di essere travolte dalla valanga.

Che consiglio daresti a un giovane romanziere?

Non è detto che quello che vale per te valga anche per un altro. Però, per rispondere a questa domanda, gli direi di non rinunciare mai al suo sogno e di non avere paura di combattere per rimanervi fedele, sia che questo sia affidato a un foglio inchiostrato o a una piccola parete di cristalli liquidi o plasma.

La quantità andrà a scapito della qualità?

Certo. Ma non è così anche adesso? Se non ci facciamo abbindolare dallo spirito del tempo e dalle ideologie di copertura con cui si inzuccherano ben altre dinamiche e ben altri scopi, si capisce bene che le cose stanno così. La “letteratura” -per parafrasare una celebre affermazione- non è un pranzo di gala. Se adesso il mondo degli scrittori è molto spesso un piccolo mondo pieno di frustrazioni, gelosie, invidie, rancori, competizioni, meschinità, puttanismo… d’ora in poi, con l’immissione di un numero enorme di sempre nuovi libri-self, è destinato a crescere ancora di più anche tutto questo. Crescerà anche tutta questa sofferenza dietro la maschera delle pari opportunità e del paradiso parallelo del web, crescerà in modo esponenziale il numero degli spermatozoi che dovranno risalire il canale uterino con le loro disperate codine per cercare di arrivare per primi a spaccare e a fecondare il loro ovulo.








pubblicato da a.moresco nella rubrica a voce il 1 aprile 2012