Risposta a Carla Benedetti

Guido Mazzoni



(Ricevo e volentieri pubblico questa replica di Guido Mazzoni a ciò che ho scritto qui. C.B.)

Ringrazio Carla Benedetti per aver giudicato nobile l’intento che anima il progetto delle nostre classifiche, e rispondo punto per punto alle sue perplessità, sperando di dissipare alcuni dubbi.

1. I cento lettori che Casadei, Cortellessa e io abbiamo scelto non sono la giuria di un premio letterario. Sono persone competenti che cercano di segnalare le novità editoriali degne di essere lette, come in un grande passaparola organizzato. In un progetto simile, esteso su tre generi letterari, è impossibile evitare che qualcuno dei partecipanti non sia anche l’autore di un’opera uscita da poco. Sapevamo che la scelta di ammettere al giudizio i libri dei cento avrebbe suscitato delle perplessità, ma abbiamo deciso di affrontare consapevolmente le critiche, per due buone ragioni. Se avessimo escluso tutte le opere dei votanti, avremmo finito per distruggere il valore rappresentativo delle classifiche; se invece avessimo escluso dal gruppo tutti coloro che hanno scritto un libro di poesie, un romanzo o un saggio, avremmo messo insieme una giuria inattendibile. Ci siamo dunque affidati al criterio del buon senso, che per ora ha funzionato. Nessuno dei votanti ha votato per se stesso.
L’unico limite regolamentare che abbiamo reso esplicito riguarda le opere dei coordinatori: i nostri libri sono esclusi d’ufficio dalle votazioni, perché sarebbe ridicolo farsi valutare da una giuria che noi stessi abbiamo scelto. Per il resto, i cento lettori, quando diventano scrittori, si sottopongono al giudizio dei propri pari. Molti di loro non si conoscono, o si conoscono appena: non sono un gruppo di amici o, come qualcuno ha scritto in questi giorni, una conventicola. Quanto alla segretezza del voto, i giudizi individuali non vengono divulgati perché solo così si garantisce la piena autonomia della valutazione. Poi ognuno dei lettori è libero di rendere pubbliche le proprie preferenze, come sta accadendo in queste ore su "Nazione indiana".

2. Abbiamo escluso dalla giuria quei critici e quegli scrittori che sono anche, di mestiere, dei dirigenti editoriali: persone che ogni giorno si recano negli uffici di una casa editrice, prendono decisioni e vivono di questo. Lo abbiamo fatto per non metterli in difficoltà e per non creare conflitti fra gusti personali e obblighi professionali. Abbiamo invece incluso quei critici e quegli scrittori che collaborano con l’editoria in modo meno organico. Mi rendo conto che la distinzione è fluida e non si lascia tracciare col compasso - ma credo che il significato generale della scelta sia chiaro. Anche in questo caso affronteremo, di mese in mese, dei conflitti di interesse; ma anche in questo caso l’esclusione sistematica di tutti coloro che collaborano con un editore avrebbe finito per impoverire considerevolmente il gruppo dei possibili lettori. Ci affideremo ancora una volta al buon senso, che è la cosa meglio distribuita al mondo, come diceva qualcuno. Lagioia, per esempio, non ha votato per Vasta.

3. "La risultante di tanti colori mescolati è il grigio", scrive Carla Benedetti. Io credo che la percezione cromatica dipenda sempre dall’occhio di chi guarda. Come tutti i critici militanti, Benedetti parteggia per una poetica, un gusto - un colore insomma. Anche Casadei, Cortellessa e io difendiamo i nostri colori, ma in questo caso abbiamo programmaticamente deciso di creare un quadro policromo. Scegliendo i cento lettori, non abbiamo voluto sostenere una certa idea della letteratura o, peggio, proporre un canone dei critici e degli scrittori contemporanei. Abbiamo semplicemente tentato di costruire un piccolo modello rappresentativo dello spazio letterario italiano e della sua varietà conflittuale, fatta di scelte, competenze, poetiche eterogenee. Gli stessi coordinatori sono un esempio di questa eterogeneità. Casadei, Cortellessa e io abbiamo storie personali e interessi letterari molto diversi; collaboriamo alla stessa iniziativa per la prima volta, se si esclude il Premio Dedalus; non siamo, insomma, dei compagni di merende. Si può giudicare grigio il quadro d’insieme; io credo che il quadro d’insieme sia policromo.

Ringrazio di nuovo Carla Benedetti per il suo apprezzamento e per le sue critiche: spero di averla convinta. E ringrazio tutti coloro che, su "Il primo amore" o su "Nazione indiana", hanno commentato la nostra iniziativa e hanno mostrato di capirne lo spirito. Non stiamo cercando di costruire la storia letteraria a colpi di maggioranze relative e silenziose; vogliamo solo creare uno strumento che possa contrastare, almeno in parte, la logica del mercato editoriale, le sue classifiche di vendita, la sua pubblicità palese o occulta. Il progetto delle classifiche è ancora, alla lettera, un progetto. Terremo conto dei suggerimenti e delle critiche.

Guido Mazzoni








pubblicato da c.benedetti nella rubrica qualità quantità il 10 aprile 2009