Casa Cervi 2009

Giuseppe Caliceti



Alle 11 in punto del mattino la senatrice Anna Finocchiaro è davanti a Casa Cervi con una sigaretta tra le labbra. Un paio di tirate mentre qualcuno del codazzo le parla di Casa Cervi, poi getta a terra la sigaretta a metà e entra nella Casa.
Al primo piano, nella sala che ospita un centinaio di persone, se ne ficcano quasi il doppio. Il resto resta assiepato lungo le scale, va a vedere la proiezioni video di otto minuti dedicato alla vicenda dei sette fratelli, cammina nell’aia e nei campi circostanti. Mezz’ora dopo la Finocchiaro sale di nuovo sul palco allestito all’aperto, lo stesso su cui alle 17 salirà la Bandabardò. Replica il suo intervento, doversamente, per chi non l’ha potuita ascoltare.
Ma forse non ne valeva la pena.
Un saluto, poco più. Parole buone per tutte le stagioni o quasi. Iperistituzionali. Quasi che al governo ci fosse ancora il Centrosinistra e che Berlusconi fosse in vacanza su un’isola deserta.
Ombra dell’ombra di un governo ombra. Ordinaria amministrazione, insomma. Il punto più alto? Più attuale? Forse quando ricorda le recenti parole sul XXV Aprile del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Per fortuna dopo di lei sale sul palco Moni Ovadia, che anticipa il suo intervento previsto nel pomeriggio all’ora di pranzo, e il clima si accalora un poco.
Attorno a Casa Cervi ci sono già 4/500 persone che stanno mettendosi in coda alle casse per ordinare salsicce e spiedini di carne, patatine fritte e salume misto, Lambrusco e bibite. La maggior parte ha già steso sui campi attorno alla Casa, da poco falciati, un panno o una coperta. Ha già dato inizio al pic- nic del XXV Aprile. Altri camminano lungo il mercatino di stand multicolori: da quello di Amnesty International a quello che ricordano come il Comune di Gattatico abbia adottato un comune abruzzese colpito recentemente dal terremoto, da quello dell’Anpi a quello dell’Arci, de Il Manifesto, del Fuori Orario.
Famiglie e compagnie di ragazzi che stanno arrivando ininterrottamente da ore da tutto il centro e il nord Italia; si mischiano i partigiani e le ragazze volontarie con un foulard stretto al collo: o rosso o tricolore.

Dopo la Festa Nazionale dell’Anpi dello scorso giugno, - quando arrivarono 8000 persone – Casa Cervi si riconferma oggi più che mai presidio antifascista dell’Italia intera. E la sua Festa del XXV Aprile non tradisce le aspettative.
Già nei parcheggi e nei campi non c’è più posto per le auto che arrivano ininterrottamente da tutta Italia, si inizia a posteggiare sul ciglio della strada, a destra e a sinistra. Già alle 13 si deve lasciare l’auto a un paio di chilometri.

Ma torniamo sul palco all’aperto di Casa Cervi. Per fortuna poco dopo l’ intervento opaco di Anna Finocchiaro, leader dell’opposizione che non fa più opposizione, sale Moni Ovadia.
In quest’Italia di oggi va così: i politici recitano a memoria, fanno retorica, gli attori e i comici fanno invece i politici. Moni Ovadia si presenta subito come "guastafeste" in un XXV Aprile a cui, dopo anni di latitanza, ha deciso di aderire anche Silvio Berlusconi e la sua squadra di governo.
Moni Ovadia dice che lui è felice che il XXV Aprile sia la festa di tutti, ma anche che "il popolo del XXV Aprile della Resistenza" non accetta di essere preso in giro.
Applausi.
Ovadia continua: fa notare che per chi intende festeggiare il XXV Aprile e la Resistenza, è bene sapere e condividere "da dove arriva questa festa di oggi". Non dice che solo qualche anno fa, l’attuale Capo del Governo italiano Silvio Berlusconi pensava che Alcide Cervi fosse ancora vivo – tanto è la sua ignoranza antifascista – ma è come se lo dicesse.
Poi aggiunge una cosa semplice. Dice che chiunque vuole festeggiare il XXV Aprile è benvenuto, ma festeggiare la Resistenza senza dichiararsi fermamente antifascisti gli pare un controsenso e, fa notare, alle prossime europee il Pdl ha messo in lista personaggi di Forza Nuova.

Ancora applausi, scroscianti. Moni Ovadia scende dal palco. Una folla di autorità locali e di gente comune gli stringe la mano, lo ringrazia. Arriva la stretta di mano anche di Anna Finocchiaro. Poi la festa continua, le casse continuano a diffondere musica. E’ una bella giornata di sole. Le griglie funzionano a tutto ritmo. Si mangiano panini e salsicce, ma c’è anche il panino vegetariano. Scorrono birra e Lambrusco a volontà. In nessuna festa del Pd o dell’Unità (anche all’Unità di Gattatico) c’è mai stata tanta affluenza e si è mai guadagnato tanto in una sola giornata, dicono gli organizzatori. Il mixer e i fari sul palco ormai sono stati montati. La Bandabardò sale sul palco a metà pomeriggio e dà inizio alle danze. Ai bordi dei campi sono stati allestiti grandi fari. Si starà qui fino a tardi. Certamente c’è chi resterà a fare l’alba.

Nessuno ricorda più di quello che ha detto Anna Finocchiaro, tutti invece si ricordano ancora cosa le parole di Moni Ovadia: anche chi non era ancora arrivato prima che lui salisse sul palco.








pubblicato da t.lorini nella rubrica democrazia il 26 aprile 2009