Forza Miriam

Teo Lorini



Per il terzo giorno consecutivo Repubblica fornisce in prima pagina ragguagli sulle scappatelle del primo ministro, sulle corna, vere o presunte, lamentate o suggerite, di sua moglie, Miriam Bartolini (in arte Veronica Lario) e sulle rimostranze, dignitosamente offese o minuziosamente calcolate, di quest’ultima. A discuterne oggi è il tuttologo Adriano Sofri in una sorta di lettera aperta al Sultano (traggo la felice definizione dal recente libro di Giovanni Sartori).
La questione trova però cospicuo spazio anche nelle pagine interne: della spinosa faccenda parlano infatti l’Amaca di Michele Serra, un articolo a pag. 8, con le dichiarazioni di qualche fanciulla esclusa in extremis dalle liste PdL, tutta la pag. 9, dominata da un complesso schema dell’asse ereditario attraverso cui transiterà, alla dipartita del fondatore, lo sterminato patrimonio dell’impero Fininvest. Lo stesso impero che, al momento della storica "discesa in campo", il 26 gennaio 1994, affondava in un mare di debiti calcolato in migliaia di miliardi (5.ooo stando a Marcello dell’Utri, all’epoca amministratore delegato e presidente di Publitalia).
Fra i debiti di allora e i faraonici utili di oggi ci sono (fra l’altro) 15 anni di abuso di interesse sistematizzato e una serie di denunce e processi che il Sultano ha eluso con ogni mezzo, e ai quali s’è infine sottratto tramite una aberrazione giuridica -il lodo Alfano- oggetto di ironie e imbarazzati colpi di tosse da parte dei leader politici e dei parlamenti democratici di tutta Europa.

Allora, se da una parte è indubbio che la scelta di candidare (ancora una volta) ragazze dai nulli meriti politici ma dalle indubbie doti estetiche possa innescare molte considerazioni, pare altrettanto legittimo chiedersi se sia proprio questo l’unico argomento rimasto rispetto al movimento e alla violenta trasformazione che Berlusconi ha imposto alla politica, alla società, all’economia dell’Italia, trasformandola nel Paese che è oggi con la stessa spregiudicatezza e lo stesso impiego di mezzi con cui ha portato la sua azienda dal baratro del crack alla prosperità in cui essa naviga immune della crisi attuale.
A giudicare dallo spazio racimolato sulla Repubblica si direbbe proprio di sì.

Piccolezze?
Certo.
Le stesse piccolezze che impastoiano e a cui si dedicano oggi le voci del più importante quotidiano di opposizione d’Italia.








pubblicato da t.lorini nella rubrica giornalismo e verità il 1 maggio 2009