Le classifiche di qualità: una risposta

Alberto Casadei, Andrea Cortellessa, Guido Mazzoni



Ci fa piacere che il progetto delle classifiche di pordenonegge-Dedalus abbia suscitato un dibattito così ampio. Ringraziamo tutti coloro che sono intervenuti, sia quelli che hanno espresso giudizi favorevoli, sia quelli che hanno formulato critiche severe. Vorremmo cominciare rispondendo alle obiezioni radicali per poi arrivare alle obiezioni costruttive.

1. Classifiche.

Qualcuno (Franco Cordelli sul "Corriere della Sera" e su Radio Tre, per esempio) ha scritto e detto che è insensato e degradante esprimere un giudizio attraverso una classifica, soprattutto quando la classifica nasce da una valutazione collettiva. I giudizi sulla letteratura si formulano in modo personale e argomentato; il confronto fra posizioni diverse deve avvenire attraverso una discussione, e non attraverso la semplice somma di numeri; lo strumento della classifica è semplificatorio e inquinato.

Vorremmo innanzitutto chiarire questo: il nostro progetto ha uno scopo eminentemente pratico. Le classifiche servono a dare dei consigli di lettura, a organizzare un passaparola pubblico: non vogliono certo abolire la mediazione della critica, né pretendono di scrivere la storia letteraria contemporanea a colpi di maggioranza. Sono un mezzo adatto a tempi difficili, a un’epoca nella quale il lettore colto ma non specialista che entra in libreria si trova esposto, quasi sempre senza alcuna mediazione, ai dispositivi di mercato: le vendite, gli apparati pubblicitari, le suggestioni del giornalismo più superficiale. Noi abbiamo pensato di usare uno strumento ispirato a dati commerciali (la classifica) per trasmettere consigli di lettura basati su principî non commerciali - cioè sulle opinioni critiche, sulla competenza di cento lettori esperti che, professionalmente o meno, si confrontano quasi ogni giorno con la letteratura contemporanea. I numeri e le graduatorie servono solo a dare una forma sintetica alla molteplicità dei giudizi, rendendoli efficaci su larga scala e in tempi brevi. Per descrivere ciò che i nostri cento lettori cercano di cogliere, abbiamo usato l’espressione "qualità". Anche questa formula è pratica e sintetica: sappiamo bene che la discussione teorica sulla qualità in arte esiste da millenni ed è infinita. Sappiamo però che le parole si usano a seconda dei contesti – e in questo contesto siamo sicuri che un lettore non prevenuto possa comprendere bene quello che vogliamo dire.

Le classifiche non rimarranno un’iniziativa isolata. Fanno parte di un progetto più ampio che comprende la discussione delle novità letterarie sui siti internet, un incontro nell’ambito del festival pordenonelegge, a settembre, e il rilancio del premio Stephen Dedalus. All’interno di questo disegno più vasto, la nostra iniziativa acquisterà il suo vero significato.

2. Autorevolezza e competenza.

Qualcuno ha scritto che i cento lettori coinvolti nel nostro progetto si sono attribuiti un’autorevolezza e un ruolo che non hanno e che non dovrebbero avere. Ora: chi abbia seguito non superficialmente ciò che è accaduto nella letteratura, nella critica militante, nella critica accademica, nella cultura italiana degli ultimi vent’anni sa che i nostri cento lettori sono persone competenti: la domanda "ma chi sono?" squalifica chi la formula. Certo: siamo consapevoli che, a fianco dei cento che abbiamo scelto, ce ne sono altrettanti che hanno la stessa competenza e la stessa autorevolezza. Sarebbe stato possibile allargare la giuria o proporre addirittura un altro gruppo, composto di cento persone differenti ed ugualmente legittimate a esprimere giudizi di qualità. La nostra giuria non è né vuole essere, in alcun modo, un canone degli scrittori e dei critici contemporanei. Nello scegliere i Cento Lettori, si è seguito un criterio sociologico: si è cercato di creare un modello rappresentativo dello spazio letterario italiano e della sua varietà conflittuale, fatta di idee, competenze, poetiche eterogenee. Abbiamo escluso persone che stimiamo moltissimo, magari perché erano culturalmente troppo vicine a noi e la loro presenza avrebbe potuto suscitare critiche, o perché non sono solite seguire la letteratura italiana contemporanea con la costanza che è necessaria per partecipare al nostro progetto. Abbiamo invece incluso scrittori e critici molto lontani dalle nostre posizioni, perché era giusto che le loro opinioni fossero rappresentate. Vogliamo anche precisare che il gruppo dei lettori non è immutabile né nella composizione né nel numero.

3. Conventicole.

E’ stato scritto anche che i Cento Lettori sono una combriccola di amici, una piccola cosca letteraria autolegittimata, una "conventicola" ("il Giornale" ha aggiunto una conventicola "di sinistra", che mangia i bambini).

Anche in questo caso, chi conosce la letteratura italiana contemporanea sa che una simile accusa rivela solo i limiti di chi la formula. I nostri lettori hanno idee, gusti e interessi molto diversi; alcuni hanno pubblicamente stroncato un collega di giuria; altri hanno polemizzato fra loro; molti si conoscono solo superficialmente o si ignorano. Sostenere che formino una conventicola significa non conoscere lo spazio letterario italiano. Gli stessi coordinatori sono un esempio di eterogeneità. I firmatari di questo messaggio hanno storie personali, interesse culturali e idee della letteratura differenti; hanno pubblicamente difeso poetiche diverse; collaborano alla stessa iniziativa per la prima volta, se si esclude il Premio Dedalus. Non avrebbero mai immaginato di poter sembrare, agli occhi di qualcuno, una conventicola. Quanto alla presenza di khmer rossi in giuria, facciamo notare che del gruppo fanno parte, fra gli altri, un gesuita collaboratore di "Civiltà cattolica" e alcuni collaboratori di "Avvenire". Una delle sorprese della prima classifica sono le Poesie di Franca Grisoni, uscite presso la casa editrice Morcelliana, che di solito pubblica edizioni commentate della Bibbia, saggi sui Padri della Chiesa e l’opera omnia di Romano Guardini.

4. Il voto segreto.

Abbiamo scelto di mantenere segreti i voti dei nostri giurati. Questo perché la segretezza protegge il giurato dalle pressioni: dall’obbligo di votare per il libro dell’amico, per esempio, o dalla tentazione di votare per il libro della persona potente che non si vuole contrariare. Qualcuno avrebbe preferito il voto palese, ma noi pensiamo che il voto palese avrebbe finito per rendere meno attendibile il risultato complessivo. Naturalmente i giurati possono rendere pubblici i propri giudizi sul sito di pordenonelegge o nelle sedi che ritengono opportune.

5. Conflitti d’interesse: i votanti e i votati.

Un altro gruppo di critiche non tocca i principi del nostro progetto, ma il modo di metterlo in pratica. Alcuni dei libri segnalati dalla nostra prima classifica sono stati scritti da autori che figurano nella lista dei Cento Lettori. Carla Benedetti (su "il primo amore") e Luca Mastrantonio (su "il Riformista"), pur apprezzando le intenzioni dell’iniziativa, hanno trovato inammissibile che i votanti possano diventare votati, scorgendo in questo un conflitto di interessi.

In un progetto simile, esteso su tre generi letterari, è impossibile evitare che qualcuno dei partecipanti non sia anche l’autore di un’opera uscita da poco. Se avessimo escluso tutte le opere dei Cento Lettori, avremmo finito per distruggere il valore rappresentativo delle classifiche, visto che nell’elenco figurano scrittori e saggisti ampiamente recensiti e discussi. Ci siamo dunque affidati al criterio del buon senso, che per ora ha funzionato: nessuno dei votanti ha votato per se stesso – e se anche fosse accaduto, i coordinatori sarebbero intervenuti per segnalare l’inopportunità della scelta. Inoltre il voto individuale è segreto e la giuria è ampia ed eterogenea: sono queste le migliori garanzie di attendibilità. Infine, per citare un esempio ben noto, nessuno trova strano che la giuria degli Oscar sia composta in gran parte da attori e registi impegnati a valutare, appunto, attori e registi. È sempre stata questa la logica del giudizio fra pari, ed è del tutto ovvio che sia così.

6. Conflitti d’interesse: i rapporti con l’editoria.

Si è detto che troppi membri della giuria collaborano con le case editrici come consulenti o responsabili di collana. Fin dall’inizio, d’accordo con gli organizzatori di Pordenonelegge, abbiamo deciso di escludere dalla giuria quei critici e quegli scrittori che sono anche, di mestiere, dei dirigenti editoriali: persone che ogni giorno si recano negli uffici di una casa editrice, prendono decisioni e vivono di questo. Lo abbiamo fatto per non metterli in difficoltà e per non creare conflitti fra gusti personali e obblighi professionali. Abbiamo invece deciso di includere quei critici e quegli scrittori che collaborano con l’editoria in modo meno organico. Sappiamo che la distinzione è fluida e non si lascia tracciare col compasso, ma crediamo che il significato generale della scelta sia chiaro. L’esclusione sistematica di tutti coloro che hanno un legame con l’editoria avrebbe finito per impoverire considerevolmente il gruppo dei possibili lettori, anche perché è assolutamente normale che uno scrittore o un critico collaborino con un editore come consulenti, curatori, prefatori, traduttori, ecc. In ogni caso, la garanzia maggiore proviene, ancora una volta, dalla composizione della nostra giuria, che è vasta e plurale. Ognuno dei nostri lettori ha le sue idee, la sua poetica, il suo canone, la sua rete di amicizie, la sua rete di inimicizie, i suoi interessi. Ciò che dovrebbe creare, nelle intenzioni dei promotori, l’utilità imperfetta e tendenziale dell’insieme è precisamente l’intreccio fra le varie opinioni. Se poi qualcuno dovesse votare sistematicamente secondo i propri interessi editoriali, i coordinatori interverrebbero per consigliare una soluzione diversa.

Le classifiche sono, alla lettera, un progetto. Abbiamo tenuto e terremo conto dei suggerimenti e delle critiche. Si è provveduto a modificare il regolamento per accogliere alcuni dei consigli che sono emersi in questi giorni di dibattito: pubblicheremo le nuove norme sui siti di pordenonelegge e del premio Stephen Dedalus. Ringraziamo di nuovo coloro che sono intervenuti. Crediamo che il progetto possa crescere grazie al lavoro comune e alla discussione collettiva. Stiamo cercando di costruire un dispositivo cui tutti i lettori e gli scrittori possano guardare con fiducia, uno strumento di pubblica utilità.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica qualità quantità il 15 aprile 2009