Memoria

Serena Gaudino



Memoria

Dell’Aquila, come era un tempo, i bambini non hanno più memoria. Allora a scuola le maestre raccontano ogni giorno, un po’ di quella vita che una volta si svolgeva lassù, sulla collina. Ma anche la sua storia. Quante volte fu distrutta e quante volte è risorta dopo una guerra o dopo un terremoto.
Loro ascoltano. Come si ascolterebbe una fiaba, una bella fiaba. L’Aquila una volta, era una città bellissima.
E non lo è più ora, maestra?
Bé ora è ancora bellissima ma è quasi completamente distrutta.
La mia nonna aveva una casa bellissima.
Ah, tu la ricordi? Dov’era?
Al centro.
Bene, ma com’era fatta?
C’era un corridoio.
E poi?
Poi…
Tu te lo ricordi il terremoto?
Io sì, e tu?
Io stavo dormendo. Mamma mi ha preso e siamo scappati. E la casa è caduta.
Io non mi ricordo. .......
Papà ha detto che la città è stata distrutta un sacco di volte dal terremoto e che però l’hanno sempre ricostruita.
Quante volte sono cadute le case?
Il terremoto a L’Aquila c’è stato almeno quattro volte. La prima volta in tempi antichissimi e l’ultima circa tre secoli fa.
E quant’è un secolo maestra?
Ogni secolo sono cent’anni.
Quindi trecento anni fa? Ma nessuno se lo ricorda quel terremoto là.
Io me lo ricordo, io me lo ricordo: avevo sette anni.
Ah quindi qualcuno se lo ricorda il terremoto!
Me lo racconta nonna.
Mia nonna ha detto che è inutile ricordare.
Papà dice che è meglio dimenticare. Tanto a casa non ci torneremo mai più.
Maestra ma c’è stata la guerra a L’Aquila?
Bé sì. Le guerre moderne come quelle di tanti anni fa. Ci sono stati un sacco di personaggi dispettosi.
E che hanno fatto?
Bé Manfredi ha raso al suolo la città perché gli aquilani di allora si erano permessi di ribellarsi a lui e poi Filippo d’Angiò decise di fare il regno a pezzettini e regalarlo ai suoi capitani.
Quante volte è stata distrutta?
Più o meno sei volte. Altre domande?
Ma se l’hanno sempre ricostruita la ricostruiranno ancora?
Speriamo.
E perché non la ricostruiamo noi?
Ci stiamo provando, ma non è semplice. Ci sono un sacco di leggi che ce lo impediscono.
Alla fine della storia i bambini si mettono al lavoro: realizzano cartelloni, richiedono interviste ai nonni e alle mamme, scrivono testi e una marea di letterine: al sindaco, al presidente della Repubblica, alla Befana e a Babbo Natale. E qualche volta anche a Gesù.








pubblicato da s.gaudino nella rubrica condividere il rischio il 5 aprile 2014