Parliamo della Netturbina

Carlo Roncaglia e Tiziano Scarpa



Straccioni andrà in scena per la prima volta a Milano dall’1 al 13 aprile al Teatro Litta, ma la sua avventura è iniziata due anni fa. Da allora ci siamo confrontati varie volte, il regista Carlo Roncaglia, gli attori dell’Accademia dei Folli e io. C’è stata anche una prima serie di prove alla fine dell’anno scorso. In questi incontri prendevo appunti per non dimenticare cose che mi potevano essere utili nella riscrittura e nello sviluppo di scene e personaggi.
Ecco uno stralcio di dialogo fra me e Carlo.
[T. S.]


Carlo: In questa versione di Straccioni, dopo che l’hai riscritto, quasi tutti i personaggi hanno una loro coerenza. Sanno quello che vogliono, ma sono anche “agìti” dagli eventi, li subiscono, perché hanno avuto tracolli esistenziali ed economici, e questo li rende più interessanti. L’unico personaggio che puoi mettere a fuoco un po’ meglio, secondo me, è la Netturbina. Nella prima versione era il personaggio più volitivo di tutti, ma adesso [dicembre 2013] ha ancora qualcosa di irrisolto. Mi piacerebbe che tu tenessi presente la forza di carattere della tua Netturbina originaria, come l’avevi immaginata nella prima versione di Straccioni [del 2005]. Al di là di quello che faceva, mi piaceva che andasse contro le solite aspettative che si hanno sulle donne.

Tiziano: È importantissima la Netturbina, se non altro perché è l’unica donna in scena.

Carlo: Eh sì. A teatro, quando entra in scena una donna si innesca un’attenzione speciale, delle aspettative tutte diverse. È umano, quasi fisiologico. E non sto parlando di questioni banalmente erotiche, ma di tutto un mondo di implicazioni, di psicologia.

Tiziano: Mentre dici queste cose mi viene da pensare che quando sulla scena compare una donna ci si chiede inconsapevolmente se accetterà la specie così com’è, se la propagherà o preferirà interromperla… Ogni donna è un nodo decisivo, può consegnare al futuro il tempo umano, o può reciderlo – anche per questo, forse, nei miti antichi, gli esseri che presiedono al tempo umano sono figure femminili: parlo delle Moire, delle Parche. Sono le donne quelle che filano il tempo umano, lo estraggono dalla matassa, lo suscitano, lo fanno continuare. Quando si pensa alle Parche, la prima cosa che viene in mente è il loro potere di tagliare il filo, di porre un termine mortale alla vita, ma è solo una delle tre che fa questo, perché prima di tutto le Parche fanno sgorgare l’esistenza di ciascuno. Così ogni personaggio-donna ha un grave compito simbolico, può essere un passaggio o un vicolo cieco per la specie, per il tempo umano. E questo è essenziale perché uno dei temi principali di Straccioni è il tempo, l’unica vera ricchezza. Il tempo, che è l’altro nome del denaro.

Carlo: In più, tieni presente che i personaggi sono quattro. Il pubblico entra in empatia. Vuole saperne di più su di loro. Come spettatore, prima ancora che come regista, vorrei saperne ancora un po’ di più. Non solo sulla Netturbina. Se ci fossero – faccio un esempio – dieci attori in scena, ci sarebbe certamente più baraonda, più “circo”, ma l’empatia del pubblico sarebbe meno intensa, meno penetrante, meno affezionata ai singoli personaggi.

Tiziano: Non ci avevo mai pensato. È come se ogni spettatore avesse un chilo di affetto per lo spettacolo che va a vedere. Se ci sono dieci personaggi in scena, a ognuno di loro andrà un etto di affetto, o magari lo si dividerà in parti ineguali, a seconda della capacità di ciascun personaggio di accaparrarsene di più o di meno, ma bisognerà comunque dividerlo per dieci.

Carlo: Invece i nostri personaggi sono più ricchi, perché sono quattro, e ognuno ha due etti e mezzo di affetto a testa! [ride] Meno baraonda, meno attori, meno lusso teatrale (d’altronde “questa è l’epoca delle risorse scarse”, dice il tuo testo), ma più affetto per ognuno di loro.

Tiziano: C’è a disposizione un capitale di affetto pro capite più alto! [ride]. Ogni personaggio può contare su un budget affettivo maggiore, e minore concorrenza…

Carlo: Dato che la pièce è sul denaro, il paragone economico mi sembra pertinente.

Tiziano: Se ne potrebbe ricavare una specie di legge generale, di formula drammaturgica. Empatia fratto Numero dei Personaggi uguale Porzione di Affetto su cui può contare ogni personaggio.

Carlo: Aggiungi a questo il fatto che ho intenzione di lasciare tutti e quattro gli attori in scena sempre. Potrebbe esserci utile, anche per farli crescere come personaggi. È bello che siano lì, senza tante entrate né uscite. Sappi che sono “a tua disposizione”: tutti i personaggi possono intervenire con una battuta in ogni momento. Tienine conto.


Nella foto, Giovanna Rossi nei panni della Netturbina.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica a voce il 26 marzo 2014