L’asilo infantile delle creature di mare

Tiziano Scarpa



Oggi, domenica 19 aprile, si svolge la "Giornata Oasi Wwf 2009", con l’apertura gratuita delle aree naturali gestite dall’Associazione in tutta Italia. Qualche giorno fa ho visitato l’oasi lagunare di Valle Averto e ho scritto questo breve reportage per il "Corriere della sera" Per sostenere le oasi Wwf, si possono donare 2 euro mandando un sms al 48544.


Venezia è come miss Italia: tutti tengono gli occhi fissi sulla bella ragazza, a nessuno interessa la casa dove abita. Ma immaginate che Venezia non esista. Niente gondole e canali, nessun ponte di Rialto né piazza san Marco. Che cosa resterebbe? Un paesaggio eccezionale. La laguna di Venezia è la più estesa e importante zona umida del Mediterraneo, occupa più di cinquecento chilometri quadrati, è lunga 50 km, larga 10-12, profonda in media un metro e mezzo. È un luogo importantissimo per le migrazioni di uccelli e per gli strani tipi di animali e piante che ci vivono.

"Scarpa, smetta di prendere appunti."
"Che cosa c’è?"
"Guardi là: un falco di palude. Si è tuffato."
"Che cosa ha preso?"
"Un pezzo di pesce. L’ha tranciato a metà. Vola tenendolo stretto. Ha artigli specializzati per la pesca, sono come degli ami."

A chiunque viene a visitare Venezia bisognerebbe consigliare, se non imporre, di fare una gita in laguna. Oltre a conoscere un ambiente unico, capirebbe meglio Venezia, e anche le condizioni in cui i nostri antenati si sono inventati una sopravvivenza improbabile, in condizioni estreme. Sto esagerando? Pensate che qui riescono a vivere piante che sanno come desalinizzare l’acqua. Anche Goethe ne restò affascinato. Se avete pazienza un attimo, vado a prendervi la citazione dal suo Viaggio in Italia.

"Lasci stare i libri. Lo vede quell’uccello bianco? È un’avocetta."
"Ma è difettata! Ha il becco ricurvo all’insù. E lunghissimo."
"Gli serve per piantarlo nel fango e stanare vermi e molluschi."

La cosa sorprendente è che tutto questo si trova a mezz’ora di distanza da Venezia. Esistono in mezzo al deserto città solitarie, come una chiassosa smentita del nulla che le circonda. Qui c’è una città scontornata dall’acqua, e intorno un caos di isolotti salmastri, fanghiglie spugnose, orizzonti selvaggi. Se spuntasse una canoa con uomini nudi dalle guance dipinte e i nasi traforati d’osso, non mi stupirei più di tanto.

Mi trovo in una delle oasi lagunari del Wwf, Valle Averto, nel comune di Campagna Lupia, a sud. È una valle da pesca, una distesa d’acqua un po’ dolce e un po’ salata, delimitata da canneti, canali, isole basse. In posti come questo si pesca con il lavoriero, una specie di strettoia angolare che incanala i pesci verso una trappola. La laguna è un asilo infantile per le creature del mare: entrano giovanissimi pesciolini e avannotti, diventano grandi qui dentro, vengono catturati mentre cercano di uscire nuovamente in mare aperto. La convenienza della pesca nelle valli acquatiche è stato uno dei motivi che ha osteggiato le bonifiche. Venezia, il pesce più prodigioso cresciuto qui dentro, deve la sua esistenza a questi allevamenti? Che città sarebbe nata se nell’antichità la costa fosse stata prosciugata e bonificata?

"La smetta di pensare sempre a Venezia, Scarpa. Saliamo su."
"Dove andiamo?"
"In cima alla torretta di avvistamento."
"Che cosa sono questi? Hanno l’aspetto di escrementi… Ma non puzzano."
"Sono borre. La parte indigeribile del pasto, rigurgitata dai gufi e le civette. Praticamente topi mummificati. Ma guardi fuori dalle feritoie. Laggiù in fondo…
"Il campanile di san Marco! Sembra una piccola pieve perduta in mezzo ai canneti."

In mezzo alla distesa d’acqua si vede affiorare l’orlo di un cilindro. È una postazione per la "caccia in botte", un tempo di legno, ora di cemento: un pozzetto conficcato nel fango, per sparare a pelo d’acqua ai turbini di folaghe e germani reali, che d’inverno sono migliaia. Ma qui nell’oasi Wwf non si spara più.

Ho passeggiato lungo i canali (a piedi, ma domenica si potrà andare a cavallo), e devo dire che ho incontrato persino qui le nutrie, i castorini sudamericani che hanno infestato anche Padova. Le tartarughe invece sono nostrane: in altri posti d’Italia sono state spodestate dalle testuggini americane dalla testa rossa, più arroganti nell’accaparrarsi i posti meglio soleggiati, sui tronchi di alberi morti a pelo d’acqua, per scaldarsi il sangue.

"Prende un caffè? Le faccio assaggiare anche il miele che si fa qui."
"Ha un gusto particolare. È dolce ma… adulto."
"Le api attingono ai fiori delle isole salmastre. È il sapore della laguna."

Pubblicato sul "Corriere della sera", 18 aprile 2009.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica a voce il 19 aprile 2009