Meno scuola, più razzismo

Giuseppe Caliceti



l ddl sicurezza crea più problemi alla maggioranza dei veri problemi sulla sicurezza. Dopo le ronde e i centri per i clandestini, tocca alla scuola. Sappiamo cosa vuole la Lega: una scuola più razzista.
Ormai non si può fare a meno di chiamare le cose col loro nome, di pronunciare la parola “razzista”. Vogliono una società più razzista.

Non importa se fino a qualche decennio fa, gli italiani sono stati probabilmente il popolo che è migrato di più verso tutti gli altri Paesi del mondo: dall’Australia all’America latina, dagli Stati Uniti alla Germania, alla Francia, alla Svizzera. Non importa neppure ricordare che tutte le società occidentali stanno diventando e diventeranno sempre più multietniche, multiculturali, multirazziali.
La Lega ha la sua ideologia razzista. Ha costruito il suo consenso proprio sull’odio dell’altro, fomentando il clima di sospetto, la paura.

Ma il per il presidente della Camera Gianfranco Fini – perché dell’opposizione questa informazione italiana fa fatica a parlare - sarebbe "negativa" l"eventualità" che nel disegno di legge all’esame dell’Aula di Montecitorio rimanga la norma che consentirebbe di negare l’iscrizione alle scuole dell’obbligo dei minori stranieri privi di permesso di soggiorno. In una lettera al ministro dell’Interno Roberto Maroni, Fini osserva che con tale norma sorgerebbero "problemi di costituzionalità".

Ma va?

In effetti l’articolo introduce il concetto secondo il quale lo straniero, per avere diritto a qualsiasi tipo di prestazione pubblica, compresa l’iscrizione a scuola, deve presentare il permesso di soggiorno. O scatta l’obbligo di denuncia per non incorrere in un reato: perché se non si denuncia un reato, in questo caso di clandestinità, se ne commette uno a propria volta.
Fini spiega a Maroni che così “ai minori stranieri verrebbe negata l’iscrizione alla scuola dell’obbligo ed il conseguente diritto all’istruzione che è attualmente tutelato, indipendentemente dalla regolarità della posizione in ordine al loro soggiorno, nelle forme e nei modi previsti per i cittadini italiani”.
Tra l’altro, aggiungiamo, si contraddicono anche i diritti dell’Unicef. E dell’Europa. Poiché, come ricorda Fini, "In Europa non c’è alcuna normativa che discrimina l’esercizio del diritto allo studio da parte dei minori stranieri”. In effetti è una norma vergognosa e anticostituzionale che va ad infierire direttamente sui bambini.

Confesso che questi distinguo su quanto siano più o meno razziste le norme che questo Governo propone e intende approvare è deplorevole e angosciante. Soprattutto tenuto conto del silenzio – almeno mediatico – in cui è sepolta un’opposizione inesistente. L’Italia è impigliata in questo suo medioevo politico e sociale. Così, se i genitori di alcuni bambini -genitori italiani o non italiani- di fronte alla crisi economica che attanaglia sempre più le famiglie, per caso non riescono a pagare la retta della mensa, i figli restano a scuola ma non mangiano, non devono mangiare.
Dei bambini, capite?
Nonostante in ogni mensa scolastica, come tutti i docenti sanno, si butti via tanto cibo perché “non piace” ai bambini.
Ma non si penalizzano e si umiliano tutti i figli di chi ha meno soldi. Si devono penalizzare soprattutto quelli che non hanno genitori di origine italiana. Quelli che non sono in regola. I clandestini.
Senza guardarli troppo in faccia. Senza chieder loro quanti anni hanno.

Il reato di clandestinità è legge: anche per i bambini.

Cosa sono questi se non odio e razzismo? Ma c’è di più, oggi: dirigenti scolastici e docenti della scuola pubblica italiana non possono accettare la presenza di bambini stranieri non regolarizzati, di figli di madri e padri immigrati che non sono in regola.
E’ negato il cibo. E’ negata l’istruzione. Ai piccoli migranti.

Ai bambini.

Ora, sappiamo tutti che i bambini non scelgono di migrare. Sappiamo tutti che ogni bambino subisce l’immigrazione. Sempre. Perché non c’è bambino che non voglia, potendo, restare nel suo Paese, nella sua casa, tra le persone tra cui è nato. Eppure va così. I richiami ai diritti dei bambini, i diritti dell’Onu. A questo, oggi, in Italia, siamo costretti ad appellarci. Ai valori dell’accoglienza cattolica. Perché abitiamo in un Paese che sta dimenticando se stesso e la sua storia, passata e recente.
Un Paese sempre più razzista.








pubblicato da t.lorini nella rubrica scuola il 6 maggio 2009