Che fare? Stralci dalla rivista

Jacopo Guerriero - Stefano Zhok



(…)

Lei definisce «un frutto alla lunga velenoso» la mancanza di limiti per le transazioni finanziarie. Restando in ambito economico quali sono le ragioni della sua affermazione?

Già, parlo delle transazioni monetarie (non finanziarie in senso stretto) come di un frutto naturale e al tempo stesso velenoso. Si tratta di un frutto naturale nel senso che non è il prodotto né di un errore, né di una cospirazione: il denaro nasce dall’interazione di esigenze operative e tendenze assiologiche che sono ineludibili nell’uomo. In questo senso è un’illusione (un’illusione spesso percorsa nella storia) quella di pensare di poter senz’altro abolire il denaro: esso riemerge sempre dalle sue ceneri, non appena viene meno l’esplicita volontà di sopprimerlo. E tuttavia è un frutto che lasciato alla sua maturazione spontanea diviene velenoso, in quanto è mosso da una logica (la logica dello scambio concorrenziale) che tende a estendersi indefinitamente, e che quanto più si estende tanto più acquista potere per estendersi ulteriormente.

Veniamo al presente: le chiedo naturalmente quali sono gli orientamenti, determinati dalle mediazioni monetarie senza confine, più perniciosi per il contesto sociale e il privato degli uomini nell’Occidente contemporaneo.

La pratica monetaria pone al centro della sua razionalità la scelta razionale degli individui e al tempo stesso distrugge sistematicamente i pilastri che consentono a una scelta sensata di essere effettuata. Ciò che opera la distruzione non è il denaro in senso generale, ma una variabile di cui cerco di dare una determinazione tecnica, e cioè il potere del denaro all’interno di una certa società. Per effettuare scelte razionali un soggetto deve avere un’identità stabile, relazioni comunitarie e istituzionali prevedibili e deve operare le scelte in un ambiente circostante relativamente stabile nel tempo. La pratica monetaria, per ragioni costitutive, erode sistematicamente e simultaneamente tutti e tre questi pilastri: rende fragili le identità personali, crea le condizioni per una crescente inaffidabilità della cornice comunitaria e istituzionale, produce una sistematica erosione dell’ambiente circostante (ecologico, ma anche urbanistico). Ergo, tende a rendere insensata la funzione di scelta razionale su cui pretende di basarsi.

(...)

Continua su Il primo amore 5 – Che fare?, Effigie, Milano 2009, pp. 240, € 15








pubblicato da a.tarabbia nella rubrica annunci il 27 marzo 2009