Ricordo di Aldo Braibanti

Antonio Moresco



Ho incontrato Aldo Braibanti un po’ di anni fa nel ghetto di Roma, dove abitava. Volevo conoscerlo di persona e conversare con lui. E poi, se ci fossero state le condizioni, girare un piccolo film che facesse emergere questa persona sepolta.
Mi sono fatto dare il suo numero di telefono da un amico comune, Alberto Grifi. L’ho chiamato. Lui all’inizio era un po’ in difesa, poi si è sciolto. Mi ha dato un appuntamento e sono andato a Roma.
In quel momento era molto preoccupato perché non ci vedeva bene e non riusciva a leggere e a scrivere. Doveva fare di lì a poco un’operazione agli occhi che sperava gli migliorasse la vista. Perciò del mio progetto non si è fatto niente. E poi lui non era solo uno che era stato sepolto, era anche uno che voleva stare sepolto, e allora non me la sono sentita di forzarlo. Abbiamo parlato per un paio d’ore. Mi ha raccontato di quando era stato trasformato in “mostro” dal giornali in seguito all’accusa di avere “plagiato” un suo allievo, del processo, della prigione. “Ma io ero stato sui tavoli di tortura delle SS” mi ha detto “che cosa vuole che fosse quella cosa in confronto…”
Poi mi ha parlato della sua passione per le formiche, di come andava a prendere formicai interi lungo la via Appia e se li portava a casa, del “cervello collettivo” delle formiche e di molte altre cose che riguardavano la loro strabiliante vita.
Aveva le mani e le braccia tutte ferite e insanguinate. “Che cosa le è successo?” gli avevo chiesto. Allora mi ha raccontato che teneva in casa, oltre alle formiche, anche un uccello (non mi ricordo se era un merlo, un corvo o qualcosa di simile) e che questo uccello era geloso, prepotente, tirannico e che lo beccava e lo feriva continuamente. Ma che lui gli era molto affezionato e non aveva cuore di cacciarlo.
Adesso avrà smesso finalmente di beccarlo, quel bastardo!








pubblicato da a.moresco nella rubrica a voce il 12 aprile 2014