Poesia scritta dalle parole #8

con la stupefatta supervisione di Tiziano Scarpa



Oggi si commemora quella specie di padre
che non ha concepito ma ha accudito.

Il suo nome è Giuseppe.

Pino Peppino Peppe,
Pinuccio Peppiniello,
Piddu Pinìn Giuspìn,
Iseppo Gepe Bepi.

(ci lasci volentieri imperversare
sul nome del sant’uomo,
perché anche tu, Tiziano,
Tiz Titti Tizzi Tizio,
non hai mai concepito?
Ma tu non hai nemmeno accudito)

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la Festa del Papà.

È il diciannove marzo
ultimo giorno d’inverno.
Addio, babbo.
Finisce l’impero paterno,
comincia la stagione sessuata.
Sbocciano le erezioni,
si schiudono gli imeni.
Si sperimentano nuove leggi.
Si è padroni di lasciarsi dominare
dai propri desideri.

Appartenere a sé stessi
è il compito e l’angoscia.
Noi parole possiamo aiutarti
ma non più di tanto.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica poesia il 19 marzo 2014