“Siamo andate al fiume”

Tiziano Scarpa



Siamo andate al fiume
a guardare come trasporta sé stesso.

La superficie volubile, a chiazze.
Quando è liscia è uno specchio semovente.
L’immagine del cielo sprofonda.
Sta ferma, e intanto viene strisciata
in orizzontale dalla corrente.

Quando è in subbuglio
il fiume smette di specchiare l’esterno,
esprime sé stesso. Così sembra.
Sembra che sia opaco e fangoso,
invece sta cercando un modo
di specchiare il fondale.
Per questo ribolle in avanti.
È uno specchio agitato
fatto di creste, schiuma, mulinelli
che riflettono rotolii, sbalzi, capitomboli
sommersi.

Ognuna di noi è un fiumiciattolo
che sfocia nella piccola laguna
tra una parola e l’altra.
Ma il nostro vero fiume
è quello della frase.
Siamo affluenti interni
allineati al fiume della frase
la / facciamo / procedere / a / scatti.
E il discorso è un sistema idrografico,
con dighe e pendenze, centrali
elettriche, battelli.

(la corrente del fiume
trascina questa similitudine,
non riusciamo a fermarla)

Trasportiamo idee, immagini mentali,
detriti, desinenze, depositiamo
pianure alluvionali, scaviamo valli,
e mentre affastelliamo questi paragoni
passa il cadavere del nostro nemico,
la retorica fasulla, la fantasia gratuita
che cresce su sé stessa
e trasforma il fiume in una salamoia
di similitudini tirate per le lunghe
e metafore prevedibili.

Sono le salme che ci sono più care
perché le abbiamo uccise noi.

Carissimi defunti, scorrete, scorrete,
ci piace tornare qui da voi
sulla riva della tomba fluviale.

Le sepolture galleggianti
sono gli scarti dell’immaginazione
di Tiziano.
Inutile che tu faccia finta di niente.
Ti rendi conto? Nella tua vita
in tutta la tua vita
hai scelto noi come complici
della tua indole contemplativa,
e questo è il risultato.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica poesia il 14 aprile 2014