Peto camuno

Giovanni Giovannetti



Reduci dalla fiaccolata balùba di sabato 15 febbraio a Pavia contro immigrati, rifugiati e terroni, sabato 22 marzo alcuni amici di Chirichelli, Belsito e Pino Neri hanno rinnovato rutti e peti davanti a un residence alle porte di San Genesio, lì dove la Prefettura ha procurato provvisoria dimora fino a lunedì 24 marzo per sette profughi somali ed eritrei scampati a guerre e oppressioni, giunti a Pavia da Lampedusa dopo indicibili odissee umane, terrestri e marine.

Proprio come a Cascina Gandina presso Pieve Porto Morone nel 2007 (assedio ai Rom deportati da Pavia), tra i perditempo lumbàrd in notturno bivacco c’erano il segretario del carroccio Salvini, il senatore Centinaio, il sindaco di Mortara Facchinotti, il vicesindaco pavese Mognaschi, quelli di San Martino e Vigevano Bossi e Ceffa, il consigliere regionale Ciocca, il segretario provinciale Mura.


Anziché picchettare l’ingresso della Regione dopo l’arresto del capo di Infrastrutture lombarde Antonio Rognoni (a riprova della «diffusa illegalità» negli appalti lombardi che sta mettendo a rischio Expo 2015) gli incantevoli celoduristi depistano sui profughi, calano a San Genesio, controllano «che i sette non si ritrovino nei nostri negozi e tra la popolazione di San Genesio» (prosit).


E già che loro sono onesti e i meridionali e gli immigrati sono ladri e tutti i soldi vanno al sud e non a loro, allora dicano al “loro” presidente in Asm Pavia Giampaolo Chirichelli di restituire i pubblici quattrini su cui ha lungamente e indebitamente lucrato (e qualche pelosa cosina saremmo quasi a dirla anche sul Ciocca; ma sia prima la locale Procura a riferire); e lo dicano anche al Boni, al “Trota”, al Bossi, al Brignardì, al Belsito, al Bonet e a qualche altro loro coinquilino forse conosciuto al Cafè de Paris quota mafie in via Veneto di Roma ladrona.








pubblicato da g.giovannetti nella rubrica giornalismo e verità il 23 marzo 2014