Editoria scolastica e conflitto di interessi

Giuseppe Caliceti



La tv è oggi la prima "agenzia educativa" italiana: basta parlare con bambini e ragazze per rendersene conto. E il monopolio e il conflitto di interessi del capo del Governo Silvio Berlusconi tra politica e informazione sono ben noti.
Ma Gelmini porta in tutte le scuole italiane un nuovo conflitto di interessi: quello che riguarda l’editoria scolastica. I docenti di quinta che quest’anno sceglieranno i libri per le future classi di prima elementare, non sceglieranno solo per loro, ma anche per i docenti dei prossimi quattro anni. Stessa cosa alle medie: per sei anni. Se una legge vietasse agli Italiani di cambiare automobile nei prossimi cinque anni ci sarebbe la rivoluzione, la Fiat chiuderebbe. Ma a scuola sembra di no, anche se qualcosa di simile sta accadendo all’editoria scolastica. E tutto questo alla faccia dell’autonomia e della libertà di insegnamento.

L’idea del governo, che nascerebbe dalla volontà di contenere i costi per le famiglie, abbasserà di fatto il livello di pluralismo delle idee, elemento fondamentale a scuola. Ricordiamo infatti che Fininvest è azionista di Mondatori al 50,1% e i suo consiglio di amministrazione è presieduto da Marina Berlusconi. Attualmente il mercato scolastico è di 31.000 titoli (prezzo medio 15 euro), con un fatturato annuo di 650 milioni di euro. In sintesi: con questa sua clausola Gelmini rischia di portare al fallimento gli editori scolastici puri e presumibilmente resisteranno solo quelli che coprono altri settori del mercato, quattro su circa trecento, tra cui Mondadori Scuola, che ha già acquisito il controllo di quindici società del settore. Non è solo un rischio economico, ma anche politico e culturale: dopo le tv, il controllo, da parte del presidente di Berlusconi, della formazione delle giovani generazioni, sarà completo. Ricordiamo infatti che i libri di testo degli studenti sono ancora, anche nell’epoca di Internet, gli unici libri che entrano in molte famiglie italiane.

Nel 2000, l’allora presidente della Regione Lazio, Francesco Storace, parlò di faziosità "sinistra" di certi manuali di storia ventilando l’istituzione di apposite commissioni di esperti: una sorta di censura di stato per arrivare, probabilmente, a una sorta di "libro unico" per le scuole elementari come al tempo di Mussolini. Il Governo in carica non deve fare neppure la fatica di proporre un’idea così pericolosa: la può attuare. E attaccare frontalmente l’editoria scolastica, la lettura, il libro, la cultura, la scuola, il pluralismo, l’autonomia delle scuole, la libertà di insegnamento dei docenti.
Che fare?
Il taglio al personale della scuola pubblica previsto nei prossimi tre anni dalla Gelmini è il più grande licenziamento di massa della storia della Repubblica italiana. Dato che per questo Governo i docenti sono solo un problema economico, ricambiamo con la stessa moneta. Ai docenti, almeno alle elementari, è oggi ancora permesso rifiutare l’adozione del libro di testo per poi utilizzare il buono-spesa (che per legge spetta ancora a ogni alunno della scuola pubblica italiana) per far comperare un libro alternativo o uno schedario. E il libro di testo? I docenti possono costruirselo con le proprie mani facendo fotocopie, non è vietato: è quello che avviene da anni nelle scuole più avanzate.








pubblicato da t.lorini nella rubrica scuola il 25 marzo 2009