Il numero completo dei giorni

Giovanna Rosadini



Bereshit
Cage within a Cage

Quest’inizio c’è già stato, molto tempo
fa: vuoto sospeso dentro un altro vuoto,
riecheggiata eleganza del gioco – muovendo
dall’informe scuro e roco. Un mondo
è germogliato sui rifugi, nominato foglia
a foglia, stella a stella, sostanza sillabata,
fatta piena – parole accorse a dare forma,
materia germinata, vita moltiplicata sopra
la traccia di un’altra vita, membrana sbiadita
fino al nulla e rinverdita. Quest’inizio parla
una lingua riesumata, fissata nell’eterno
istante in cui è già stata pronunciata –
eternamente prossima ad essere dimenticata.


Lech-Lechà


L’insieme è nato come dialogo libero e aperto a qualsiasi tipo di suggestione con il Pentateuco, che fa (per mezzo delle sue scansioni settimanali) da metronomo innescando, su una privata cronologia, un confronto sugli argomenti più disparati, quali la natura dei legami affettivi, l’irriducibile primordialità dei sentimenti, il senso di appartenenza (a qualcuno, a un gruppo) e quello di esilio, ovvero l’aderenza o lo scollamento rispetto a chi siamo/chi ci sentiamo di essere, cosa facciamo, dove ci troviamo...

Un esempio. I testi collegati alla parashà di Va-yerà (il sacrificio di Isacco, per la tradizione cristiana; l’Aqedah, cioè – non a caso – il legare, per quella ebraica) svolgono in chiave individual-relazionale la più tradizionale lettura secondo cui ogni nobile causa richieda in potenza un sacrificio. Cioè, mi auguro, offrono un personale punto di vista relativo alla natura dei legami profondi: legarsi a qualcuno significa accettare l’idea di sacrificio, cioè di sofferenza, potenzialmente derivanti dalla vulnerabilità di entrambe le parti in causa, dalla soggezione rispetto a forze che ci trascendono (non tanto, quindi, faccio una scelta, quindi mi sacrifico, ma accetto, insieme al coinvolgimento, l’ineluttabilità, l’arbitrarietà sottese alla relazione - in parole povere, prendo il coraggio di mettermi in gioco, di espormi - in primo luogo, paradossalmente, all’imprevedibile casualità del dolore che potrebbe derivarmene). (avere un figlio, per esempio - Isacco - significa assumersi questo tipo di responsabilità, e sottomettersi all’idea di una estrema vulnerabilità).

In realtà tutto quanto dovrebbe però potersi leggere anche (o forse soprattutto) al di fuori di questo tipo di riferimenti testuali - anche perché non è detto che i richiami e le suggestioni siano così puntuali e marcati. Il punto di partenza può essere sì di natura “concettuale”, ma pure più volatile (che so, un’immagine, la musicalità di una frase, un’imprendibile eco/risonanza).
[G. R.]


Giovanna Rosadini, Il numero completo dei giorni, Nino Aragno editore, 2014.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica poesia il 6 marzo 2014